Maturità 2024, la prima prova da Ungaretti a Rita Levi Montalcini
La temuta prima prova degli esami di maturità ha portato notti insonni ai maturandi di quest’anno. Gli argomenti proposti passano dal disagio della guerra alla comunicazione di sé, dalla bellezza del patrimonio culturale del nostro Paese alla bellezza dell’imperfezione.
Le sette tracce scelte dal ministero dell’istruzione per la prima prova degli esami di maturità 2024, rispecchiano forse tutto quello che è il nostro oggi. C’è la pressione sociale esercitata dalla frenesia dell’apparire e dell’essere immancabilmente perfetti, c’è il dramma della guerra e il senso di vuoto umano in un mondo sempre più dominato dalle macchine.
La scelta delle tracce per la prima prova della maturità hanno trovato il favore di molti, riconoscendo effettivamente un legame storico con il contemporaneo soprattutto su nomi del passato. Qualcuno ha potuto pensare che sia un carico leggero, vedendo qualche titolo. Ma andiamo a vedere le tracce tra cui i maturandi di quest’anno hanno dovuto scegliere.
Il ‘Pellegrinaggio’ di Giuseppe Ungaretti
Il Pellegrinaggio è un pezzo tratto dall’Allegria, una raccolta di poesie pubblicata in prima edizione nel 1916 e poi nel 1931 con l’attuale titolo. Il brano selezionato per la prima prova della maturità 2024 è una poesia che racconta il viaggio di Ungaretti verso la guerra:
In agguato
in queste budella
di macerie
ore e ore
ho strascicato
la mia carcassa
usata dal fango
come una suola
o come un seme
di spinalba.
Ungaretti
uomo di pena
ti basta un’illusione
per farti coraggio
Un riflettore
di là
mette un mare
nella nebbia.
(Valloncello dell’Albero isolato, il 16 agosto 1916)
In questa prima traccia ecco il tema che ancora oggi pesa sulle nostre vite, sulla nostra quotidianità: la guerra. Da casa nostra vista come una luce lontana, ne traiamo un ritratto raccapricciante e devastante tramite i social, che ne diffondono gli orrori ad esempio quelli del genocidio palestinese, cercando di sensibilizzare ma spesso la vetrina del social provoca soltanto un effetto dissociante.
Il Quaderno di Serafino Gubbio Operatore di Pirandello
Un testo di Pirandello anche questo datato 1916, il Quaderno di Serafino Gubbio Operatore, racconta di un cineoperatore della casa cinematografica Kosmograph e del suo diario in cui racconta le vicende e le persone con cui lavora. In questo suo diario confessa anche che si sente alienato dal suo lavoro e che spesso si sente una vera e propria mano meccanica. Dopo aver girato una scena che lo traumatizza tanto, Serafino perde la capacità di parlare e abbandona ogni forma di sentimento e di comunicazione.
Qui troviamo il senso di alienazione che avvolge ognuno di noi nel mondo del lavoro, la sensazione di essere solo una macchina dominata da una macchina e quella volontà di abbandonarsi all’apatia e all’inesistenza vigile. Quel mood che spesso troviamo diventato meme sui social, in cui si inneggia alla bellezza di un appuntamento tra amici cancellato con conseguente isolamento a casa avvolto da un plaid sul divano avviando Netflix.

Tracce storiche culturali e temi di attualità
Tra le tracce per la prima prova non mancano gli argomenti legati alla cultura delle nostre radici europee. Per questo tema è stato scelto un testo di Giuseppe Galasso tratto da La storia d’Europa : la storia di una vicenda perenne e appassionante di contrazioni ed espansioni di un grande spazio di civiltà. È in questo spazio che è nata la tradizione del Cristianesimo, in cui si sono intrecciati e fusi i destini di grandi popoli e di grandi tradizioni culturali, è sbocciata la civiltà moderna della scienza e della tecnica, è fiorita la cultura dell’uomo e della libertà morale, politica e civile. E tutto ciò fino a oggi, alla complessa e affascinante pagina dell’Unione europea e ai suoi problemi nel mondo della globalizzazione.
Si passa poi ad un testo di Maria Agostina Cabiddu, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso il Politecnico di Milano. Il testo è tratto da un suo scritto sul diritto alla bellezza comparso su Rivista Aic, l’Associazione italiana dei costituzionalisti. «Bellezza, a nostro avviso, dovrebbe essere, in una immaginaria carta di identità dell’Italia, il primo fra i suoi segni particolari, questa essendo, principalmente, la ragione per cui milioni di visitatori arrivano ogni anno nel nostro Paese, attratti dal suo immenso patrimonio naturale e culturale, che non ha eguali nel resto del mondo, e dalla densità e diffusione, cioè dal radicamento di questo patrimonio nel territorio, nella storia e nella coscienza del suo popolo. […]».
Segue poi un pezzo tratto da Riscoprire il silenzio di Nicoletta Polla Mattiot: tacere è un’arte, con delle regole che si possono apprendere, trasmettere ed esercitare. E riscoprire il silenzio significa innanzitutto ricostruire un rapporto diverso con il tempo delle proprie esperienze.
Comunicazione e identità nella maturità 2024
Il testo tratto da Maurizio Camilito in Profili, selfie e blog, affronta il tema della comunicazione nell’era di internet e del diario segreto, paragonando una pagina social a quella di un diario, in cui la condivisione dei propri pensieri con gli altri si contrappone a quel bisogno di dare un’identità al proprio diario segreto. Nella traccia si menziona Il diario di Anna Frank e il suo aver dato a quest’ultimo il nome di Kitty, per creare uno scambio fittizio di pensieri con un amica silenziosa.
Il brano di Rita Levi Montalcini tratto da Elogio all’imperfezione, mette al centro di questo dialogo l’imperfezione come virtù e condizione da sempre necessaria per correggere se stessi, indagare sui propri errori, percorrere nuove strade e trovare nuove soluzioni. «L’imperfezione», dice la Montalcini, «ha da sempre consentito continue mutazioni di quel meraviglioso quanto mai imperfetto meccanismo che è il cervello dell’uomo.».
Una traccia molto forte in riflesso alla società contemporanea che vuole esporsi sempre al meglio, senza punti deboli, perfetti ed impeccabili, come contenitori impenetrabili con al suo interno universi in guerra con se stessi.


