Solo “musica per ragazzine”: il sessismo nella musica pop

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Le ragazze fan dei Beatles venivano etichettate come “folli” per come esternavano con entusiasmo la propria passione. Un atteggiamento sessista che persiste ancora oggi.


«È una verità universalmente riconosciuta fin dal periodo dei Beatles che non c’è nulla di più spaventoso al mondo di un gruppo di ragazzine entusiaste». Non è l’incipit di uno dei libri di Jane Austen, altra cosa tipicamente associata alle ragazze, ma la frase di uno dei tanti giornalisti che non perdono un attimo ad attaccare giovani donne che seguono la musica pop.

Etichettate come pazze, folli e addirittura “la più grande minaccia sulla faccia della terra”, ragazze e donne di ogni età, non possono permettersi il lusso di apprezzare con grande entusiasmo una band o un artista. Come mai, si chiede Ive Blake nel suo Ted Talk sulle fangirl, l’immagine di un gruppo di ragazze che urlano per una popstar è considerata folle e spaventosa, ma l’immagine di giovani ragazzi che urlano per un calciatore è considerato la normalità? La definizione di ciò che è ragionevole si basa su ciò che è accettabile per gli uomini, non per le donne. Eppure anche gli uomini mostrano con molto entusiasmo le loro passioni, fino a sfociare nella violenza in molti casi.

Inoltre, ci si dovrebbe interrogare sul motivo per cui se un uomo a 40 anni colleziona figurine dei calciatori è considerato assolutamente normale, ma se una giovane donna colleziona gli album della propria band preferita, allora viene etichettata come infantile e frivola. Un ragionamento misogino e sessista. Sono soltanto le passioni e le conoscenze delle ragazze che vengono continuamente sminuite dai doppi standard sessisti.

È una vecchia storia che si ripete ciclicamente. “Solo musica per ragazzine” è una frase che si usa comunemente per indicare quegli artisti considerati un po’ scadenti e la cui fan base è composta per la maggior parte da donne, per sminuire la loro musica. Spesso ci si ritrova anche a doversi giustificare, a sottolineare che quel determinato artista è seguito anche da uomini. Come se ci fosse bisogno dell’approvazione maschile per classificare quel cantante come meritevole del nostro ascolto. 

Diverse band, nel corso degli anni, hanno anche dichiarato di non voler essere “soltanto una band per ragazze” ma di voler provare al pubblico di “essere una vera band”. Dunque per rientrare in questa categoria, bisogna essere seguiti da un pubblico maschile, l’unico valido per poter essere definiti dei bravi musicisti.

Harry Styles, invece, ha affermato che “Chi è che ha deciso che le giovani ragazze a cui piace la musica pop hanno dei gusti musicali peggiori di un hipster di 30 anni?”. Uno degli esempi di cantanti che non si è distaccato dal proprio fandom femminile ma si è posto in difesa di esso.

Il cantautore britannico Harry Styles

Questa demonizzazione delle ragazzine e in generale delle donne che seguono la musica mainstream è misogina e fastidiosa. Significa credere che siano stupide e senza spirito critico quando invece sono proprio loro a portare avanti l’industria musicale. Significa dire alle ragazzine che dovrebbero vergognarsi di ciò che a loro piace, quando invece sono proprio le donne le prime consumatrici di musica al mondo, come ricorda il famoso magazine Pitchfork.

Le ragazzine sono quelle che hanno creduto per prime ai Beatles, che di certo adesso non vengono definiti come una band da quattro soldi. Per anni i giornalisti, tutti uomini, si sono focalizzati sulle urla delle ragazze che seguivano la band, per poi accorgersi della qualità della loro musica e scrivere articoli sugli album appena usciti.

A questo proposito, Michelle Fan in un articolo ha sottolineato che «Le ragazze adolescenti sono un mercato da monetizzare ma non da rispettare. Una percezione che riesce a sminuire gli adolescenti che li adorano, escludendo anche la capacità dei BTS di raggiungere un pubblico diversificato che abbraccia età, razza, sesso, posizione e lingua». I BTS stanno anzi riuscendo, come spiega la giornalista, a riformulare lo sguardo femminile, da una causa di derisione a una fonte di potere.

Qualche giorno fa il famoso presentatore James Corden si è riferito al fandom dei BTS come “ragazzine quindicenni”, sminuendo sia il lavoro della più grande band al mondo in questo momento, sia le ragazze che li seguono. Sorvolando sul fatto che in realtà i BTS vengono seguiti da donne e uomini di tutte le età, cosa ci sarebbe di male nell’essere una ragazza quindicenne che segue una band? 

Si sta usando il genere e l’età di una persona per deridere e prendersi gioco di loro e anche per sottovalutare i successi di un artista.Tantissima gente si sta perdendo musica interessante, variegata, prodotta e scritta in modo eccellente soltanto per lo stigma che circonda la demografia dei loro fan.

Mentre certe band fanno sold out nei più grandi stadi del mondo e arrivano prime nelle più importanti classifiche di vendita, il loro talento viene messo in discussione perché attirano soltanto donne come fan. E se si discute di un artista stereotipicamente amato dalle ragazze insieme ad un uomo, questo probabilmente ti dirà che è quasi un’offesa ascoltare certa musicaccia, anche perché si sta mettendo in discussione la sua mascolinità.

Gli uomini nel frattempo, però, ascoltano tantissimi rapper che degradano la figura femminile e che trattano le donne come oggetto, o fanno commenti parecchio misogini nei confronti delle cantanti, chiedendosi come siano arrivate a quei livelli. Nonostante ciò, quelle definite superficiali sarebbero sempre le donne che seguono il pop. 

Nonostante gli stereotipi, le fan che seguono una band si impegnano attivamente per comprare e fare streaming della loro musica preferita, permettendo di scalare le classifiche. Inoltre, molte fan organizzano delle donazioni a nome della band per supportare progetti specifici e cause che gli stanno a cuore. In un’analisi fatta in un articolo della CNN sugli ARMY, i fan dei BTS, si evidenziano tutti i progetti che vengono portati avanti quotidianamente e si ammirano il senso di comunità e la dedizione del team.

Gli stereotipi e i pregiudizi verso la musica pop e le sue fan non fanno che accentuare un sessismo già presente in altre aree della nostra società. Gli uomini non sono automaticamente esperti di musica e pensare che i veri musicisti si trovino soltanto nella musica rock e metal, anche perché più seguiti – secondo lo stereotipo – da ragazzi è sessista e anche denigratorio. Le ragazze portano avanti la musica di oggi e meritano rispetto e considerazione. È arrivata l’ora di riconoscere il loro posto.


Matilde Mancuso

Classe 1995. Appassionata di letteratura, diritti umani, cinema e musica, nella mia vita non può mancare una tazza di tè e il prossimo viaggio programmato.

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