K-pop, il fenomeno musicale che spopola anche in Italia

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Non solo cinema dalla Corea del Sud: la pop music sudcoreana, meglio conosciuta come K-pop, ha visto una forte escalation nell’ultimo decennio conquistando le vette delle classifiche anche in Italia.


Nel mondo della musica è emerso negli ultimi anni un fenomeno che sta particolarmente attirando l’attenzione: quello della pop music sudcoreana. Da un paio di anni, oltre al successo cinematografico, la presenza di gruppi idol K-pop nelle classifiche mondiali ha posto l’accento su una cultura poco conosciuta e che, oggi, sta vivendo il suo splendore economico. Il K-pop, infatti, non indica semplicemente un genere musicale, ciò che lo contraddistingue è un mix di fattori che ne rendono unico il suo genere: industria culturale, strategie di marketing, coreografie e scenografie studiate per impressionare, fanno di questo fenomeno qualcosa di assolutamente differente rispetto a ciò cui siamo abituati, al pop occidentale e al fenomeno delle boy e girl band.

Gli inizi del K-pop

Il primo assaggio di musica K-pop l’Occidente lo ha avuto, senza dubbio, nel 2012 con la hit Gangnam style di PSY. Fino a quel momento, la conoscenza della musica pop sudcoreana è rimasta di nicchia: la passione per la cultura asiatica ha, di certo, un numero esiguo di persone che si sono approcciate al mondo coreano prima di ogni evento commerciale di cui stiamo adesso avendo conoscenza. 

Non c’è dubbio, comunque, secondo gli studiosi del fenomeno, che il K-pop abbia come radice l’apertura verso l’Occidente, in particolare l’America, e la passata dominazione nipponica. L’influenza americana ha permesso di fondere la cultura tradizionale coreana con quella continentale, musica e danza, testi in lingua madre e in inglese, unione col tempo sempre più evidente.

È negli anni ‘90 che, effettivamente, nasce quello che oggi chiamiamo K-pop, con la formazione dei primi gruppi “Idol” e il sorgere delle prime agenzie di talent scout; ma si dovranno aspettare gli anni Duemila affinché il fenomeno conquisti, prima, l’America e, poi, il resto del mondo. 

I BTS (acronimo di Bangtan Sonyeondan, «ragazzi a prova di proiettile») sono il gruppo coreano per eccellenza che oggi registra record, successi e premi e che li ha visti già sul palco dei Grammy Awards, prima come ospiti e, lo scorso anno, con una nomination. 

I gruppi idol coreani amati e seguiti sono davvero tanti – Blackpink, EXO, Stray kids, GFriend, TXT, per citarni alcuni – così come tanti sono i talentuosi solisti della scena pop e rap sudcoreana – IU, G-Dragon, Zico. 

Il successo delle ultime generazioni è anche legato all’uso del marketing e dei social network: dietro l’industria musicale, si cela un lavoro minuzioso di web content, social marketing strategies e digital brand non poco indifferenti. 

Con il supporto del pubblico – che per ogni gruppo prende un nome specifico differente con cui i fan si identificano – la musica K-pop ha fatto registrare un’impennata all’economia della Corea del Sud. Lo scorso anno i BTS, con vendite di biglietti di concerti sia dal vivo che online, download di musica e contenuti di intrattenimento e merchandising, hanno incassato talmente tanto da rappresentare da soli lo 0,3 per cento del PIL del loro Paese

Cosa c’è dietro il successo

Ma la vita degli idol non è per nulla facile. Per ottenere il successo tanto sperato i ragazzi sudcoreani fin dall’adolescenza prendono lezioni di danza, canto e recitazione e curano molto il proprio aspetto fisico. 

Se reclutati da una agenzia entrano nel periodo, cosiddetto, dei trainee. È un periodo di formazione molto duro, fatto da molte ore di allenamento e, alle volte, anche di diete molto rigide. Solitamente, l’agenzia che recluta i possibili idol paga le spese del loro mantenimento, con la speranza che una volta avvenuto il debutto, il ritorno possa ripagare le spese affrontate. 

Molti gruppi idol riescono nell’intento, chi velocemente e chi con un po’ più di tempo; molti altri non raggiungono il successo sperato e, non riuscendo a ottenere un ritorno economico tale da permettere all’agenzia di poter continuare a sostenerli, finiscono con lo sciogliersi. Sul loro operato influisce molto, poi, anche l’opinione pubblica coreana, famosa per gli standard di performance molto alti. 

Gli amanti del K-pop conoscono molto bene i retroscena del duro lavoro di questi giovani coreani, i loro pianti, le loro paure, la pressione che devono sopportare. Per tale motivo, il supporto che arriva da ogni angolo del mondo è sincero e incondizionato e unisce le generazioni. 

L’Italia da un paio di anni è intenta ad attirare l’attenzione dei maggiori gruppi sudcoreani: i Tg nazionali più volte hanno dedicato loro dei servizi, le radio più importanti inseriscono nel palinsesto la loro musica, sono nati diversi podcast sul tema e le pagine di supporto sui social network si moltiplicano a vista d’occhio: l’intento è quello di dimostrare che anche l’Italia supporta la musica K-pop con la speranza che il nostro Paese possa quanto prima essere sede di uno dei loro concerti.


Mariangela Pullara

Agrigentina, ma palermitana di adozione. Cresciuta a pasta e libri: la Fenomenologia dello Spirito di Hegel e lo Statuto dei lavoratori sono i miei romanzi preferiti.

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