Viaggio tra i templi del calcio: dal “Diego Armando Maradona” al “Renato Curi”

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Ogni religione ha il proprio luogo di culto. I cattolici hanno le cattedrali, i musulmani le moschee, gli ebrei le sinagoghe. I templi del calcio sono i suoi stadi, luoghi in cui il sacro e il profano si mescolano.


L’importanza degli stadi e del pubblico che ne affolla gli spalti si è avvertita più forte che mai durante l’emergenza Covid-19. La necessità di evitare pericolosi assembramenti con le conseguenti limitazioni agli ingressi negli impianti ha mostrato il legame viscerale con i templi del calcio e quanto oggi sia avvertita la mancanza del pubblico. 

La voce del dodicesimo uomo in campo ha infatti lasciato spazio alle urla delle due panchine, agli ordini gridati dagli allenatori e ai richiami degli arbitri, impossibili da sentire ai tempi del “tutto esaurito”. Anche nell’epoca Covid gli stadi rimangono comunque il cuore pulsante del calcio e molto spesso sono legati indissolubilmente all’identità dei club che ospitano domenica dopo domenica. 

Stadio “Diego Armando Maradona”

Prima stadio del Sole, poi San Paolo, infine “Diego Armando Maradona“. L’impianto dove “El Pibe de Oro” e compagni hanno scritto la storia della società campana è stato da poco intitolato a chi più di tutti ha contribuito a costruire il mito del Napoli invincibile degli anni ‘80, quello capace di vincere due scudetti e una Coppa Uefa sotto la presidenza di Corrado Ferlaino.

Troppo forte l’amore verso il più forte giocatore che il mondo abbia mai visto per non intitolargli lo stadio in cui ha giocato e fatto innamorare milioni di napoletani, all’indomani della sua scomparsa; un gesto dovuto, quasi obbligato. Inaugurato nel 1959, con una capienza di 55 mila posti, lo stadio che da un paio di mesi si chiama “Diego Armando Maradona” oltre al Napoli ha ospitato sul suo prato erboso – anche se per pochi anni – altre tre squadre campane: il Sorrento, la Virtus Campania e il Savoia. 

La “Puskas Arena” 

Lo stadio “Diego Armando Maradona” non è ovviamente il solo ad essere stato dedicato alle imprese di un giocatore eccezionale. È il caso della “Puskas Arena”, l’impianto ungherese intitolato alla memoria del leggendario Ferenc Puskas, che con le maglie del Real Madrid e dell’Ungheria, ha scritto la storia del calcio tra gli anni ’40 e ’60, vincendo praticamente tutto e diventando uno degli attaccanti più prolifici di sempre. La “Puskas Arena”, che ha sostituito il vecchio Stadio “Ferenc Puskas” di Budapest, è stata inaugurata nel novembre 2019 e ospita le gare casalinghe della selezione ungherese, allenata dall’italiano Marco Rossi. 

Stadio “Santiago Bernabeu” 

Gli stadi come simbolo d’identità dei club, dicevamo. Quale scelta può ritenersi maggiormente identitaria di quella di intitolare il proprio impianto al presidente che più di tutti ha fatto per la squadra e ne ha scritto la storia sia da dirigente che da calciatore? È il caso dello Stadio “Santiago Bernabeu”, tempio del Real Madrid. Costruito e inaugurato nel 1947, era stato inizialmente intitolato “Nuevo Estadio Chamartín”. Nel 1955 venne ribattezzato con il suo nome attuale, in onore del Presidentissimo.

Secondo impianto in Europa per capienza – oltre 125 mila spettatori tra posti a sedere e in piedi – a oggi, dopo diverse ristrutturazioni, può ospitarne più di 80 mila. All’interno delle sue mura, dalla sua inaugurazione a oggi, il Real ha vinto 32 campionati nazionali, 11 coppe di Spagna, 1 Coppa di Liga, 11 Supercoppe di Spagna e 27 trofei internazionali: uno stadio da record. 

templi del calcio
Il “Renato Curi” di Perugia

Il calcio – si sa – è una religione scandita da gioie e dolori, da speranze e delusioni, da vittorie e sconfitte, ma anche da sofferenze e da lutti che rimarranno eterni. È il caso di Renato Curi, compianto centrocampista biancorosso, scomparso prematuramente all’apice della sua carriera calcistica. Marchigiano classe ’53, fu protagonista della prima storica promozione in serie A del Perugia, dopo aver giocato con le maglie del Giulianova e del Como. Il 30 ottobre 1977, durante la partita Perugia-Juventus, sul prato dell’allora stadio Comunale di Pian di Massiano – inaugurato solo due anni prima per sostituire il vecchio impianto Santa Giuliana – morì a causa di un attacco cardiaco all’età di ventiquattro anni. Qualche settimana dopo l’impianto calcistico venne intitolato alla sua memoria. 

Considerando il calcio una sorta di rappresentazione sacra, gli stadi assumono quindi un valore spirituale che oltrepassa quello di semplice cornice degli eventi sportivi. L’augurio di tutti gli appassionati è quello di poterli presto tornare a riempire e di far sentire nuovamente la voce del dodicesimo uomo in campo, perché – come diceva lo scrittore e filosofo francese Albert Camus – «non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio». 


Gabriele Imperiale

Giornalista professionista, appassionato e studioso di storia, mi interesso alla politica nostrana e alla cronaca estera. Non disdegno lo sport a tal punto da essere tifoso sfegatato della Juventus.

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