Carolina Kostner, il ghiaccio nel suo cuore

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Carolina Kostner, la regina del pattinaggio sul ghiaccio, compie oggi trentaquattro anni. Nonostante il coinvolgimento nella vicenda Schwazer, rimane tra le sportive italiane più popolari.


«Lo sport (in Italia) non è un paese per donne»: è questo il titolo di un recente articolo del quotidiano La Repubblica, nel quale viene analizzato il gender gap nello sport a livello italiano. Tra le sportive italiane più affermate possiamo sicuramente annoverare la pattinatrice Carolina Kostner, che oggi compie trentaquattro anni. 

Figlia di un giocatore di hockey sul ghiaccio e di un’ex pattinatrice sul ghiaccio, Carolina Kostner nasce a Bolzano l’8 febbraio 1987. Attualmente fa parte del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre, corpo di Polizia Penitenziaria, in quanto, come riportato sempre da La Repubblica: «le donne, anche di altissimo livello, non possono essere professioniste ma, per legge, restano dilettanti. L’unica alternativa, per le atlete top, è entrare in un corpo sportivo militare».

Fin dalla tenera età Carolina Kostner ha dedicato la sua vita al pattinaggio sul ghiaccio. Nel 2001 si trasferisce in Germania, precisamente a Oberstdorf, dove prosegue i suoi allenamenti con Michael Huth. Già nella stagione 2000/2001 si aggiudica il titolo nazionale juniores. Prima pattinatrice italiana a vincere una medaglia (di bronzo) ai campionati mondiali juniores, Kostner nella stagione 2003/2004 debutta nella categoria senior, disputando per la prima volta il Grand Prix Isu di pattinaggio di figura. 

La sua carriera è piena di prestigiosi successi, tra cui ricordiamo la medaglia di bronzo ai Giochi olimpici invernali di Sochi nel 2014, il titolo di campionessa mondiale nel 2012, cinque titoli di campionessa europea (2007, 2008, 2010, 2012, 2013) e nove titoli di campionessa italiana (2003, 2005, 2006, 2007, 2009, 2011, 2013, 2017, 2018). 

carolina kostner

Nel 2008 inizia la sua relazione sentimentale con Alex Schwazer, ex marciatore italiano e campione olimpico della 50 km ai Giochi di Pechino. La stessa Kostner ha dichiarato, in un’intervista riportata nel libro Per Amore – Storia di Carolina (e Alex): «Alex è una persona che mi comprende al cento per cento perché si sacrifica per l’atletica proprio come io mi sacrifico per il pattinaggio. Alex sa cogliere al volo se sono giù perché l’allenamento è andato male e quindi ho bisogno del mio spazio o se, in un’altra circostanza, mi fanno piacere compagnia e carezze». 

Dopo la medaglia d’oro olimpica, Schwazer entra in contatto col medico Michele Ferrari, successivamente coinvolto in altri casi di doping, tra cui quello relativo al ciclista Lance Armstrong. Mentre Carolina Kostner è impegnata nel Gran Prix di pattinaggio di figura, in occasione del quale si aggiudica la vittoria, Schwazer acquista presso una farmacia turca delle dosi di EPO (eritropoietina). 

Una volta rientrato in Italia, il marciatore, inizialmente, nasconde il carico in frigorifero all’interno di una scatola di fermenti lattici, quindi lo sposta a casa della Kostner, spiegandole che si trattava di vitamina B12. 

La pattinatrice diventa “complice” del suo compagno, dapprima aiutandolo a raggirare i controlli antidoping, quindi rilasciando dichiarazioni false per fornirgli copertura. Col tempo è stato appurato che lei fosse al corrente dell’utilizzo da parte del marciatore di un macchinario per la riproduzione dell’ossigeno presente in alta quota, ma ancora oggi non è stato possibile accertare se la Kostner fosse a conoscenza dell’uso di EPO da parte di Schwazer. Lei stessa ha raccontato di essere venuta a conoscenza del doping esclusivamente nel momento in cui il marciatore glielo ha confessato una volta arrivati i risultati. 

Il 9 ottobre 2013, sebbene la relazione con Schwazer fosse già terminata, Carolina Kostner viene convocata dalla Procura di Bolzano in quanto persona informata dei fatti. Continua comunque le sue competizioni e si aggiudica la medaglia d’argento ai Mondiali di figura sul ghiaccio, con un personal best di 197.89 punti. Sul quotidiano La Repubblica, la campionessa ha dichiarato: «Non mi aspettavo di tornare a casa con la medaglia, è una sensazione bellissima e per questo sono felicissima […] Questa medaglia, anche per come è arrivata, mi riempie il morale per proseguire ancora su questa strada; sono fiera e orgogliosa di me stessa». 

A febbraio del 2014 Carolina Kostner realizza il sogno più grande della sua carriera agonistica, aggiudicandosi il bronzo in occasione della XXII edizione dei Giochi Olimpici, sfoderando una performance impeccabile, senza inesattezze o cadute, come avvenuto nelle esperienze passate. Come riporta il Fatto Quotidiano: «la campionessa a Sochi si è presentata in gran forma, non solo fisica ma anche mentale. 

L’aveva dimostrato già la settimana scorsa nella prova a squadra, trascinando l’Italia a un passo dal podio; nell’individuale si è superata. Nel programma corto, ieri, ha stabilito il suo record personale, danzando sulle note dell’Ave Maria di Schubert come mai aveva fatto in passato». 

Il momento di gloria viene però oscurato dalla convocazione della pattinatrice, il 15 settembre 2014, da parte della Procura Antidoping del Coni, che la sottopone a un interrogatorio di dodici ore, al termine del quale viene deferita al Tribunale Nazionale Antidoping. La richiesta di squalifica è di quattro anni e tre mesi a causa delle risposte troppo lacunose fornite dalla campionessa. 

Secondo quanto riportato sempre dal Fatto Quotidiano, Carolina Kostner ha sostenuto: «non coprirei mai chi si dopa e non merito una squalifica di più di quattro anni. Potrei decidere io stessa di voltare le spalle alle gare. Io non mi sono mai dopata, non ho mai aiutato Alex a farlo, e non ne ho saputo nulla fino a che il test è risultato positivo. Com’è possibile che chiedano una punizione più alta per me rispetto a tanti atleti squalificati per doping?  La questione non è fino a che punto ci si spinge per amore, perché se avessi saputo che Alex si dopava, per il suo bene innanzitutto, l’avrei convinto a confessare. L’accusa di averlo coperto è per me insopportabile». 

La richiesta della Procura di Bolzano è invece di due anni e tre mesi e il 16 gennaio 2015 la Kostner viene condannata a una squalifica di un anno e quattro mesi per assenza di colpa o significativa negligenza. Il termine della pena viene stabilito per il 15 maggio 2016. Proclamandosi innocente, Kostner fa ricorso al TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) di Losanna, che in un primo momento aumenta la sospensione da 16 a 21 mesi, poi retrodata di sei mesi la squalifica. Considerando quindi l’inizio della sospensione in data 1° aprile 2016, la fuoriclasse ha potuto così riprendere la sua attività agonistica dal primo gennaio 2016.

In un’intervista, rilasciata ancora una volta al Fatto Quotidiano ha dichiarato: «quello che mi è successo mi ha cambiata profondamente. Non so quanto ci vorrà prima che torni a fidarmi di qualcuno. Con Alex era stato amore a prima vista: boom, colpita, persa. Però la mia vita era il pattinaggio, come la sua era la marcia. Il mio obiettivo immediato non era metter su famiglia, ma vincere l’olimpiade. Non c’era spazio per gelosie o pedinamenti. Non avrei avuto né l’energia né il tempo». 

Il ritorno ufficiale della pattinatrice in pista avviene il 27 gennaio 2017, anno in cui riesce ad aggiudicarsi il bronzo in occasione dei Campionati Europei. Nel 2018 ottiene nuovamente il titolo di campionessa italiana con uno short program, che è stato definito superlativo grazie a una performance da 80.27 punti. 

La storia (sportiva e umana) di Carolina Kostner ci riporta alla mente le parole con cui Lucio Battisti apriva la sua famosa canzone “Io vivrò”: «Che non si muore per amore, è una gran bella verità. Perciò dolcissimo mio amore, ecco quello che da domani mi accadrà. Io vivrò, senza te». Kostner, infatti, ha continuato a vivere nonostante tutto: è sicuramente una donna diversa, più forte di prima ed è tornata a far sognare gli italiani sulla pista di ghiaccio, mostrando di essere all’altezza dei numerosi titoli conquistati. Auguri Carolina!


Giulia Montalto

Classe 1989. Le mie passioni: scrittura, sport e natura. Sono anticonvenzionale nella convenzionalità. Laureata in Economia e Scienze Politiche, scrivo per Storie di sport.

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