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Maradona, i 60 anni del “Pibe de Oro”

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Venerdì scorso Diego Armando Maradona ha compiuto 60 anni. Calciatore dal talento cristallino ma dal carattere particolarmente estroso, l’argentino è riconosciuto come uno dei più grandi sportivi di tutti i tempi.


Maradona ha compiuto 60 anni e, se si volta indietro, può dire di aver vissuto almeno tre o quattro vite. Quel ragazzino arruffato, nato povero tra le baracche di Villa Fiorita, ribattezzato El Pibe de Oro, è stato senza ombra di dubbio il maggiore fuoriclasse del panorama calcistico negli ultimi trent’anni. 

È impossibile giudicare Maradona solo come calciatore. Possibile farlo per altri grandi calciatori come Di Stefano, Pelè o Platini, ma non per lui. Maradona è stato un simbolo di liberazione, uno che attraverso il calcio guidava la gente a riscattarsi, che dentro di sé non tollerava regole ma le portava agli altri. E la vita, anzi le vite di Maradona, altro non sono state che un lungo e bellissimo, ma anche doloroso, viaggio negli anni 90. 


C’è un calcio prima di Maradona e un calcio dopo Maradona. Diego è stato tutto, dal bambino prodigio capace di incantare palleggiando con un’arancia, al fuoriclasse planetario amato da tutti gli appassionati del gioco del calcio. È stato virtù e vizio, croce e delizia, talento purissimo e dipendenza. “Yo juego para darle alegria” (gioco per divertire la gente), lo “scugnizzo ad honorem”, che Napoli adorerà per sempre. Maradona ha portato felicità concreta alla città partenopea, ne ha descritto la grandezza moderna, l’ha scossa dalla sua distrazione e rimessa al centro del mondo. Circondato sempre da tantissima gente, raccomandabile e non, è stato amato per il suo modo di essere. Molti suoi ex compagni di squadra lo adorano ancora, perché li ha fatti vincere là dove nessuno aveva vinto e perché era davvero un compagno di squadra, generoso, spesso esagerato. 

Maradona calciatore è stato unico, questo lo sappiamo, lo abbiamo visto tutti. Nel corso della sua più che ventennale carriera da professionista ha militato nell’Argentinos Juniors, nel Boca Juniors, nel Barcellona, nel Napoli, nel Siviglia e nel Newell’s Old Boys. Con la nazionale argentina ha partecipato a quattro Mondiali (1982, 1986, 1990 e 1994), vincendo da protagonista il torneo del 1986. In quell’edizione del mondiale passò alla storia anche per le due reti segnate contro l’Inghilterra ai quarti di finale: una con la famosa “Mano de Dios“, l’altra dopo un’azione straordinaria partita da metà campo, saltando gli avversari come birilli. 

Calcisticamente parlando, ha vinto tutto, riuscendo ad appaiare Pelè come miglior calciatore del Novecento nelle classifiche ufficiali della FIFA, nonostante l’onta delle due sospensioni a causa del doping. Ha ricevuto anche il Pallone d’oro alla carriera, il premio assegnato da France Football, che ai suoi tempi era riservato soltanto ai calciatori europei. Oggi Maradona allena il Gimnasia La Plata e si trova al momento in isolamento perché un suo collaboratore è risultato positivo al Covid-19. 

L’uomo, prima ancora che il calciatore, ha sempre avuto il bisogno quasi fisico di avere nemici, facendo dei propri limiti – la bassa statura, la tendenza a stare con la schiena chinata, l’essere troppo “ingombrante” – il piedistallo per una fama che ancora oggi a quasi trent’anni dal suo ritiro, non conosce cedimenti. Non gli è mai mancato il coraggio di mettersi a nudo nella sua fragilità, nella sua incapacità di gestire affetti, amori, soldi, mogli, amanti, amici, figli e vizi (tanti soprattutto fuori dal campo) che purtroppo oggi ci fanno pensare a cosa sarebbe stato Diego senza i suoi eccessi. Semplicemente non sarebbe stato lui, e probabilmente non saremmo qui a celebrarlo in questo modo per per i suoi 60 anni


 
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Daniele Compagno

Web e Social Media Manager. Scrivo di Sport e Cultura e offro il mio apporto con impegno e costanza per la crescita e lo sviluppo di Eco Internazionale.

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