Next Generation EU, il Parlamento europeo approva il QFP

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Il Parlamento europeo ha approvato il Bilancio UE per il periodo 2021-2027, con 548 voti favorevoli, 81 contrari e 66 astensioni.


Il fenomeno epidemiologico del Coronavirus (SARS-CoV-2), con il suo carattere globale, ha richiesto la predisposizione di azioni rapide e coordinate, nel tentativo di limitarne la portata e gli effetti socio-economici. Con specifico riguardo all’Unione Europea (UE), la natura transnazionale della crisi sanitaria ha rivelato l’inadeguatezza degli strumenti a disposizione degli Stati membri, rendendo necessario un intervento delle Istituzioni comunitarie volto a tutelare la salute dei cittadini e a garantire la ripresa e la resilienza delle economie nazionali.

Tra le diverse misure proposte e adottate nel tentativo di assicurare la riduzione dei contagi e la massima capacità di spesa ai Paesi UE, il Recovery Fund (o Next Generation EU) ha ricoperto – e continua a svolgere – un ruolo fondamentale nel dibattito europeo degli ultimi mesi. Il complesso negoziato legato alla sua adozione, infatti, ha determinato un ritardo – ancora sussistente – nell’attuazione e nell’operatività dello strumento concordato dai leader europei, a causa della sua stretta dipendenza dall’approvazione, da parte dell’Europarlamento, del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 (QFP o Bilancio a lungo termine).

Dopo aver raggiunto alcuni accordi politici con il Consiglio dell’UE sui quei punti del Piano – Stato di diritto, risorse proprie dell’Unione Europea e integrazioni finanziarie ai programmi faro comunitari – considerati cruciali e da rafforzare, gli europarlamentari hanno fornito, il 16 dicembre scorso, il loro consenso definitivo al QFP, con 548 voti favorevoli, 81 contrari e 66 astensioni. Si tratta di una tappa fondamentale per la ripresa e la resilienza delle economie degli Stati membri, poiché garantisce che il sostegno dell’UE possa arrivare ai cittadini europei dall’inizio del prossimo anno.

Partendo dal contenuto degli accordi politici negoziati con il Consiglio dell’UE, il Parlamento europeo ha ottenuto un’ulteriore integrazione finanziaria che si aggiunge alle risorse concordate dagli Stati membri durante la riunione straordinaria del Consiglio europeo del 17-21 luglio scorsi. Nello specifico, 11 miliardi di euro contribuiranno all’incremento graduale del massimale complessivo del QFP a 1.085,3 miliardi, rispetto all’ammontare di 1.074,3 miliardi fissato ai prezzi del 2018.

Tali risorse verranno prelevate principalmente da quegli importi dovuti dalle aziende che, non rispettando le norme dell’UE, violeranno la concorrenza. In aggiunta, 4 miliardi di euro «saranno finanziati da riassegnazioni di fondi» nell’ambito del Bilancio a lungo termine, aumentando la dotazione prevista in favore dei programmi faro dell’Unione Europea – come EU4Health e Erasmus+ – e fornendo un maggiore impulso alla tutela dei cittadini e alla protezione dei valori europei. Al fine di garantire una migliore flessibilità nell’affrontare crisi future ed eventuali bisogni ed esigenze, è stato aggiunto un ulteriore miliardo di euro che potrebbe integrare la dotazione dei programmi faro.

Con specifico riguardo alle risorse proprie dell’UE, la seduta plenaria del 16 dicembre ha approvato l’Accordo interistituzionale raggiunto con il Consiglio dell’Unione Europea. Si tratta di un testo giuridicamente vincolante recante una tabella di marcia che prevede l’introduzione di nuovi flussi di entrata così articolata: la Plastic Tax, ossia un contributo nazionale basato su rifiuti da imballaggi di plastica non riciclati (Gennaio 2021); la Carbon Tax, una risorsa propria incentrata sull’Emissions Trading System (ETS), eventualmente collegata ad un meccanismo di aggiustamento delle frontiere di carbonio (a partire dal 2023); la Digital Tax, volta a garantire un’equa tassazione dell’economia digitale (dal 2023); e, infine, la Financial Transaction Tax-based Own Resource, ossia una tassa sulle transazioni finanziarie, così come una nuova base imponibile consolidata comune per le imposte sulle società (dal 2026).

Sulla questione dello Stato di diritto, il Parlamento europeo ha approvato, nella medesima seduta, il Regolamento volto a proteggere i fondi UE e il Bilancio a lungo termine dall’eventuale uso improprio realizzato dagli Stati membri che violano tale principio. Nel dettaglio, il meccanismo di condizionalità delineato – la cui attivazione verrà proposta, nel caso di specie, dalla Commissione europea – prevede la sospensione dei pagamenti del QFP a discapito di quei Paesi UE che violano lo Stato di diritto, in modo tale da compromettere la sana gestione finanziaria dell’Unione. L’organo esecutivo comunitario, successivamente, potrà tagliare o congelare i finanziamenti e spetterà al Consiglio dell’UE votare, a maggioranza qualificata ed entro un mese (tre, in casi eccezionali), le misure proposte dalla Commissione stessa, la cui adozione dovrà avvenire nell’arco di 7-9 mesi.

Gli sforzi negoziali compiuti dall’Europarlamento hanno condotto, inoltre, ad un rafforzamento del suo scrutinio sui fondi per la ripresa, prevedendo l’instaurazione di un «dialogo costruttivo» con la Commissione europea e il Consiglio dell’UE, da realizzarsi attraverso incontri regolari tra le tre Istituzioni per valutare l’attuazione delle risorse del Next Generation EU. Si tratta di una procedura del tutto innovativa, tenuto conto che l’art. 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) – che rappresenta la base giuridica del Recovery Fund – non riconosce in principio alcun ruolo per l’Europarlamento.

parlamento europeo

Il 17 dicembre scorso, a seguito dell’approvazione del QFP da parte del Parlamento europeo, il Consiglio dell’UE ha adottato il relativo Regolamento, secondo la procedura stabilita dall’art. 312 del TFUE. Nello specifico, sulla base di quanto votato dagli eurodeputati nella giornata precedente, «i finanziamenti dell’UE saranno orientati verso priorità nuove e rafforzate in tutti i settori d’intervento», compresi la transizione verde e digitale, con la politica di coesione e quella agricola comune che verranno continuamente alimentate da nuovi impulsi volti a garantire una maggiore modernizzazione e conformità con gli obiettivi dell’agenda comunitaria.

Nel dettaglio, sono stati previsti 132,8 miliardi di euro al settore di spesa del mercato unico, dell’innovazione e del digitale e 377,8 miliardi alla coesione, alla resilienza e ai valori. Si tratta di dotazioni che verranno aumentate rispettivamente a 143,4 e 1 099,7 miliardi, grazie a finanziamenti supplementari a titolo di Next Generation EU, e che forniranno un notevole supporto agli Stati membri contro gli effetti della crisi pandemica. In aggiunta, verranno destinati 22,7 miliardi ai settori della migrazione e delle frontiere, 13,2 miliardi a quelli della sicurezza e della difesa e 98,4 miliardi per le politiche di vicinato e per il resto del mondo.

In conclusione, con una dotazione di 1.800 miliardi di euro (1 074,3 a titolo di QFP e 750 a titoli di Next Generation EU), il sostegno dell’Unione Europea agli Stati membri per contrastare la crisi pandemica rappresenta un’azione finanziaria senza precedenti, improntata sui principi di solidarietà ed equità e che si unisce a quegli ulteriori strumenti, come il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) della Banca Centrale Europea (BCE), volti a garantire la stabilità, la ripresa e la resilienza dell’UE. 

Sebbene l’approvazione del Bilancio europeo a lungo termine rappresenti una tappa fondamentale che concretizza la risposta delle Istituzioni comunitarie al fenomeno epidemiologico del Coronavirus, l’esperienza maturata con il relativo negoziato dovrebbero far riflettere su come, ancora una volta, la sussistenza del metodo intergovernativo – caratterizzato dall’unanimità – abbia rallentato indebitamente l’adozione di decisioni necessarie al buon funzionamento dell’Unione Europea. Come le precedenti crisi finanziarie, anche la sfida pandemica ha offerto delle opportunità di crescita politica che i Paesi UE stanno parzialmente cogliendo, nel tentativo di realizzare progressi nell’ambito del processo di integrazione europea.


Vincenzo Mignano

Nutro profondo interesse per le tematiche giuridico-economiche dell’UE. Il mio impegno: "Informarmi per conoscere; conoscere per informare; informare per resistere”.

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