Effetto Draghi, quando la reputazione rassicura i mercati

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Quanto è importante la reputazione sull’andamento economico di un Paese? Cerchiamo di capirlo analizzando l’effetto Draghi sui mercati finanziari.


Il Comitato di Basilea – l’organizzazione internazionale creata nel 1974 dalle banche centrali dei dieci paesi più industrializzati (G10) – definisce il rischio reputazionale come «il rischio derivante dalla percezione negativa da parte di clienti, controparti, azionisti, investitori, detentori di debito, analisti di mercato, altre parti interessate o autorità di regolamentazione, che possono influenzare negativamente la capacità della banca di mantenere le relazioni commerciali esistenti o di stabilirne di nuove e l’accesso continuo a fonti di finanziamento (per esempio attraverso i mercati interbancari o mercati di cartolarizzazione). Il rischio reputazionale è multidimensionale e riflette la percezione degli altri partecipanti al mercato».

Questo concetto, espresso con specifico riferimento al settore bancario, è valido per qualsiasi altro settore e tipo di organizzazione. Pertanto, al pari di una banca, anche uno Stato è esposto, tanto positivamente quanto negativamente, alla percezione che i player coinvolti nel mercato hanno di esso, sia rispetto all’organizzazione nel suo complesso sia soprattutto rispetto alle specifiche figure chiave che lo compongono.

Osservando l’andamento dello spread dei Titoli di Stato tra BTP italiani e Bund tedeschi a 10 anni (da ora in poi “spread”) – l’indicatore per eccellenza dello stato di salute del nostro Paese – ripercorreremo brevemente alcuni passi salienti della recente storia politica italiana che hanno contraddistinto i mesi di gennaio e febbraio, al fine di comprendere quale sia stata e in che modo sia mutata la percezione dei mercati.

La crisi del governo Conte-bis, formalmente avvenuta con le dimissioni dell’ex premier lo scorso 26 gennaio, ha cominciato a creare incertezza nei mercati soprattutto a partire dal 14 gennaio, data in cui le dimissioni di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti hanno mostrato nitidamente le prime nubi che si stavano formando all’orizzonte del palcoscenico politico italiano. Tale stato di incertezza si è tradotto ben presto in un significativo incremento dello spread: 119,9 punti (+12,6 punti rispetto all’apertura dei mercati di inizio settimana).

La maggioranza risicata che il governo ha poi ottenuto alla Camera e al Senato sul voto di fiducia ha tranquillizzato solo temporaneamente i mercati, consci del fatto che la paralisi dell’operato del governo e delle commissioni parlamentari fosse dietro l’angolo e che da lì a breve ci sarebbe stato un altro passaggio cruciale: il voto sulla relazione del Ministro della giustizia. Quelle che prima potevano essere definite semplici nubi, stavano assumendo sempre più la forma di cumulonembi carichi di fulmini. 

Nei giorni seguenti il governo ha stentato a rafforzare la propria maggioranza a Palazzo Madama e le richieste di un ritorno alle urne hanno iniziato a farsi sempre più insistenti. Era il 22 gennaio e lo spread toccava quota 125,8 punti. L’instabilità politica delle ultime settimane ha trasformato le nubi in tempesta. 

Il discorso del Presidente della Repubblica alla Nazione del 2 febbraio – a termine del tentativo fallito di creare un governo Conte-ter – ha scongiurato lo scenario di ritorno alle urne e ha aperto alla creazione di un governo di alto profilo, attraverso la convocazione fissata per il giorno seguente di Mario Draghi. La notizia è arrivata dopo la chiusura dei mercati che vedevano lo spread attestarsi a 112,4 punti. 

È stata sufficiente la convocazione di Mario Draghi al Quirinale per determinare un immediato miglioramento della reputazione dell’Italia, pari a +16 per cento. Lo si può evincere dall’analisi svolta da Reputation Rating che – attraverso un modello di intelligenza artificiale, che rende la reputazione un benchmark tangibile, affidabile e imparziale – ha sondato la fiducia dei mercati e delle istituzioni. In virtù dello spessore internazionale di Mario Draghi, il driver della reputazione “performance finanziaria” ha registrato +32 per cento.

«Questo è uno di quei casi emblematici in cui la reputazione di una singola persona diventa immediatamente capitale economico traslato su un’intera nazione», spiega Davide Ippolito, cofondatore di Reputation Rating.

Infatti, gli effetti della scelta del Presidente della Repubblica non hanno tardato a manifestarsi. Il 3 febbraio i mercati hanno aperto già con un significativo ribasso dello spread rispetto alla chiusura del giorno precedente (-5,7 punti). Il 15 febbraio – primo giorno di mercato dopo la nascita del nuovo governo Draghi – lo spread si è ristretto fino a toccare quota 88,6 punti. Una variazione di ben -23,8 punti rispetto al 2 febbraio. Lo spread non scendeva sotto quota 100 dal 2015.

effetto Draghi
Fonte: Il Sole 24 Ore

Questi risultati sono strettamente legati all’ingresso a Palazzo Chigi di Mario Draghi e al diverso peso politico che potrebbe garantire all’Italia nelle sedi europee. A questi andamenti dello spread ha fatto seguito anche un’importante variazione del rendimento dei BTP a 10 anni. 

Come si può evincere dal Comunicato Stampa n° 29 del 16 febbraio 2021 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, «il nuovo BTP a 10 anni, con scadenza 1° agosto 2031 e godimento 1° febbraio 2021, presenta un tasso annuo dello 0,60 per cento, il più basso di sempre, pagato in due cedole semestrali. L’importo emesso è stato pari a 10 miliardi di euro. Il titolo è stato collocato al prezzo di 99,969 corrispondente ad un rendimento lordo annuo all’emissione dello 0,604 per cento».

Se l’andamento dello spread fin qui osservato ci ha permesso di fotografare, tempo per tempo, la percezione europea circa lo stato di salute dell’Italia, una rapida analisi degli andamenti della borsa di Milano può fornirci qualche informazione in più riguardo la fiducia degli investitori.

Come si può notare dalla variazione del più significativo indice azionario della Borsa Italiana – il FTSE MIB – nell’arco temporale oggetto di analisi (14 gennaio-15 febbraio) l’incremento è stato di circa +967 punti (+4,27 per cento), il che conferma che Piazza Affari ha risentito del miglioramento del profilo di rischio dell’Italia. Al fine di comprendere al meglio i benefici dell’effetto Draghi, se analizziamo lo stesso dato, ma a partire dalla convocazione al Quirinale (2 febbraio), possiamo notare come la variazione del FTSE MIB è stata pari a circa +1.537 punti (+6,97 per cento). 

effetto draghi
Fonte: Il Sole 24 Ore

A distanza di circa un mese dalla fiducia all’attuale governo, possiamo osservare come sia lo spread che la borsa abbiano oscillato. Tuttavia, soprattutto a partire dalla seconda metà di marzo, lo spread si attesta stabilmente al di sotto dei 100 punti e la borsa prosegue il suo trend di crescita. Ovviamente l’effetto Draghi non è l’unico fattore ad influenzare i mercati, sebbene abbia avuto un ruolo predominante nel periodo oggetto di analisi.

Nuove e importanti sfide attendono questo governo che, se superate con successo, potrebbero far riprendere in modo più deciso l’ascesa della borsa e la discesa dello spread. Alcuni analisti ipotizzano che sarebbe possibile raggiungere una soglia dello spread compresa tra 50 e 70 punti, il che avrebbe considerevoli risvolti, primo fra tutti un risparmio sugli interessi compreso tra 1 e 1,5 miliardi di euro all’anno. 

Il pacchetto della Next Generation UE è senz’altro il primo fondamentale banco di prova politico economico a cui è chiamato il nuovo esecutivo, ma ovviamente non l’unico. Un adeguato piano vaccinale, la scuola, la parità di genere, il mezzogiorno, gli investimenti pubblici, la giustizia sono solo alcuni dei temi più importanti presentati nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Draghi. Anche per l’Italia, è giunto il momento di fare “whatever it takes”.


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