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Lady Diana: l’eredità di una principessa che non conosce stagioni

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Con l’uscita del quarto capitolo della serie TV “The Crown”, Diana Spencer torna a far parlare di sé e della sua indimenticabile vita.


All’indomani della morte di Lady Diana, Elton John, suo grande amico, compose per il giorno del funerale la meravigliosa “Candle in the wind”. Sulle note di quella canzone Lady D diventa immortale. Era il 31 agosto del 1997, Diana Frances Spencer entrò per sempre nel glorioso passato del Regno Unito e nel cuore di tutti noi. Nessuno dimenticherà mai quel momento.

Lady Diana non era una principessa qualunque, non lo è mai stata sin dall’inizio. E questo Emma Corrin, protagonista della quarta stagione di “The Crown“, lo sa bene. Dal 15 Novembre, infatti, Lady D è “riapparsa” sugli schermi e, tra polemiche e critiche generali, il suo impatto positivo sul pubblico non ha tardato a manifestarsi.

Diana amava il suo popolo. Amava la gente, incontrarla, stringerle la mano e sorriderle per darle speranza, quella che lei spesso si è sentita mancare, quella che in pochi nella famiglia reale le sono riusciti a trasmettere.

«You had the grace to hold yourself» (Hai avuto la grazia di sostenere te stessa) canta Elton John nella sua ode.

Lady D avrebbe compiuto 60 anni nel 2021 e ne aveva solo 20 quando si è sposata: praticamente una bambina, ignara del destino che l’avrebbe travolta; una “bambina” con le gote rosse, il caschetto biondo e il portamento regale di chi la corona ce l’ha già indosso, di chi ha sempre sognato di diventare una principessa, che non ha bisogno di fingere per essere apprezzata, ma si apprezza da sola, così com’è.

Sola, Diana, ci si è spesso sentita. Legata a uomo, il Principe Carlo, che non le dava attenzioni quanto avrebbe dovuto e che, innamorato di un’altra (la ben nota Camilla Parker Bowles), non perse tempo per tradirla. Diana ne soffrì molto, inutile dirlo. Quello divenne per lei uno dei periodi più bui, e a risentirne fu persino la sua salute fisica e mentale. Ciononostante, né l’infelicità coniugale né il peso di titoli ed etichette le impedirono di emergere in tutta la sua umanità, in tutto il suo amore di madre (lei che una madre non ce l’aveva avuta) e di donna, la cui personalità nel frattempo cresceva luminosa e trainante.

Lady D è forse l’eroina dei nostri tempi, che piega a sé regole e protocolli: sobria, ribelle, coraggiosa, di cuore, lontana dalle apparenze e dalle lusinghe dei paparazzi che la perseguitavano e che l’hanno perseguitata fino all’ultimo. Ha saputo battersi con onore per i suoi diritti e per quelli di chi non ne aveva, è stata un esempio di empowerment femminile e si è sempre distinta per la sua grande apertura civile e culturale.

Innumerevoli sono state le cause di beneficenza per le quali si è spesa e prodigata nel tempo, e altrettanti sono stati i viaggi all’estero e le missioni nei Paesi del Terzo Mondo. Memorabile fu l’incontro con Madre Teresa di Calcutta, che scomparve, ironia della sorte, proprio pochi giorno dopo di lei.

Diana Spencer ci ha insegnato a essere prìncipi e principesse nel quotidiano, a guardare i poveri e i meno fortunati senza ruoli ufficiali, ad abbracciare una malattia come l’Aids senza paura che contagi, ad avere classe nel profondo e non solo in superficie, a vestire bene l’anima prima che il corpo, seguendo le mode del tempo.

La sua scomparsa ha simboleggiato uno spartiacque nella storia della Corona, della Gran Bretagna e probabilmente nella storia del mondo intero. Gli inglesi non hanno mai smesso di piangerla e di portare fiori alla sua tomba, ad Althorp, né di ricordare la sua assenza a eventi importanti, quali il matrimonio di William con Kate Middleton o quello di Harry con Meghan Markle.

Chissà come sarebbe stato con lei ancora in vita, se si fosse salvata dal quel tragico incidente a Parigi, quante cose sarebbero state diverse anche per i suoi cari.

Ha detto bene Elton John: Diana era una candela al vento, fragile e indifesa (la produzione Netflix l’ha resa accuratamente questa immagine), ma potente come sa essere la luce di una fiamma nell’oscurità. I suoi lasciti sono più che molteplici per la nostra e per le generazioni che verranno, non c’è dubbio.

Lady D era una di noi e non hai mai smesso di esserlo, e il principe Filippo Mountbatten l’aveva capito subito: è questa la verità ed è per questo che la sua memoria rivive oggi più che mai, in tutti i suoi sudditi.


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Maria Irene Phellas

Da buona “sociologa” ho sviluppato, nel tempo, un forte senso di comunità. Mi piace la buona tavola e sono affascinata dalle diverse culturE del mondo; ho un debole per tutto ciò che è scritto e per chi cammina fuori dal seminato, e nel farlo ci mette il cuore.

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