Riserva di adeguamento alla Brexit, il fondo europeo da 5 miliardi

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Il 30 dicembre del 2020 si è concluso il periodo di transizione della Brexit. Per mitigare gli effetti negativi, l’Europa ha stanziato un fondo da 5 miliardi a sostegno di Stati, persone e imprese.


Dal primo gennaio 2021, il Regno Unito è fuori dall’Unione Europea. Sebbene la Brexit abbia completato il suo processo, in realtà le problematiche successive all’avvento della Brexit sono solo all’inizio. 

La fine della libera circolazione di beni, servizi, persone e capitali tra il Regno Unito e l’UE ha generato una serie di inconvenienti di non poco conto. Fra tutti, il problema dei viaggi e della permanenza di chi, prima dell’avvento della Brexit, già abitava rispettivamente nel Regno Unito o in un paese UE. Inoltre, fra i tanti problemi che in parte si è cercato di risolvere grazie al periodo di transizione, non si può dimenticare quello del commercio tra Ue e Regno Unito. 

Tutto questo ha inevitabilmente portato alla ricerca di una soluzione attraverso cui fosse possibile mitigare gli impatti socio-economici del fenomeno.

Già la Commissaria per la Coesione e le Riforme, Elisa Ferreira, aveva dichiarato: «La fine del periodo di transizione, il 31 dicembre 2020, avrà un importante impatto economico e sociale sulle regioni e sulle comunità locali più legate all’economia e al commercio del Regno Unito. Proponendo la riserva di adeguamento alla Brexit, la Commissione rimette la solidarietà e la coesione come elementi chiave della sua risposta, assicurandosi che le persone più colpite ricevano il sostegno necessario».

Pertanto, nel luglio del 2020 i leader dell’UE hanno preso la decisione di creare un fondo da cinque miliardi di euro, detto anche riserva di adeguamento alla Brexit. Il successivo 25 dicembre del 2020, inoltre, la Commissione ha presentato la sua proposta per la riserva di adeguamento alla Brexit considerandola come strumento speciale che va oltre i massimali di bilancio riguardante il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 (QFP).

Con questo fondo, i cui soldi (a prezzi del 2018) saranno erogati fino al 2025, si cercherà di aiutare tutti i Paesi dell’Unione, anche se il maggior supporto lo avranno quei settori e quegli Stati  che sono fra i più colpiti dalla Brexit. Prendendo spunto dal comunicato stampa del 17 giugno 2021 si apprende che i legislatori dell’Ue hanno raggiunto un accordo politico per la Brexit Adjustment Reserve (BAR), che prevede l’erogazione in alcune tranche. Una prima, di prefinanziamento pari a circa 1,6 miliardi di euro, sarà disponibile già entro dicembre 2021. Poi ci saranno altre due tranche di prefinanziamento pari a 1,2 miliardi di euro da erogare a inizio 2022 e inizio 2023. Infine, rimane 1 miliardo di euro che verrà pagato nel 2025. 

Come si può notare della figura in basso, fra chi riceverà più fondi, al primo posto c’è l’Irlanda. A seguire l’Olanda, la Francia, la Germania e il Belgio. L’Italia è collocata al nono posto e sono previsti circa 134 milioni di euro, mentre all’ultimo posto troviamo la Slovenia con 4.805.267 euro.

Scendendo più nel dettaglio, è importante sottolineare come le somme per ciascun Paese sono state definite in base ad alcuni criteri ben precisi e specifici. In particolare sono da considerare tre fattori:

– L’importanza della pesca nella zona economica esclusiva (ZEE) del Regno Unito;
– L’importanza rappresentata dal commercio con il Regno Unito;
– La popolazione che vive nelle regioni marittime confinanti con il Regno Unito.

Definiti i criteri, le misure della BAR hanno lo scopo di finanziare solo le spese adottate dagli Stati membri per compensare l’impatto dell’uscita del Regno Unito dall’Ue. Fra queste spese ci sono:

– Il supporto alle piccole e medie imprese, alle comunità locali e ai lavoratori autonomi;
– Misure che possano garantire controlli alle frontiere, sanitari, doganali, di sicurezza e fitosanitari;
– Misure che sostengano l’occupazione attraverso processi di riqualificazione e formazione in certi settori e con programmi di riduzione dell’orario lavorativo;
– Regimi che riguardano il controllo dei prodotti cioè la loro certificazione e autorizzazione. 

Inoltre, in merito a ciò che riguarda la pesca e il settore bancario, è utile un’ulteriore precisazione. Per la pesca i governi nazionali avranno la facoltà di stabilire delle aree su cui assegnare i fondi che si riceveranno. È importante ricordare che i Paesi che dipendono molto dalla pesca nelle cosiddette ZEE del Regno Unito, dovranno destinare una piccola quota della loro dotazione nazionale alla pesca costiera su piccola scala e alle comunità locali e regionali che dipendono da questa attività. 

Infine, per quanto riguarda il settore finanziario e quello bancario, si può dire che non sono stati contemplati all’interno della misura di sostegno e la motivazione è molto semplice: sembra che potrebbero beneficiare della Brexit e per tale ragione ne sono stati esclusi.


Ugo Lombardo

Responsabile di "Economia e Diritto". Mi interesso di divario generazionale, sociologia economica e turismo culturale. L’umiltà, l’impegno, la pazienza e la forte determinazione sono alla base della riuscita di ogni progetto.

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