Anna Julia Cooper, pioniera del femminismo nero

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La storia di Anna Julia Cooper, scrittrice visionaria alle radici del femminismo nero con il suo instancabile attivismo a fianco della comunità afroamericana.


Il femminismo nero è nato grazie all’impegno di tante attiviste che hanno, e continuano, a dedicare le loro vite all’attivismo per contrastare un’aggravante delle discriminazioni e ingiustizie nei confronti delle donne: quello di essere nere. Oggi ci concentriamo su Anna Julia Cooper, considerata una delle figure più importanti del movimento e alle radici della sua storia.

Anna Julia Cooper nasce in schiavitù a Raleigh nel 1858, e fin da subito emerge la sua dote innata per lo studio in quanto all’età di dieci anni ottiene la sua prima borsa di studio presso il St. Augustine College. Riuscì a frequentare quei corsi di studio che erano riservati ai soli uomini e, durante il periodo presso il St. Augustine, incontrò e sposò George Cooper.

Nel 1884 conseguì la laurea in matematica presso l’Oberdin College e al termine del suo percorso di studi iniziò la sua carriera nell’attivismo.

Divenne una rinomata oratrice pubblica, fu infatti una delle poche donne afroamericane a prendere parte a due importanti conferenze mondiali: quella panafricana del 1890 a Londra e il Congresso mondiale delle donne alla Fiera mondiale del 1893.

Importante fu la pubblicazione nel 1892 della sua opera più famosa: A Voice from the South, una raccolta di saggi volti all’affermazione del ruolo centrale delle donne di colore nella battaglia per i diritti civili. Il testo  è ancora oggi un riferimento per tutto il movimento femminista. Nei suoi saggi la Cooper affronta le problematiche di genere, il razzismo e le realtà delle famiglia di colore.

In particolare, in uno dei suoi saggi più noti, Woman Versurs The Indian la Cooper affronta il tema della discriminazione razziale presente anche nell’ambito femminista.  Denuncia  le colleghe femministe bianche che, a suo avviso, invece di lottare esclusivamente per l’emancipazione delle donne dovrebbero lottare per la dignità di tutte le persone senza discriminare nessuna categoria.

«La causa della libertà non è la causa della razza o di una setta, di un partito o di una classe, è la causa del genere umano, il vero diritto di nascita dell’umanità. Ora, a meno che non ci sbagliamo di grosso, la Riforma dei nostri giorni, nota come Movimento della Donna, è essenzialmente una tale incarnazione, se i suoi pionieri solo potessero rendersene conto, del bene universale».  Le categorie marginalizzate dovrebbero quindi unirsi e lottare per la loro giustizia, solo così la causa femminista poteva raggiungere i suoi obiettivi.

Il ruolo delle donne di colore, istruite e di successo, era quindi quello di sostenere le altre categorie svantaggiate al fine di raggiungere i loro scopi attraverso la scienza della cortesia: «quando razza, colore, sesso, condizione, sono considerati gli incidenti, non la sostanza della vita, e di conseguenza come non oscurare o modificare il titolo inalienabile alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità, – allora è padroneggiata la scienza della cortesia, l’arte del contatto cortese, che non è altro che l’applicazione pratica del principale della benevolenza, spina dorsale e midollo di ogni religione; poi viene insegnata la lezione della donna e la causa della donna è vinta – non la donna bianca, né la donna nera, né la donna rossa, ma la causa di ogni uomo o donna che si è contratta in silenzio  sotto un potente torto».

Durante la sua permanenza nella città di Washington D.C. Anna Julia Cooper insegnò presso la M Street High School, la scuola secondaria per afroamericani più importante della città e simbolo della lotta per l’accesso all’istruzione, riuscendo a diventare preside. Dopo cinque anni di servizio il consiglio di amministrazione decise di non rinnovarle il contratto a causa di una controversia riguardo ai diversi metodi di istruzione; la Cooper infatti si opponeva alla didattica in uso, quello che prediligeva l’istituzione professionale basata sul modello di Booker T. Washington.

Diversi anni dopo riprese la guida della scuola permettendo a molti giovani di ottenere l’ammissione a college prestigiosi. 

Fu una delle fondatrici nel 1892 della Colored Women’s League, un club femminile fondato al fine di migliorare le condizioni di vita dei bambini, delle donne e dei poveri. Una casa che promuoveva diverse attività come le lezioni, le attività ricreative e il miglioramento della comunità con l’intenzione di accrescere il senso di solidarietà della comunità al fine di sviluppare capacità di self help e portare alla completa autodeterminazione.

Nel luglio del 1896 promosse la formazione e l’unione dei diversi gruppi, locali e statali, nella National Association of Colored Women’s Clubs, che rimane ancora oggi l’organizzazione civile di afroamericani più longeva degli Stati Uniti, oltre ad essere una delle più antiche composte da donne. Continuò la sua carriera di insegnante e nel 1925, con la sua tesi di dottorato in lingua francese, divenne la quarta donna di colore negli Stati Uniti a guadagnare il suo dottorato di ricerca.

La sua fu una vera e propria missione di vita, all’età di 72 anni divenne preside della Frelinghuysen University, un gruppo di scuole comunitarie per i residenti di colore che lavorano a Washington D.C. Anche quando si ritirò dalla posizione di preside, continuò a servire la scuola diventandone cancelliere fino a ben oltre i suoi 90 anni proseguendo con il suo lavoro di scrittura. 

Anna Julia Cooper è stata, e continua a essere, una grande educatrice e attivista che ha saputo riconoscere l’identità e la dignità di ogni persona. Attraverso il suo impegno sociale ha migliorato la vita di molte persone che sono state per lungo tempo emarginate, diventando un’icona del femminismo nero, del femminismo tutto e della lotta per i diritti civili. Morì il 27 febbraio 1964, all’età di 105 anni.


Stefania Sciacca

Redattrice per Orizzonti. “Nessuna paura che mi calpestino. Calpestata, l’erba diventa un sentiero.”

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