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Quali sono i nostri orizzonti? Le origini della cartografia

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Le carte geografiche hanno plasmato il nostro modo di vedere il mondo. Vi raccontiamo le loro origini, con un focus su cartografi e cosmografi del Medioevo.


“Tu sei qui” è la frase che generalmente indica dove ci troviamo sulle mappe. Un puntino segnato su un foglio che rappresenta lo spazio che occupiamo sulla Terra.

Fin dai tempi più antichi l’essere umano ha utilizzato le mappe per orientarsi, ma chi ha stabilito come costruire una mappa geografica e, soprattutto, in base a quale principio sono stati posizionati i vari continenti nel modo in cui siamo soliti vederli oggi? La nostra visione del mondo non è neutra, ma sempre politica e dipende da come ci si approccia alle carte geografiche fin da bambini.

«Non ho mai tracciato i confini che ci dividono, ma le migliaia di strade che ci collegano» queste parole sono di Sabine Réthoré, la cartografa francese che per il progetto Méditerranée Sans Frontières ha ruotato il Mediterraneo di 90° portando il nord a destra e riscrivendo i nomi di città e regioni senza tracciare i confini. Il risultato è stata l’immagine di un grande lago salato con due sponde speculari e non una linea netta che separa un sopra e un sotto.

La storia della cartografia è stata tracciata dai tanti studiosi, marinai e mercanti che durante i loro viaggi hanno annotato tutte le informazioni utili alla navigazione e alla sopravvivenza. Le mappe erano degli strumenti che riportavano consigli su come intraprendere un viaggio, su come non rischiare di esaurire le provviste a metà strada e sui pericoli che si potevano incontrare lungo il tragitto.

Il primo contributo fondamentale nella storia della cartografia risale a prima dell’anno 1000 grazie ai cartografi musulmani provenienti dall’Egitto e dalla Persia. Questi ereditarono il lavoro raccolto da Claudio Tolomeo e dalla Scuola di Alessandria e provvidero a rielaborarlo alla luce dei nuovi studi e delle nuove scoperte fatte dai mercanti che si spinsero fino alle Indie orientali e alla Cina. Il punto di svolta si ebbe nell’833 d.C. quando uno studioso della scuola di Baghdad, al-Khwarizmi, aggiornò la Geografia di Tolomeo con queste nuove scoperte scrivendo il suo Libro sulla Forma della Terra.

Durante questo periodo dei grandi viaggi dei musulmani la produzione di mappe crebbe a dismisura. Essi appuntavano qualsiasi dettaglio e quando gli mancava qualche particolare procedevano a inventarlo. Infatti per quanto queste carte siano veritiere, corrispondendo in gran parte alla realtà, contengono diverse imprecisioni.

Parte di una copia di fine Medioevo della “Tabula Rogeriana”, con il nord in basso. La carta è stata creata da geografo arabo al Idrisi nel 1154, alla corte del re normanno Ruggero II di Sicilia.

Abu al-Hasan Ali al-Mas’udi, che venne soprannominato “l’Erodoto degli arabi”, era un geografo di origini irachene che viaggiò tantissimo. Si recò in Armenia, Siria, Iran, esplorò i territori bagnati dal mar Caspio arrivando nella valle dell’Indo, in Zanzibar e in Madagascar. Scrisse l’enciclopedia Akhbar al-Zaman, una raccolta di trenta volumi in cui illustrò i regni del mondo islamico. Suo figlio al-Biruni, ereditando la passione e gli studi del padre, a soli 17 anni calcolò la latitudine globale della sua città, teorizzò un metodo per calcolare la circonferenza della terra – sbagliando il calcolo di solo 16 km – e nel 1037 ipotizzò l’esistenza delle Americhe.

Grande importanza in questo excursus sulla cartografia ebbe un italiano, o meglio due. Si tratta di Rustichello da Pisa, che nel 1298 condivise alcuni anni di prigionia con Marco Polo. Il periodo storico è quello delle Repubbliche Marinare – Amalfi, Pisa, Venezia e Genova – e i due galeotti condivisero tra loro episodi del loro vissuto mentre si trovavano in cella. Rustichello restò affascinato dai racconti di Marco tanto da proporgli la pubblicazione di un libro sulla sua vita quando vennero liberati.

Il romanzo venne pubblicato con il titolo Divisament dou Monde, meglio conosciuto come Il Milione. L’opera tratta appunto della vita del giovane Marco che conobbe il padre all’età di quindici anni. Niccolò Polo, insieme al fratello Maffeo, era un ricchissimo mercante veneziano che ritornò in patria dopo avere viaggiato per moltissimi anni in Oriente. Durante questi viaggi, mentre si trovavano in Uzbekistan, i due fratelli conobbero il Gran Khan. Il Kublai Khan era un uomo molto colto, curioso e affascinato dal Cristianesimo, infatti, domandò ai due mercanti di recarsi dal Papa a suo nome chiedendogli di inviare alla sua corte cento uomini. Niccolò e Maffeo, rientrati in Italia, si recarono dal Papa Gregorio X che concesse loro la sua benedizione, ma non acconsentì la partenza dei suoi uomini.

I mercanti decisero di ritornare in Oriente senza gli uomini di Chiesa richiesti ma portando con loro il giovane Marco. Prima tappa del viaggio fu Gerusalemme per prendere l’Olio Santo da donare al Gran Khan; successivamente si rimisero in navigazione fino all’Iran dove furono costretti ad abbandonare le navi perché difettose. Da lì proseguirono a piedi attraversando la Via della Seta.

Le informazioni contenute ne Il Milione influenzeranno tantissimo la redazione delle successive carte geografiche, come per esempio l’Atlante Catalano. Ovviamente, le informazioni riportate nel libro non sono tutte esatte, in quanto il racconto riporta vecchie credenze ed episodi non direttamente vissuti da Marco. Tuttavia ha rappresentato una fonte molto importante per la stesura delle mappe dell’epoca che venivano create mettendo insieme dati reali e storie.

Nel 1300 il Mediterraneo era un mare caratterizzato da grandi scambi commerciali, e le Repubbliche Marinare avevano al loro interno porti che accoglievano un numero spropositato di imbarcazioni. In questo scenario nacque la figura del cosmografo, che possiamo considerare l’antenato del cartografo. Egli si recava dai marinai o dal capitano per chiedere informazioni sui viaggi e spesso otteneva molto di più rispetto ai semplici racconti. Infatti i naviganti realizzavano disegni utili per la navigazione con appunti e descrizioni precise sui vari luoghi che avevano visitato come la presenza di una scogliera o i punti idonei al rifornimento. Il cosmografo raccoglieva le parole e i disegni dei marinai all’interno dei portolani, ovvero delle carte nautiche costiere in cui venivano indicate le direzioni di navigazione, la posizione dei porti e le regole per sostare.

Il primo esemplare di portolano risale al 1300 ed è conosciuto come Carta Pisana. Le informazioni che conteneva erano così precise che per i successivi tre secoli vennero apportate pochissime modifiche. Le mappe dell’epoca erano tutte orientate verso il nord perché veniva utilizzata la bussola, la cui invenzione risale a molti secoli prima.

Continuando la cronistoria delle carte geografiche arriviamo al 1343 quando Pietro IV di Aragona conquistò Palma di Maiorca strappandola agli arabi. Egli, consapevole della grande conoscenza degli arabi sulla cartografia, incaricò la Scuola di Maiorca di fabbricare un portolano, una carta nautica, da regalare al re Carlo V di Francia. L’incarico venne eseguito da una famiglia ebrea che, nel 1377, consegnò al monarca l’Atlante Mondiale Catalano. L’opera è composta da sei pergamene che raffigurano l’area mediterranea, tutto il mondo allora conosciuto e una cosmologia generale formata da una ruota astronomico-astrologica (perché prima di mettersi in mare non mancava un consulto agli astrologi di corte). Le fonti utilizzate per la stesura dell’atlante sono state la cartografia romana, in particolare quella dell’età augustea, e – come detto prima – i racconti di Marco Polo.

Capire come sono nate e come si sono sviluppate le carte geografiche è molto affascinante e grazie alla loro evoluzione è possibile farsi un’idea della posizione che i continenti occupano su di esse. In realtà l’orientamento delle mappe è dovuto alla casualità, alle tecnologie e alla politica del tempo. Esistono varie carte in cui il sud viene scambiato di posizione con il nord. Tra la più famose di queste raffigurazioni “al contrario” vi è quella realizzata nel 1943 dal pittore uruguaiano Joaquín Torres-García, América Invertida che mise la punta estrema del Sudamerica in alto, e la carta di Stuart McArthur, McArthur’s Universal Corrective Map of the World, che nel 1979 posizionò il suo Paese, l’Australia, al centro del quadro.


 

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Serena Mangiafridda

Serena Mangiafridda

Ho sempre mille idee per la testa, mille sogni dentro al cuore e un sorriso contagioso, sono molto curiosa, sempre disposta a mettermi in gioco e a imparare.

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