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Fantasia: il capolavoro di avanguardia e sinestesia compie 80 anni

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Il 13 novembre del 1940 usciva nelle sale statunitensi uno dei film d’animazione Disney ancora oggi tra i più innovativi e originali: Fantasia.


«Quelli che vedrete sono i disegni, le immagini e le storie che la musica ha ispirato alla mente e all’immaginazione di un gruppo di artisti. In altre parole, questa non è l’interpretazione di musicisti esperti, il ché va a nostro vantaggio. Ci sono tre generi di musica nel nostro programma: il primo è il genere che racconta una storia precisa, poi c’è il genere che pur non avendo una trama specifica dipinge una serie di immagini più o meno definite, e infine la musica che esiste come fine a se stessa. Il numero con cui apriremo il nostro programma […], è musica di quest’ultimo tema: quella che noi chiamiamo musica assoluta.»

Con queste parole il compositore Deems Taylor apre uno dei film di animazione che ancora oggi, a distanza di ottant’anni, resta il più innovativo e originale prodotto di Walt Disney: stiamo parlando di Fantasia, che il 13 novembre 1940 esce nelle sale cinematografiche statunitensi (in Italia dovremo attendere il 1946, a causa dei problemi legati alla Seconda guerra mondiale).

Uno spettacolo nuovo e fino a quel momento mai visto, che inizialmente non venne affatto apprezzato dal pubblico e dalla critica (come spesso accade per i capolavori). Disney voleva dare una svolta al suo lavoro, offrendo qualcosa di stupefacente e diverso: se pensiamo, inoltre, che i cartoni precedenti a Fantasia erano stati Biancaneve e i sette nani (1937) e Pinocchio (febbraio 1940), avvertiamo ancora di più il divario e il cambio di registro, e comprendiamo lo sbigottimento del pubblico.

Fantasia è un elogio alla sinestesia: la musica prende forma e colori, fondendo insieme i sensi della vista e dell’udito; è l’elogio della musica fine a se stessa, quella musica assoluta di cui parla Taylor rivolgendosi al pubblico.

Un esperimento tanto geniale quanto rischioso, perché quegli anni della prima metà del Novecento non erano ancora pronti a tutto questo. Neppure le sale cinematografiche erano adatte a garantire un’esperienza totalizzante della visione: Fantasia, infatti, fu il primo film in assoluto riprodotto in stereofonia; Disney stesso dovette personalmente fare attrezzare i cinema con impianti ad hoc, poiché erano sforniti degli strumenti necessari (facendo lievitare non poco i costi della pellicola, che inizialmente non vennero coperti).

Sette gli scenari che si susseguono (otto se contiamo entrambe le colonne sonore dell’ultima sezione, che sono due): la Toccata e fuga in re minore di Bach, espressione raffinata di arte astratta, Lo Schiaccianoci di Cajkovskij, L’apprendista stregone di Dukas, unico episodio (e probabilmente il più famoso) in cui compare Topolino nelle vesti di un pigro aiutante ancora poco avvezzo all’utilizzo della magia, La sagra della primavera di Stravinskij che ci mostra la nascita delle forme di vita sulla Terra, La pastorale di Beethoven, episodio a tema mitologico, la Danza delle ore di Ponchielli, e infine l’ultimo, Una notte sul Monte Calvo di Musorgskij, che si conclude con l’Ave Maria di Schubert, un finale discusso e criticato perché “troppo spaventoso” da far vedere ai bambini.

E in effetti, Fantasia è tutto fuorché un cartone per l’infanzia, con tratti inquietanti e quasi psichedelici. L’intento di Walt Disney era quello di dare una forte sferzata alla sua produzione, e di rilanciare il personaggio di Topolino, che stava attraversando un momento di declino e scarsa popolarità. Il topo più famoso del mondo, infatti, cambia totalmente forma, per assumere un aspetto decisamente più tenero e “familiare”, come lo conosciamo oggi: la testa viene ingrandita, le guance arrotondate, le movenze maldestre e impacciate, gli occhi che non sono più dei semplici puntini neri, ma grandi cerchi che danno più espressività e umanità al personaggio.

Nulla è lasciato al caso: per l’episodio di Stravinskij, che racconta la nascita della vita sulla Terra, dagli organismi monocellulari agli anfibi e oltre l’era dei dinosauri, Disney ha ingaggiato degli esperti paleontologi, per ricreare una rappresentazione quanto più plausibile dei dinosauri (fino a quel momento rappresentati sempre come grosse iguane), al punto che persino Spielberg per il suo “Jurassic Park” si ispirò a quei disegni.

La musica è l’unica vera protagonista della pellicola (la più lunga della Disney, 125 minuti); la sola voce che si sente è quella narrante di Taylor, tra un episodio e l’altro, e vi è un solo dialogo di qualche secondo, al termine del terzo episodio, quello dell’apprendista stregone, tra la sagoma di Topolino e quella di Stokowski, il direttore che dirige l’orchestra di Philadelphia che ha suonato le musiche di Fantasia: avviene qui la stretta di mano ideale tra la realtà (rappresentata dal maestro Stokowski) e la finzione (rappresentata da Topolino), che si uniscono dando vita a un capolavoro.

Fantasia riesce a farci “vedere” la musica e “ascoltare” le immagini, in un interscambio di sensi che richiama la cosiddetta percezione amodale, tipica dei bambini, per cui vi è una forma unitaria e primordiale di percezione e di esperienza, e non ancora una divisione netta dei fenomeni sensoriali.

Sono anni di sperimentazione per il cinema, che Disney nella sua genialità accoglie e sviluppa: già negli anni ’30 il regista russo Ejzenštejn nell’elogiare il lavoro di Walt, lo definisce «genio impareggiabile nel creare equivalenti audiovisivi della musica attraverso il movimento indipendente delle linee e nell’interpretare graficamente l’andamento interno della musica».

Si va oltre la dicotomia “io vedo – io ascolto” per arrivare all’ “io sento”, quella che Ejzenštejn chiama quarta dimensione, di cui Fantasia costituisce l’esempio più riuscito, operando la sintesi dei sensi, della musica, dell’arte, della cultura (si passa dalla scienza, alle leggende popolari, alla mitologia, alla religione, nell’ultimo episodio che rappresenta il Bene e il Male, il Sacro e il Profano).

La modernità di Fantasia rende questa pellicola un capolavoro indiscusso, che ha ancora oggi dell’incredibile, al punto che ci si può facilmente dimenticare che la sua realizzazione risalga a ottanta anni fa: questo è già abbastanza per avere contezza della genialità di un artista come Walt Disney, e di quanto egli abbia innovato il panorama cinematografico e non solo. Del resto, si potrebbe immaginare una realtà senza Disney? Assolutamente no, neanche con tutta la fantasia del mondo.


 
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Silvia Scalisi

Segretario di Eco Internazionale. Laureata in Giurisprudenza, alla passione per il diritto associo quella per la letteratura, il cinema e la musica.

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