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Mascherine di Carnevale

In questi giorni di allerta per l’aumento dei casi di coronavirus nel Nord Italia si sta diffondendo un popolare richiamo a indossare le mascherine chirurgiche o antismog. Coloro che sono in preda a psicosi e gli improvvisati virologi formano due fazioni che stanno animando la discussione pubblica. Come al solito, le informazioni sono a portata di click, ma a mancare spesso non è il click utile ma il “lampo” che avvia l’idea di informarsi correttamente. Serve questa benedetta mascherina o è solo un’illusione di protezione?

Le maschere in questione sono in sostanza inefficaci contro il coronavirus. Questo perché, conoscenze scientifiche alla mano, «non c’è alcuna prova che proteggano le persone non malate». Sono le parole dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a chiarirlo, confermando comunque che si tratta di una precauzione valida nei casi di dubbio sulla propria condizione, in vicinanza di focolai o di contagiati. Per questo motivo non stupisce che il personale sanitario o gli inviati in zone ad alto rischio usino le mascherine. Per quanto riguarda le “altre” mascherine, quelle anti-smog, utilizzate da anni nelle grandi città, sono utili a bloccare solo batteri e smog. Perché? I virus sono molto più piccoli delle “polveri sottili” e dei comuni batteri. Se, per esempio, alcuni batteri possono essere grandi appena 1 micrometro, i virus raggiungono tranquillamente anche i 0,1 micrometri. Il virus passa facilmente i filtri delle mascherine.

Un problema, però, resta: le mascherine non proteggono a sufficienza dai virus perché non coprono a sufficienza il viso. Gli occhi infatti sono esposti: i virus che si trasmettono per via aerea possono entrare anche da lì. In generale si riesce a limitare il rischio di un contagio quando una persona infetta starnutisce o tossisce nei pressi di chi indossa la mascherina: è pur sempre una barriera fisica fra la bocca e le goccioline di saliva. E anche in questo caso non è detto che il virus non riesca a giungere a naso o bocca. In generale l’OMS consiglia di usare le mascherine chirurgiche soltanto a chi si sta prendendo cura di un contagiato. Usare queste mascherine è invece una buona precauzione per le persone malate per ridurre i rischi di contaminazione. La questione è dunque sottile: è poco utile per difendersi da un contagio esterno, ma è utile a evitare la diffusione di un virus. In definitiva, considerata la modesta efficienza delle mascherine, l’utilizzo della mascherina non è “sintomo di psicosi”, ma può diventare una buona abitudine in contesti che possono avvicinarsi al rischio epidemia. Ma diciamolo: non sarà lei a salvarci la vita.

Consideriamo adesso come avviene la diffusione del nuovo coronavirus (covid-19). Sappiamo che questa può avvenire tramite contagio diretto o indiretto. In che senso? Questo virus si diffonde da persona a persona, banalmente, tramite le piccole gocce che emettiamo con la respirazione, quando tossiamo e quando starnutiamo. Esattamente come tutte le influenze che abbiamo avuto nelle nostre vite, un contatto ravvicinato con un infetto moltiplica le probabilità di essere contagiati. Possiamo dunque introdurre – involontariamente – dentro le nostre mucose le particelle che causeranno quasi certamente il nostro contagio. È altresì possibile che una superficie inerte – oggetti di ogni tipo – possa trasportare sulle mani e sul viso il virus, come avviene per tutte le malattie virali. È stato confermato che il coronavirus sopravvive su materiale inerte (un letto, una maniglia di una porta, una parete, ecc) e questo porta a prendere in considerazione la precauzione più basilare di tutte: lavarsi adeguatamente le mani.

Sappiamo lavarci le mani? Evidentemente no. Sempre l’OMS consiglia il corretto lavaggio delle mani: utilizzare il sapone o un disinfettante a base alcolica, lavare per un tempo non inferiore a 40 secondi, chiudere i rubinetti con una salvietta monouso – evitando di toccarli con le mani pulite – e asciugare anche le mani con una salvietta monouso. E questo è solo un riassunto delle indicazioni precise per un “perfetto” lavaggio delle mani con l’abbassamento dei rischi al minimo. A molti sarà sembrato di leggere il manuale del germofobico, ma questa è la raccomandazione dell’OMS sul lavaggio delle mani, nel segno della prevenzione.

Mascherine a parte, il nuovo coronavirus può essere inizialmente scambiato per un’influenza, per questo motivo il dubbio accompagnato dall’isolamento in casa è la scelta più corretta. La mascherina – come già detto – è molto utile nell’evitare di diffondere ulteriormente il virus o il sospetto contagio. Seguendo le indicazioni delle autorità sanitarie, il consiglio resta quello di telefonare al 112 e illustrare la propria condizione così da consentire al personale sanitario di intervenire nel migliore dei modi e nella massima sicurezza per tutti. È stato proprio l’arrivo in ospedale a peggiorare la situazione dei contagi nel Nord Italia. Il ministero della Salute ha inoltre messo a disposizione il numero 1500 per ricevere informazioni e consigli sul nuovo coronavirus.

Partendo dai dati più numerosi – e quindi di riferimento – provenienti dalla Cina, l’81 per cento dei casi di covid-19 è anticipato da sintomi moderati, che diventano pericolosi nei soggetti a rischio, quali anziani o persone con altre importanti patologie pregresse.  Solo il 5 per cento dei casi ha comportato situazioni critiche, fra queste anche la morte degli stessi ammalati. Inutile paragonare l’influenza stagionale con questa epidemia: se la prima miete centinaia e centinaia di vittime all’anno, questo coronavirus ha un’arma in più chiamata paura. La paura alimentata dalla mancanza di un vaccino, dalla durata – a volte molto dilatata – della malattia fino al raggiungimento della guarigione, dalla sua “lentezza” (l’incubazione è ancora sconosciuta, con diverse ipotesi che oscillano fra i 14 e i 21 giorni) e dagli sciacalli, questi non mancano mai.


Copertina: il “medico della peste” di MightySaiyan

Daniele Monteleone

Daniele Monteleone

Caporedattore. Scrivo tanto, urlo tantissimo. Passione irrinunciabile: la musica. E poi un amore smisurato per l'arte, tutta.

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