Lo sport secondo Papa Francesco

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Sul primo numero dell’anno di Sportweek, Papa Francesco ha consegnato al mondo la sua prima “enciclica laica”. Una densa intervista che riconnette mente e corpo di chi vede nello sport un’occasione di crescita e di dialogo.


L’idea di una enciclica sullo sport, prima d’ora, albergava solo nella mente di don Marco Pozza, ciclista e maratoneta vicentino che ha scelto poi di dedicare il suo tempo ad “allenare discepoli”. Oggi don Marco, nonostante sia gregario del Papa, non ha mai smesso di sentirsi profondamente legato al mondo e ai valori dello sport. È stato proprio grazie a lui che l’incontro tra Papa Francesco, Stefano Barigelli, direttore della Gazzetta dello Sport e Pier Bergonzi, vicedirettore, ha avuto luogo lo scorso dicembre. 

Il testo di questa enciclica è venuto fuori da una densa intervista, composta da ben trenta domande/riflessioni sul mondo dello sport, sui valori umani cui si è sempre fondato e sulle derive che rischiano di ingabbiare lo slancio e la passione di chi sceglie di dedicarvisi “anima e corpo”. 

La prima domanda che ci si pone davanti a un simile testo è: perché proprio lui? Perché solo Papa Francesco poteva essere il primo Papa a esprimere intima vicinanza alla compagine sportiva della società? Prima di lui, infatti, solo Papa Wojtyla si era distinto nell’opera di “rinnovamento” del messaggio evangelico, con l’istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù, un evento globale che raccoglie e lo spirito di milioni di giovani cristiani. A loro, Giovanni Paolo II disse: «Voi siete le sentinelle del mattino», frase che capovolse come mai prima il ruolo che le giovani generazioni di credenti sono chiamate a svolgere. 

L’incontro di Papa Francesco con Barigelli e Bergonzi sembra avere lo stesso sapore profetico: rivolgersi agli uomini e alle donne che amano e vivono di sport, per comunicare a tutti quanti attraverso di loro che nella vita, così come nello sport, «non basta il talento per vincere», non basta avere fortuna, non bastano i soldi e non bastano i buoni propositi. Occorre qualcosa in più, come la fede e la dedizione all’obiettivo. 

Ecco, quindi, il richiamo ai valori propri dello sportivo: lealtà, impegno, sacrificio, inclusione, spirito di gruppo e riscatto. Valori che costituiscono un insieme e che non possono essere esercitati isolatamente. La gioia di cui lo slancio di passione per lo sport è portatore conferma che lo sport è esso stesso uno strumento privilegiato per riconnettere questi valori alla vita, alla quotidianità di ognuno, troppo spesso vissuta con poco slancio e rinuncia alla passione. 

Lealtà 

Che cos’è oggi questa parola sconosciuta? Papa Francesco risponde: «Chi dimentica di essere stato perdonato scorda facilmente il valore della lealtà». Sì, questo perché la storia personale di ognuno è una sorta di “Terra Santa” con la quale bisogna ogni giorno fare pace. La vita stessa è un incontro, una partita, animata dallo scontro tra bene e male, tra chi lotta per un mondo più giusto e chi imbroglia o se ne frega restando a guardare. Ma per Papa Bergoglio la vita non è una partita fatta per essere guardata dagli spalti, al contrario è gioia nel dono di sé attraverso la condivisione dei propri talenti.

papa francesco
Impegno e sacrificio 

Sacrificio viene dal latino «sacrum facere», letteralmente “fare qualcosa di sacro”, “santificare ciò che si fa”. Santificare il tempo, per esempio, è l’esperienza di tutti gli atleti che affrontano ogni giorno un allenamento estenuante al fine di spingere le proprie prestazioni sempre più in alto. Tuttavia, il senso più profondo, forse il più vero, del sacrificio – parola chiave che il vocabolario sportivo ha in comune con quello religioso – non risiede nell’utopia del superuomo e nemmeno nel culto dell’eroe.

Bisogna piuttosto riflettere sul fatto che il significato vero delle cose, il senso autentico di tutto quello che si fa, lo si trova soltanto attraverso la fatica, l’ingrediente che tutti nella vita vorrebbero evitare volentieri, ma che si dimostra essere come il sale che dà sapore: irrinunciabile. 

Da qui l’appello cogente contro ogni forma di doping, che rappresenta una falsa scorciatoia verso il successo e che può essere usato anche come efficace metafora per altri metodi sleali con cui credere di poter ottenere facilmente qualcosa nella vita. Il doping «annulla la dignità, ma è anche voler rubare a Dio quella scintilla che, per i suoi disegni misteriosi, ha dato ad alcuni in forma speciale e maggiore». 

Nessuna vita, così come nessuna carriera sportiva, può credere di poter riposare sul talento, dal momento che «nulla di ciò che si ottiene facilmente sarà stimato di grande valore» – commenta il Papa. L’essenza stessa di una vittoria, di qualsiasi medaglia e obiettivo raggiunto, sembra dunque risiedere nel contrario della gioia, nelle lacrime del dolore, nel sudore dell’esercizio, nella pratica di allenamento che disciplina il corpo insieme alla mente e al cuore. 

«Il 2021 è anno di Olimpiadi e di Paralimpiadi», aggiunge Papa Francesco. Queste ultime non meritano in alcun modo di essere sottostimate rispetto alle prime, dal momento che, secondo il Santo Padre, sono proprio loro a essere ostensione della «forza della vita», attraverso persone che portano impresse nel loro corpo le ferite della disabilità. 

Quello che lo sport, in tutte le sue forme, comunica è l’antica ma sempre attuale lezione che l’uomo non basti a sé stesso, verità che non potrà mai ridursi a uno slogan. Lo sport ha l’infinita capacità creativa di generare unione: squadre che sono seconde famiglie, l’unione di interi popoli che imparano la fondamentale differenza tra l’essere avversari e l’avere dei nemici. Lo sport insegna a essere avversari solo in gara, cancellando la categoria di nemico pubblico o privato. Gli avversari sanno infatti di non mirare in alcun modo all’eliminazione dell’altro, ma di avere al contrario costitutivamente bisogno gli uni degli altri, perché altrimenti «non c’è partita».

Riscatto

Infine, due parole sul riscatto, che può essere personale o sociale, psicologico o materiale. Sul business sempre crescente intorno al mondo dello sport Papa Francesco ha le sue perplessità: «l’atleta da mistero affascinante viene trattato come merce […] la ricchezza rischia di far addormentare la passione» e quindi trasformare gli sportivi e i loro team in cartelloni pubblicitari umani sui quali ognuno sponsorizza la propria merce, atteggiamento che denuda il proprio facere, fatto di fatica e impegno, di ciò che è “sacrum”. Al contrario, per Papa Francesco, «avere un po’ di fame in tasca è il segreto per non sentirsi mai appagati, per custodire la passione che da bambini li ha affascinati e invogliati a intraprendere la carriera sportiva». 

L’intervista si conclude con una nota biografica: «Tra i miei sport preferiti, il calcio e il rugby. […] Per me allenarmi è chiedere ogni giorno a Dio: che cosa vuoi che faccia? Domandare a Gesù, confrontarsi con lui come un allenatore. E se si fa uno scivolone, niente paura! Basta non aver paura di rialzarsi». “Meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca” recita la scritta sulla maglietta donata al Papa nel 2014 dal CSI (Centro Sportivo Italiano). Anche oggi, nel 2021, l’augurio del Papa resta lo stesso: «l’onestà è il miglior modo di giocarsi la vita».


Veronica Sciacca

Fin dai banchi di scuola, innamorata della scrittura. Mi piace il ritmo e la verve teatrale, mangiare sano e tirare qualche colpo al sacco.

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