DEF 2021, quaranta miliardi di sostegni e investimenti

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Il DEF varato dal governo è stato approvato in via definitiva nei due rami del Parlamento, aggiornando il quadro di finanza pubblica del Paese.


Il Documento di Economia e Finanza (DEF) è il primo documento di natura consuntiva e programmatica che l’esecutivo si trova a dover preparare e dispiegare nel corso dell’anno solare. Esso solitamente prevede al suo interno due settori: uno di analisi dell’attuale ciclo economico nel medio termine e un secondo nel quale vengono annunciate le misure che il governo intende adottare per dispiegare la propria politica economica. Anche il DEF appena licenziato segue le attuali linee guida.

Dal punto di vista economico, viene delineata per il nostro Paese una crescita per l’anno 2021 del 4,1 per cento al netto di qualunque tipo di riforma. Questo dato è in linea con le previsioni attuali del Fondo Monetario Internazionale che prevede una crescita del 4,2 per cento e anche col dato dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) che prevede una crescita per il 2021 del 4,3 per cento.

A questo andamento si sommano le azioni messe in campo dal governo. Il piano dell’esecutivo prevede due linee guida: il sostegno alle categorie colpite dalle politiche per la mitigazione della diffusione del virus e il rilancio dell’attività economica nel prossimo anno. 

Le risorse stanziate sono ingenti e spaziano dall’utilizzo dei 32 miliardi di scostamento già approvati dal precedente esecutivo e utilizzati per finanziare il decreto Sostegni all’ulteriore extra-deficit di 40 miliardi che verrà destinato, in particolare, per affiancarsi alle misure programmate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e che dovrebbero essere destinate al finanziamento di un nuovo decreto che «proseguirà nell’azione di sostegno a favore dei lavoratori e delle famiglie più fragili; rafforzerà le misure destinate a lavoratori autonomi e piccole imprese; interverrà con ulteriori misure di sostegno al sistema produttivo». In sintesi, allo studio c’è un nuovo decreto Sostegni: il decreto “Sostegni bis”.

DEF

Interessanti sono le cifre definite dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) riguardanti le misure previste nel Documento. Le misure messe in campo, spingeranno la crescita di uno 0,3 per cento per l’anno in corso, portando il pil al 4,5 per cento, e la sosterranno anche nel prossimo anno in cui si prevede un lusinghiero 4,8 per cento. La crescita dovrebbe poi affievolirsi per scendere ad un 2,6 per cento e a un 1,8 per cento rispettivamente nel 2023 e nel 2024.

Il deficit pubblico esploderà raggiungendo l’11,8 per cento del Pil per l’anno in corso, anche se il dato risulta in parte falsato dal livello di Pil incredibilmente basso toccato dal paese nello scorso anno. Soltanto nel 2025 è previsto un rientro al di sotto del 3% fissato dalle regole fiscali europee, sintomo questo che, con buona probabilità, le regole di finanza pubblica rimarranno sospese a lungo, se non radicalmente modificate. 

Il rapporto debito/Pil, croce e delizia dei nostri conti pubblici, toccherà quasi il 160 per cento (159,8 per cento) nel 2021, per tornare al 152,7 per cento nel 2024. Alla base della decrescita vi è la certezza che la crescita produrrà nuovo gettito e che il denominatore (il Pil) si schioderà dai livelli incredibilmente bassi dello scorso anno, migliorando il rapporto nel suo complesso.

Una particolarità è poi presente in questo DEF rispetto ai precedenti: esso non prevede al suo interno il consueto Programma Nazionale di Riforma, documento sempre presente in ogni DEF e inviato alle Istituzioni europee per fornire le linee guida della politica economica del governo e il suo andamento economico. 

ll motivo di questa mancanza è che «in coerenza con l’articolo 18, paragrafo 3 del Regolamento UE n. 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 febbraio 2021, e tenuto conto dell’impatto, in termini di portata riformatrice sull’intero sistema economico e sociale, legato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) finanziato dal Next Generation EU sarà solo quest’ultimo ad essere trasmesso entro la fine del mese di aprile». In sostanza, solo il ben più corposo e importante PNRR sarà inviato.

Concludendo, il governo e il Presidente Draghi hanno gettato tutte le fiches in loro possesso nel tentativo che la spesa pubblica monstre messa in cantiere possa sostenere il tessuto economico, evitando una catastrofe sociale, e rilanciare in un secondo momento la crescita del Paese. 

Il concetto è stato chiaramente delineato dal premier stesso nella conferenza stampa del 16 aprile: «Come ho già detto in passato, è una scommessa sul debito buono. Non è più una questione se far debito o no, perché stiamo facendo, abbiamo fatto e faremo debito. Il punto è che questo debito deve essere investito bene. Gli investimenti che saranno spiegati nei prossimi giorni sono stati ben individuati, occorre ora che siano anche ben progettati, ben disegnati e soprattutto ben attuati». La speranza di chi scrive è che il Presidente del Consiglio e il governo riescano nel loro intento, diversamente il peso di un fallimento sarebbe difficilmente sostenibile nei prossimi anni.


Francesco Paolo Marco Leti

Tesoriere di Eco Internazionale. Classe 1984, manager culturale, esperto in economia internazionale, storia dell’economia e storia del pensiero economico.

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