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Free from Polio: l’Africa è libera dal virus della poliomielite

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L’Africa è libera dal virus che l’ha martoriata per anni. Ora è dovere morale di tutti mantenere questo clima salubre per tutelare le future generazioni.


In Africa la polio non fa più paura, almeno non come negli ultimi venticinque anni.  A dichiararlo è l’ARCC (Africa Regional Certification Commission) che dal 1998 ha il compito di supervisionare e verificare i lavori di immunizzazione in 47 stati membri. Le armi che hanno permesso di eradicare questo virus sono state la solidarietà, la fiducia e la fratellanza.

Il poliovirus è una malattia virale, acuta e contagiosa, ha come principali vittime i bambini e si trasmette per via fecale-orale o attraverso acqua o cibo contaminati; presenta sintomi quali febbre, affaticamento, mal di testa, attacca il sistema nervoso e può portare alla paralisi.

I ceppi del virus sono tre (WPV1, WPV2, WPV3), diversi sotto il profilo genetico ma identici sotto quello sintomatico. In assenza di una cura, la somministrazione di un vaccino permette di contrastare il propagarsi del virus, tanto che oggi il 95% della popolazione è da considerarsi immunizzata.

Scoperto alla fine degli anni ‘50, il vaccino era accessibile solo ai paesi più ricchi. Nel 1988 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) registra un dato sconfortante: solo in Africa i casi di polio ammontano a  70.000 su una scala mondiale di 350.000 casi. Nello stesso anno però, con la nascita della Global Polio Eradication Initiative, si prende atto di quanto sia importante svellare il virus in tutto il mondo attraverso un ampio partenariato composto da governi nazionali, istituzioni come l’OMS, il Rotary International, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), la Bill & Melinda Gates Foundation e Gavi. Grazie a questa azione mirata e concertata oggi i casi sono ridotti del 99,9%.

Nel 1996 Nelson Mandela ha lanciato la campagna Kick Polio Out of Africa: il suo appello ha mobilitato nazioni e leader africani, salvando 180.000 vite ed evitando la paralisi a 1,8 milioni di bambini. 

Ci sono delle zone in Africa in cui la campagna di immunizzazione è stata una vera e propria sfida come nel caso della Nigeria, ferita su due fronti: la poliomielite da un lato e, con epicentro nello stato di Borno, l’insurrezione del movimento terroristico di Boko Haram dall’altro. Quella del gruppo di Ustaz Mohammed Yusuf è una politica fatta di violenza, aggressioni, disinformazione, che hanno lasciato migliaia di bambini senza copertura vaccinale e diffuso false credenze circa gli effetti sterilizzanti e le potenziali lesioni alle ossa causate dal vaccino.

Questo non è servito a fermare l’azione dei volontari, alcuni dei quali hanno perso la vita sul campo proprio per mano di Boko Haram, le cui campagne di vaccinazione hanno trovato seguito, a riprova di un coraggio mai vano. La cartella sanitaria della Nigeria è stata un’altalena oscillante fra il sollievo dato dall’essere “polio-free” all’angoscia di una nuova epidemia che annulla gli sforzi messi in campo dalla sanità pubblica.

Il vaccino è ed è stata l’unica arma per sconfiggere la poliomielite, se questa diminuisse il virus selvaggio della polio potrebbe tornare a diffondersi rapidamente. Grazie ad ingenti finanziamenti e ad una determinante presa di coscienza collettiva nei Paesi colpiti, oggi il poliovirus selvaggio è attivo solo in Afghanistan, con 29 casi nel 2020, e in Pakistan, con 58 casi. Se qui la diffusione non viene interrotta, gli altri stati possono considerarsi vulnerabili al contagio, complici i servizi sanitari deboli e le comunicazioni fra le popolazioni. 

È indispensabile, oltre che necessario, mantenere un clima di allerta al fine di evitare possibili ricadute: dopo anni di lotte questo è un dovere morale per l’Africa, i suoi figli e il mondo intero.


 
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Martina Bonaffini

Viaggiatrice solitaria alla volta di nuove terre, mai immobile e sempre (o quasi) con l'ironia in tasca.

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