Tempo di lettura: 2 minuti

Alba Dorata è un’organizzazione criminale

Condividi

 
 

Sentenza storica: si conclude così il processo contro il più grande gruppo di neonazisti dopo i processi di Norimberga.


Alba Dorata ha agito come «un’organizzazione criminale»: sono proprio queste le parole utilizzate dal Tribunale di Atene, che si è pronunciato nella giornata di ieri, 7 ottobre 2020, mentre davanti il Palazzo di giustizia circa 15 mila manifestanti sono scesi in piazza al grido di «vogliamo i nazisti in prigione».

Si conclude così un lungo processo, durato cinque anni, in cui erano imputati insieme a Nikólaos Michaloliákos, leader del partito di estrema destra greco, altri 68 componenti: tra questi vi era anche Yorgos Roupakias, accusato dell’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas, accoltellato a Keratsini, quartiere della periferia di Atene.  

Fondato nel 1993 da Michaloliákos, il partito Alba Dorata, negazionista dell’Olocausto e di orientamento metaxista, si è sempre distinto per la sua natura squadrista e paramilitare, organizzando spedizioni punitive nei confronti di associazioni e organizzazioni a loro antagoniste. È anche comprovata la presenza di alcuni militanti di spicco di tale partito nella Guardia di Volontariato Greco, una delle unità paramilitari dell’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina del generale Ratko Mladić, condannato per aver perpetrato il massacro di musulmani bosniaci nella città di Srebrenica.

Per anni, la presenza politica dei militanti di estrema destra nel territorio greco è stata pressoché marginale, ma con la crisi finanziaria del 2008, Alba Dorata è riuscita a incanalare il malcontento generale nei confronti dell’Unione Europea, diventando megafono delle posizioni anti-europeiste e riuscendo, in poco tempo, a diventare il terzo partito del Paese nelle elezioni del 2015 con 17 seggi in parlamento.

L’ascesa all’interno delle istituzioni non ha modificato la natura squadrista e paramilitare del partito, promotore di manifestazioni razziste e xenofobe, di spedizioni punitive nei confronti della comunità LGBT e degli antifascisti, e di ronde notturne contro i migranti. Questi ultimi, insieme alle organizzazioni non governative che operano nei campi profughi nelle isole greche, sono diventati negli ultimi due anni i loro bersagli principali, i “nemici della patria”: come già raccontato in un precedente articolo, l’accordo europeo con la Turchia (2016) e l’inesistenza di una politica efficace in materia di immigrazione nei territori di primo accesso dell’Unione Europea, hanno innescato un’altra guerra tra poveri in un Paese ormai stremato dalla crisi umanitaria ed economica. A questa crisi, Alba Dorata ha risposto con la violenza, organizzando le cosiddette “squadracce anti-migranti”, ovvero squadre paramilitari, con l’intento di perlustrare le campagne vicine al confine turco alla ricerca di migranti; il gruppo è ritenuto responsabile inoltre degli incendi appiccati nel campo di Moria (Lesbo) e al deposito di una Onlus.

Le indagini nei confronti di Alba Dorata erano state avviate nel 2013, quando Yorgos Roupakias, membro del partito, aveva ucciso il rapper Pavlos Fyssas. Al termine delle indagini, il procuratore Isidoros Doyiakos ha formulato le richieste di arresto dei membri del partito, accusati di omicidio, possesso illegale di armi e di utilizzare uno strumento politico al fine di compiere attività illecite. In particolare, il leader Michaloliákos è stato arrestato il 28 settembre 2013 con l’accusa di aver creato «un’organizzazione criminale».

In totale gli imputati al processo, iniziato nel 2015 e appena concluso, erano 68 (di cui 18 ex parlamentari del partito), ma alla lettura della sentenza di ieri ne erano presenti soltanto 11. Michaloliákos è stato ritenuto colpevole di «costituzione e appartenenza a un’organizzazione criminale», mentre gli altri imputati sono stati giudicati colpevoli per la loro «appartenenza a un’organizzazione criminale». Inoltre, Yorgos Roupakias è stato condannato per l’omicidio di Pavlos Fyssas. La sentenza ufficiale con la condanna definitiva sarà pubblicata nei prossimi giorni: Michaloliákos e i membri del suo partito rischiano fino a 15 anni di carcere, Roupakias l’ergastolo.

I membri di Alba Dorata sono ancora accusati di altre aggressioni e tentati omicidi, come il tentato omicidio a Sotiris Poulikogiannis (presidente del sindacato dei metalmeccanici del Pireo) e il tentato omicidio nei confronti di Abouzid Embarak, pescatore di origine egiziana e testimone al processo, vittima di una rappresaglia da parte di 18 neonazisti che irruppero nella sua abitazione e lo lasciarono in fin di vita.

Si tratta di una sentenza storica in quanto questo è stato il più grande processo contro un partito di ispirazione nazista dai tempi del processo di Norimberga dopo la Seconda guerra mondiale. 

In piazza si sono riuniti circa 15 mila manifestanti davanti il Palazzo di giustizia di Atene per attendere il verdetto, dopo settimane di manifestazioni per chiedere la condanna dei militanti di Alba Dorata, alla lettura della sentenza. L’esultanza in piazza alla lettura della sentenza ha creato alcune tensioni tra manifestanti e polizia che ha utilizzato gas lacrimogeni per disperdere un gruppo di dimostranti che hanno lanciato alcune molotov. Tra le 15 mila persone scese in piazza davanti al Palazzo di giustizia erano presenti anche diversi movimenti antirazzisti, attivisti, rappresentanti di organizzazioni non governative. Era presente anche l’ex premier Alexis Tsipras che subito dopo la lettura della sentenza ha dichiarato: «Il popolo di Atene oggi emette il suo verdetto: Alba Dorata non è innocente. Nella coscienza del popolo greco si tratta di un’organizzazione criminale e andrà dove doveva andare, cioè nel bidone della spazzatura della Storia».


 
Condividi
Valentina Pizzuto Antinoro

Valentina Pizzuto Antinoro

Seguo con interesse tutto ciò che riguarda la promozione di diritti umani. Dopo diverse esperienze all’estero ho capito di essere al 100% una "siciliana di scoglio".

error: Content is protected !!