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Ordinanza Musumeci: risposta reazionaria e populista ai flussi migratori

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L’ordinanza del Presidente Musumeci, volta a sgomberare i centri di accoglienza siciliani, vietando l’ingresso e la sosta nell’isola, è una manovra giuridicamente illegittima e umanamente inaccettabile.


Il 22 agosto scorso, il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, ha firmato un’ordinanza che dispone l’immediato sgombero degli hotspot e dei Centri di accoglienza dei migranti presenti nell’isola, imponendo al governo il trasferimento e\o ricollocamento immediato in altre strutture fuori regione entro le successive 48 ore. La ragione alla base di questa precisa decisione sarebbe l’impossibilità di garantire la permanenza nell’isola nel rispetto delle misure sanitarie di prevenzione del contagio da Covid-19.

L’ordinanza prevede inoltre il divieto di ingresso, transito e sosta nel territorio siciliano di ogni migrante, “al fine di tutelare e garantire la salute e la incolumità pubblica, in mancanza di strutture idonee di accoglienza”.

La misura implica di fatto la chiusura dei porti siciliani ai migranti che raggiungono “le coste siciliane con imbarcazioni di grandi e piccole dimensioni, comprese quelle delle Ong”.

Il provvedimento di Musumeci è stato definito sin da subito privo di valore dal Viminale poiché, sebbene poggi sull’ordinanza del Capo della Protezione civile del 3 febbraio 2020 che individua nei Presidenti della Regione i soggetti attuatori delle misure in seno all’emergenza epidemiologica, travalica in realtà queste competenze. Sebbene a statuto speciale, la regione Sicilia non ha alcun potere di intervenire sulle questioni oggetto dell’ordinanza. Infatti, il potere delle deleghe esercitato in seno all’emergenza sanitaria non autorizza il Presidente a pronunciarsi e sentenziare in materia migratoria, che resta di competenza del Ministro dell’Interno e dei prefetti.

Dunque, poiché, come previsto dalla Costituzione italiana, la potestà legislativa in ambito migratorio è esercitata dallo Stato, il Presidente Musumeci, sebbene cosciente dei limiti dei suoi poteri e dell’inefficacia di questa misura, ha deliberatamente abusato dei suoi poteri, cercando di strumentalizzare l’emergenza sanitaria e le misure d’emergenza per evidenti fini politici. L’appeal elettorale di questo tipo di misura populista è resa evidente dalla propaganda martellante con cui il leader della Lega Matteo Salvini e di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni la stanno usando per fini esclusivamente personali.

La deriva reazionaria dell’azione politica degli ultimi governi e di molte amministrazioni regionali lede i diritti umani e infanga la storia di un Paese di emigranti; alimenta l’onda funesta dell’odio sociale, del razzismo e della xenofobia, fomentando stereotipi e disinformazione.

L’ordinanza, pur partendo da considerazioni condivisibili – legate al sovraffollamento dei centri di accoglienza, all’impossibilità di garantire le misure anti-contagio degli ospiti nei centri, oltre che all’assenza di un servizio completo di prima accoglienza e alla deresponsabilizzazione degli Stati Europei nella gestione dei flussi migratori – trascina poi queste evidenze nel vortice della propaganda populista, proponendo soluzioni deficitarie sia dal punto di vista politico-amministrativo che umano.

Sebbene sia vero che le condizioni dei centri di accoglienza siciliani siano fatiscenti, è altrettanto vero che ordinarne lo sgombero degli hostspot è una misura che nulla ha a che vedere con la protezione e la tutela dei suoi utenti, i migranti, a cui peraltro è stato vietato il transito e la sosta in Sicilia. L’ordinanza, ammantata di puro buonismo, non ha proposto un modello di gestione alternativa, individuando nel trasferimento dei migranti e nella chiusura dei porti le sole soluzioni alla gestione migratoria

Al grido di “nuovi focolai tra i migranti” non corrisponde evidenza numerica. Mentre infatti tutta l’attenzione viene rivolta ai migranti, centinaia sono i siciliani e i turisti italiani e stranieri in transito o di rientro in Sicilia che nessuno si è preoccupato di monitorare e  controllare. 

Così mentre i passeggeri del volo Tunisi-Palermo gironzolano spensierati nell’isola, perché nessuno all’aeroporto si è preoccupato di ritirare i documenti che indicano condizioni sanitarie e luogo della quarantena, tutta l’attenzione viene sproporzionatamente rivolta ai migranti, i soli che, non appena arrivati, vengono controllati, testati e, se positivi, isolati. Cosa che evidentemente non accade con chi transita in Sicilia per vie “legali”.

La Sicilia è la regione con il minor numero di tamponi effettuati in relazione alla popolazione residente. Mentre si assiste a un aumento dei casi, la responsabilità viene affidata alla categorie di persone maggiormente controllata.

La lotta del Presidente regionale alla riduzione dei contagi è quindi abbastanza incoerente da far ragionevolmente supporre che più che una lotta al contenimento del Covid-19, è una lotta al contenimento dei migranti.

La manovra dell’amministrazione della regione Sicilia è giuridicamente illegittima e umanamente inaccettabile. È  priva di ogni fondamento giuridico perché la gestione del fenomeno migratorio è competenza dello Stato, non delle Regioni; il governo ha infatti impugnato l’ordinanza di Musumeci affermando inoltre che la misura interferisce «gravemente con la gestione del fenomeno migratorio», producendo effetti diretti a carico di altre regioni.

È umanamente inaccettabile perché reitera la negazione al diritto fondamentale alla mobilità umana. Insieme ai respingimenti differiti, diffusamente praticati nel nostro territorio, questo tipo di misura lede la tutela dei diritti umani e la protezione di migranti e richiedenti asilo.

È anche vile, perché strumentalizza una reale emergenza – quella del Covid-19 – a fronte di un finto allarme che alimenta la sindrome da invasione. Con appena 17.504 persone sbarcate in Italia dal primo gennaio al 26 agosto 2020, Musumeci maschera le deficienze dell’amministrazione siciliana nell’affrontare la crisi sanitaria e affibbia gli scarsi risultati ai migranti in arrivo.

Il procurato allarme connesso a questo tipo di manovra induce a pensare che l’effettivo incremento epidemiologico dipenda dagli arrivi di migranti, attribuendo loro una responsabilità del contagio tutt’al più addossabile alla mancanza di protocolli e di misure adeguate da parte delle amministrazioni locali.

L’allarme in ogni caso c’è e ci arriva da Alarm Phone: nell’ultima settimana quattro naufragi con 45, 30, 40 e 4 morti nel Mediterraneo centrale. I corpi senza vita che arrivano nelle spiagge della Libia o ancora a galla ci mostrano la strage degli invisibili «vittime della cultura dello scarto» (Papa Francesco).


 

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Martina Costa

Martina Costa

Responsabile di "Stay Human". Laureata magistrale in Cooperazione e Sviluppo, sostengo e lotto per un’informazione libera, la tutela dei diritti umani, la parità di genere e i processi di ristrutturazione sociale dal basso.

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