Punto di ascolto psicologico a Palermo: intervista al dott. Giulio Gambino

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Da ottobre Palermo ha il suo primo (e finora unico) punto di ascolto psicologico gratuito, ogni mercoledì pomeriggio presso la Farmacia Europa. Abbiamo incontrato il dottore Giulio Gambino, ideatore e promotore del progetto, per conoscere meglio l’iniziativa.


Il 2020 ci ha costretto a fare i conti con noi stessi: siamo stati messi davanti alle nostre ansie, paure, angosce pregresse o latenti che sono venute fuori, acuite dalla situazione emergenziale e dalle notizie di cui siamo bombardati quotidianamente ormai da più di un anno.

In questo panorama si inserisce a Palermo l’iniziativa del punto di ascolto psicologico gratuito presso la Farmacia Europa, ad oggi unica farmacia palermitana a offrire tale servizio, ogni mercoledì pomeriggio dalle 16:30 alle 18:30: abbiamo intervistato il dott. Giulio Gambino, giovane psicologo palermitano, specializzando in psicoterapia psicoanalitica individuale e di gruppo ed esperto in disturbi dello sviluppo e spettro autistico, ideatore e promotore del progetto del punto di ascolto. 

Dott. Gambino, da diversi mesi a Palermo ha preso vita presso la Farmacia Europa, l’iniziativa che prevede il c.d. punto di ascolto psicologico: come è nata questa idea? In cosa consiste e quali obiettivi che si prefigge? «L’idea nasce dalla volontà personale di diffondere benessere ed educazione psicologica nella mia città, di offrire un servizio alla comunità che avvicinasse con curiosità i cittadini verso la figura spesso bistrattata dello psicologo. Esiste molta sofferenza che è tenuta latente, non è riconosciuta e a volte, a causa dello stereotipo solito dello psicologo “che è solo per i pazzi”, non viene affrontata e superata.

Il territorio si trova sempre più coinvolto nella gestione di problematiche relative alla salute della persona, con una serie di servizi organizzati a rete e strutturati sul criterio di continuità assistenziale, basati sulla collaborazione di integrazione di varie figure professionali: pensando proprio a questo, ho riflettuto su come la farmacia si inserisca in questo panorama, non limitandosi soltanto alla distribuzione dei farmaci, ma proprio con una serie di prestazioni e funzioni, divenendo un centro socio-sanitario polifunzionale a servizio della comunità, e ancora più del quartiere.

Tra gli psicologi si sentiva in effetti da tempo l’esigenza di unirsi alle farmacie (c’è qualcosa di simile a questo progetto in Liguria, in Veneto, in Lombardia e nel Lazio, ad esempio), si parlava anche di creare la figura dello “psicologo di base”, accanto al medico di base. La farmacia è oggi intesa come un luogo qualificato di offerta di prestazioni sanitarie e di consulenza, oltre che deputato alla vendita di un banale farmaco.

Da lì mi sono chiesto come potessi inserirmi con l’assistenza psicologica nella mia comunità, e ho trovato nella sensibilità dei proprietari della Farmacia Europa una casa perfetta per questo mio progetto. Il percorso è stato lungo: il progetto in sé l’ho costruito io, creando gli obiettivi, i destinatari, e l’ho presentato a varie farmacie; alcune mi hanno chiuso la porta in faccia perché non ne vedevano l’utilità, invece la Farmacia Europa ha avuto la sensibilità di capirne l’importanza.

Ritengo che se un individuo si trova in uno stato di benessere, emotivo e psicologico, è in grado di sfruttare tutte le sue capacità cognitive ed emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane, stabilire relazioni; quindi il benessere psicologico di uno si riversa inevitabilmente in maniera capillare nella comunità in cui abita. È un’idea utopica, me ne rendo conto, ma è ciò in cui credo e ciò che mi ha spinto a fare quello che faccio».

punto di ascolto Gambino

Qual è stata la risposta dei palermitani a questa iniziativa? Ci sono stati dei riscontri positivi? «Sì, ho visto meno timore di quello che mi aspettavo. Facendo un conto con numeri alla mano, il servizio è iniziato a ottobre, e ad oggi ho assistito circa 30 persone: considerando che è solo un giorno a settimana, e solo per due ore, e che dedico mezz’ora a ogni paziente, questo può rendere l’idea dell’affluenza. Ci sono anche persone in lista e che attendono il loro turno per settimane.

Questi numeri, sommati ai ringraziamenti, sono da ritenersi degli ottimi riscontri, consci sempre del fatto che in sole tre sedute non si possono risolvere grosse problematiche, ma almeno si può sostenere la persona con ascolto attivo cosiddetto rogersiano, e condurla verso una più oculata valutazione della propria situazione».

Da psicologo che esercita la professione, lei crede che ancora ci sia una sorta di “vergogna” nell’ammettere di aver bisogno di aiuto, e quindi avere timore di rivolgersi a un professionista? «I pregiudizi sussistono soprattutto negli adulti, e me ne accorgo: ma al tempo stesso, noto che le nuove generazioni non temono più la figura dello psicologo. Quello che ho riscontrato, parlando con gli adolescenti nel mio lavoro da psicologo scolastico, è curiosità verso una figura amica, una figura che li ascolta e si immerge nella loro visione delle cose, tra tante persone che spesso li ignorano, o non li sanno leggere.

Nel futuro si vedrà lo psicologo non come una figura che “ha a che fare coi pazzi”, o meglio, anche questo, ma non solo: lo psicologo si riferisce a tutti, perché tutti affrontiamo e transitiamo nelle difficoltà quotidiane ed è lì che la figura si inserisce, con un aiuto concreto nella risoluzione delle difficoltà della vita».

A tal proposito, il fatto che ci sia un punto d’ascolto gratuito, libero e aperto a tutti, pensa che abbia migliorato o possa migliorare in futuro l’approccio generale con la psicologia? «Migliorare l’approccio era ciò che mi prefiggevo. Noi viviamo in una società che per certi aspetti vede ancora lo psicologo come un Freud nel suo studio grigio che cura i matti: sicuramente la gratuità del servizio può invogliare lo scettico a provare, e magari accorgersi che non c’è più Freud, che ci siamo anche evoluti e siamo più “freschi”, per così dire.

Di certo può dare anche aiuto a chi economicamente non può sostenere il costo di una consulenza privata, o a chi non si vuole perdere nelle liste di attesa degli ambulatori pubblici; può essere un buon modo per accertarsi che le proprie condizioni, lasciate in sospeso, vengano riconosciute, trovando spunti utili per provare ad affrontarle».

punto di ascolto Gambino

Nell’ultimo anno il coronavirus ha messo il mondo in ginocchio sotto vari aspetti: sanitario, economico e psicologico-sociale. In merito a quest’ultimo aspetto, ha notato un cambiamento nei suoi pazienti, in particolare un possibile aumento di disturbi legati ad ansia, panico, depressione e/o altri tipi di angosce? «Penso che sotto i disturbi di ansia, panico, depressione, l’angoscia già esisteva: erano tutte angosce bloccate che la pandemia ha slatentizzato in quanto ci ha portato di fronte al silenzio delle nostre paure. La freneticità di tutti i giorni teneva a bada ogni emozione negativa, la ferma obbligatoria le ha fatte risorgere.

L’ansia dell’incertezza, dell’attesa, la paura del contagio, la tristezza e la visione pessimistica per il futuro adesso sono più preponderanti, perché non sono solo fantasie, ma adesso sono realtà: tutti sentiamo queste emozioni, ma diverse sono le nostre reazioni. E qui ci scontriamo con l’individualità di ogni persona, come soggetto singolo, originale e particolare.

Cambiano le reazioni del singolo verso un problema comune, e qui si deve intervenire, per trovare il filo conduttore personalissimo che trasporta quel particolare individuo da un accadimento reale verso un vissuto interno così devastante in merito a sintomatologie psichiatriche, quali disturbo d’ansia, attacchi di panico, disturbo depressivo maggiore, distimia, e quant’altro».

La sanità dedica abbastanza spazio alla figura dello psicologo, e in generale ai problemi che riguardano la psiche dei pazienti? Sarebbe auspicabile, in futuro, un’attenzione maggiore a queste problematiche? Qui ci scontriamo con un tema che mi è molto a cuore. L’assistenza psicologica, a mio parere, dovrebbe essere garantita a ogni cittadino alla stregua delle prime cure di base: dovrebbe esserci la presenza di uno psicologo di base accanto al medico di base, gratuito; una figura che dovrebbe essere istituita, normata e sovvenzionata dal Servizio Sanitario Nazionale.

La psicologia, così come la psicoterapia, nel pubblico è stracolma di pazienti: ci sono pochi dirigenti psicologi psicoterapeuti assunti, a fronte delle tantissime richieste dell’utenza. In una società che si fa da garante per la salute pubblica è impensabile che la necessità psicologica non sia curata con le giuste attenzioni. Inoltre anche nel pubblico il servizio ambulatoriale non è gratuito, perché comunque vi è sempre un ticket da pagare.

E pensiamo anche allo psicologo alle prese con 50-60 pazienti a settimana: a lungo andare, anche il singolo professionista si troverà in difficoltà e sarà sicuramente il servizio stesso a risentirne. Recentemente sono stati aperti i termini di un concorso asp per l’assunzione di 23 psicologi psicoterapeuti dirigenti a Palermo, concorso che era bloccato da diversi anni; ma è facilmente intuibile come 23 posti siano comunque insufficienti, anche perché non è stato aumentato il numero, ma semplicemente si procederà alla sostituzione dei posti precedenti, quindi il problema rimarrà e ne risentirà l’intero sistema. C’è senza dubbio ancora molto lavoro da fare, e molto da cambiare e migliorare.


Silvia Scalisi

Segretario di Eco Internazionale. Laureata in Giurisprudenza, alla passione per il diritto associo quella per la letteratura, il cinema e la musica.

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