Chi sono gli indigeni Zhuang, la più grande minoranza della Cina

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Le loro origini risalgono al Paleolitico e hanno mantenuto a lungo le loro tradizioni: oggi vi parliamo degli Zhuang, il popolo indigeno più grande della Cina.


Gli Zhuang costituiscono oggi la più grande delle 56 minoranze etniche presenti in Cina, con una popolazione di oltre 18 milioni. La maggior parte degli Zhuang vive nel Guangxi, una regione autonoma della Cina meridionale fondata nel 1958 e confinante col Vietnam e il Golfo del Tonchino. Gli altri Zhuang restanti vivono nelle province di Yunnan, Guangdong, Guizhou e Hunan. 

Oggi gli Zhuang sono integrati nel tessuto nazionale della Repubblica Popolare Cinese, ma hanno conservato i loro costumi e le loro tradizioni culturali che risalgono già al Paleolitico, come affermato dallo storico Huang Xianfan, il primo accademico che ha studiato la storia degli Zhuang. Parlano due dialetti tai: il tai settentrionale e il tai centrale, con il cinese come seconda lingua. 

Il popolo Zhuang ebbe origine nella regione Sichuan e nella parte inferiore del bacino del fiume Yangtze. La cultura ancestrale è in comune a quella di tutti i cosiddetti popoli tai, famiglia di etnie del sud est asiatico, dell’India nord-orientale e della Cina meridionale, che ha vissuto la sua massima distribuzione geografica circa 2.500 anni fa, durante il periodo dei primi contatti con la cultura cinese Han. Altri eredi culturali di questi primi popoli sono i thailandesi della Thailandia e dello Yunnan, gli Shan di Myanmar (Birmania), i lao del Laos, e i buyei del Guizhou. Tra questi, gli Zhuang e i Buyei sono diventati i più assimilati alla cultura cinese contemporanea, prevalentemente sotto l’influenza Han.

Quando gli imperi dei Qin (221-206 a.C.) e Han (206 a.C. – 220 d.C.) invasero la Cina meridionale, gli Zhuang si spostarono verso sud e verso ovest nel Guangxi, nello Yunnan, nel Laos, in Birmania e in Thailandia.

Chi viveva nel Guangxi e nello Yunnan stringeva alleanze per difendersi dall’espansione Han, e si ritagliavano regni e imperi propri. Sostenevano il regno Nanzhao nello Yunnan contro la dinastia Tang (618-907). La dinastia Song (960-1279) e successivamente la dinastia mongola Yuan (1279-1368) li conquistarono, rendendoli sempre più “Hanizzati”; divennero cioè sempre più simili al popolo Han (maggioranza cinese) che li conquistò.

Tuttavia, gli Zhuang sono riusciti a mantenere delle caratteristiche che li distinguono dagli Han. Gli appartenenti al popolo Zhuang preferiscono stabilirsi nelle valli adiacenti ai ruscelli, coltivare il riso umido con l’uso di buoi e costruire le proprie case su palafitte, piuttosto che sul terreno. 

Oggi molti Zhuang usano la scrittura romanizzata che è stata introdotta nel 1957, ma alcuni abitanti usano ancora un antico sistema di scrittura conosciuto come Sawndip, chiamati anche “logogrammi Zhuang”. Questo sistema utilizza alcuni caratteri che derivano da quelli cinesi, ma nel Sawndip sono presenti più toni. Il Sawndip è stato usato in passato dagli sciamani per scrivere ogni genere di documento, da documenti di medicina, racconti popolari, miti e canzoni, diventando una risorsa accademica di enorme valore per i ricercatori della loro storia. La loro opera letteraria più famosa, Baeu Rodo, è un poema epico sulla creazione del mondo lungo più di 10.000 righe, che è stato trasmesso oralmente fino ai giorni nostri. 

Un’altra delle loro caratteristiche riguarda la tradizione del matrimonio: i giovani possono contrarlo senza l’intervento di intermediari, ma le spose rimangono con la loro famiglia originaria fino alla nascita del primo figlio, in quanto essa rappresenta il vero sigillo dell’unione matrimoniale. Dal punto di vista religioso, gli Zhuang sono animisti, il ché significa che attribuiscono un significato spirituale agli oggetti, ai luoghi e agli animali. Il culto degli antenati e la stregoneria, con l’uso di figurine umane, sono ancora praticati da alcuni Zhuang moderni. 

Gli Zhuang sono inoltre noti per la loro passione per il canto, tanto che le zone a maggioranza Zhuang sono chiamate “l’oceano delle canzoni”. Durante le stagioni agricole, le vacanze, le feste, i festival, i matrimoni e i funerali, gli Zhuang tengono il Gexu (fiera del canto), e in queste occasioni i giovani dei villaggi vicini indossano i loro costumi più belli e si riuniscono nel Gexu per cantare e potenzialmente incontrare il loro possibile partner. I testi sono di solito improvvisati e umoristici, e i cantanti si divertono sfidandosi con le loro qualità canore.

Un altro festival importante della tradizione Zhuang è la “Festa del Diavolo”, che si tiene il 14 luglio del mese lunare, ed è considerata come importanza seconda solo al Capodanno cinese. In rispetto ai loro antenati, quel giorno gli Zhuang puliscono accuratamente le loro case e preparano un sacrificio di anatre, carne di maiale, vini e dolci. Nella speranza di un buon raccolto, gli Zhuang celebrano anche la “Festa dell’anima del bue” l’8 aprile del mese lunare, suonando i tamburi mentre fanno il bagno all’animale, che viene nutrito con del riso di cinque colori diversi (cucinato con diverse verdure per farlo diventare rosso, giallo, nero, viola e bianco).  

Le città e i territori del Guangxi dove è forte l’impronta degli Zhuang sono oggi una rinomata meta di turisti, che riescono ancora a osservare e vivere le loro secolari tradizioni festive e culturali, come nel caso dei festival sopracitati.


Davide Renda

Caporedattore, responsabile "Orizzonti". Appassionato di storia, studi post-coloniali e del socialismo umanista.

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