Diario di quarantena di Alessandra Fazio, un fiore sbocciato dalle macerie

Quando tutto e tutti si fermano, quando la speranza verso un miglioramento sembra affievolirsi, alcuni hanno trovato la forza di creare qualcosa tra la paura e la sconfitta. Anche un semplice diario può fare la differenza tra rimanere fermi o spiccare il volo. Parliamo di Alessandra Fazio e il suo “Diario di quarantena”. 


Diario di quarantena di Alessandra Fazio è un racconto lucido del periodo più segnante degli ultimi anni. L’apice della pandemia che ha portato l’Italia (oltre a molti altri Paesi) al lockdown, ha fermato le vite di molti tenendole in sospeso in una sorta di limbo temporale dove vigevano solo dubbi e paure.

Ma alcune persone hanno fatto di questo timeout un’opportunità per guardarsi dentro, riappropriarsi del proprio tempo e per scoprire il valore di cose che avevamo perso di vista: la famiglia, gli amici e noi stessi.

Riprendersi il proprio tempo

«Forse dovremmo imparare ad avere il coraggio di combattere contro questi sistemi che annientano l’essere umano e la sua libertà». Nel tran tran della vita quotidiana ci siamo persi nel mezzo di una strada trafficata, dentro un ufficio asfissiante, dietro ore e ore di lavoro sognando di tornare a letto e dormire. Forse quello che abbiamo perso di vista era il vero senso della nostra esistenza. Siamo schiavi, immaginiamo di essere liberi ma non siamo lontanamente vicini a questo aggettivo.

Ma non è solo colpa nostra. L’autrice di Diario di quarantena dedica un capitolo alla presa di coscienza di noi stessi, alla riappropriazione della libertà legata al nostro pensiero ormai pilotato dai media, dalla moda, da tutto.

Alessandra ritrova il suo tempo, il suo spazio. Come ognuno di noi si ritrova in questa bolla fatta di paura e alle volte di noia, ma infine ne ha fatto uscire qualcosa di produttivo.

Il suo Diario di quarantena è il diario di ognuno di noi. Siamo tutti Alessandra. Un elogio al cambiamento e alla rivalutazione di ciò che ci circonda e di quello che abbiamo da tempo dimenticato.

Un 2020 abbastanza “democratico”: catastrofico per tutti. Chiusi in casa, quasi asfissiati. Il silenzio scandito dai numeri che si alzavano veloci al telegiornale, ma quei numeri erano Luigi, Maria, Francesco, Alessandro, Giovanni: quei numeri che a breve avremmo imparato a sopportare disumanizzandoli.

“Diario di bordo giorno…”

Giorno 1. Giorno 2. Giorno 3. Ogni giorno è scandito con quel numero che in fin dei conti pesa sempre di più man mano che aumenta. Ogni giorno sembra uguale all’inizio ma poi qualcosa cambia.

Si rispolverano album fotografici, si passa del tempo con la famiglia, si buttano cose vecchie, si spolverano ricordi andati, si valuta il proprio percorso e si strutturano nuovi sogni e progetti. Ogni giorno che passa è chirurgicamente raccontato in una sorta di autopsia dell’anima. Ed è così che si estrae qualcosa di positivo dentro una grande tragedia. Ad esempio ritrovare la propria vena da scrittrice messa da parte per troppo tempo, che è proprio quello che è successo all’autrice.

Ogni giorno è una riflessione che Alessandra fa, oltre che sul suo percorso personale, si spinge oltre e punta il focus sulle relazioni tra le persone, la cui sostanza è stata in qualche modo modificata dalla distanza forzata. Ci sono molti spunti filosofici e sociologici, c’è praticamente molta carne al fuoco; c’era da immaginarselo. Molti di noi, anche senza mettere nero su bianco, si sono cimentati in analisi e riflessioni come forse non facevamo da tempo. Il tempo: questa è la parola chiave che emerge da questa generale rinascita di coscienze.

Diario di quarantena parla di tutti noi, dunque è facile ritrovarsi dentro quelle righe così scorrevoli e piacevoli, anche quando ricordano i momenti più tragici di questa pandemia. Nessun giudizio, nessuna presa di posizione, solamente un memorandum di questi mesi che hanno lasciato il segno dentro ognuno di noi.

Una lettura scorrevole, da bere tutta d’un fiato. Una passeggiata tra i ricordi comuni di un’esperienza che sicuramente ci ha cambiati. Non in meglio e nemmeno in peggio, ma sicuramente ci ha cambiati tanto nel profondo. 

(Trovate il libro di Alessandra Fazio qui).


Virginia Monteleone

Responsabile "Eco Culturale". Credo che l’arte sia una scelta di vita, e che la si sceglie in vari modi: la si fa, la si spiega, la si vende o la si compra. Io la svelo nella sua semplicità.