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Come on Reds! Dopo trent’anni, il Liverpool conquista la Premier League

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Il Liverpool è campione d’Inghilterra dopo trent’anni. Ha vinto la Premier League con sette giornate di anticipo grazie alla sconfitta del City a Londra.


La maledizione si è spezzata. “You’re will never walk alone” può finalmente propagarsi su tutto il territorio inglese. Dopo un’attesa durata trent’anni il Liverpool è campione d’Inghilterra. È il 19esimo titolo della storia dei Reds (a -1 dal record del Manchester United), il primo nell’era Premier League. È arrivato con sette giornate d’anticipo e senza nemmeno scendere in campo. Il 2-1 del Chelsea sul Manchester City di Guardiola ha portato il vantaggio dei Reds sui Citizen a +23; un distacco ormai incolmabile.

Quello del Liverpool è stato un cammino impressionante: ventotto vittorie, due pareggi e una sola sconfitta. Un torneo gestito in testa alla classifica dall’inizio alla fine, che ha avuto un punto di svolta decisivo con la vittoria per 3-1 nello scontro diretto contro il Manchester City dello scorso 10 novembre. Un trionfo atteso da una città desiderosa di veder finire questa sorta di “maledizione” calcistica che ha saputo resistere a tecnici come Gerard Houllier e Rafa Benitez, ad attaccanti come Fernando Torres e Michael Owen. E soprattutto, al capitano più iconico della storia dei Reds: Steven Gerrard. L’uomo capace di vincere tutto tranne il campionato, perso nel 2014 proprio a causa di una sua scivolata nel match contro il Chelsea. 

Il prossimo 26 luglio toccherà a Jordan Henderson sollevare il trofeo della Premier League. Per il Liverpool è il diciannovesimo titolo inglese in 128 anni di storia e la prima Premier League. Il campionato di calcio inglese come lo conosciamo oggi, venne infatti rifondato, riorganizzato e ribattezzato nel 1992, e fino a questa stagione il Liverpool non era mai riuscito a vincerlo. L’ultima volta che fu campione d’Inghilterra, nel 1990, era allenato dallo scozzese Kenny Dalglish.

Se all’epoca, a essere portato in trionfo, era l’allenatore di Glasgow, oggi a entrare definitivamente nella storia del club è Jurgen Klopp. Forse l’unico tecnico che poteva riportare il titolo sulla riva rossa della Mersey. È soprannominato “il Mago” dai tempi in cui allenava il Borussia Dortmund, ed in effetti solo un mago poteva estirpare una maledizione. Ordine, velocità, verticalità, creatività e “gegenpressing” sono i suoi dogmi del calcio. Questa infatti è la filosofia che il tedesco ha voluto infondere fin dal primo momento al suo Liverpool. 

Arrivato nel 2015 per sostituire Brendan Rodgers, tra finali perse (tra cui una di Europa League e una di Champions League) e risultati che tardavano ad arrivare, le delusioni non sono mancate. Ma alla fine il Liverpool più forte mai sceso su un rettangolo di gioco è venuto alla luce. Per molti, più grande anche di più di quello creato da Bill Shankly negli anni Sessanta e Settanta. 

La Premier League 2019/2020 è il trionfo personale di un uomo dalla grande umanità, dal carisma trascinante e dall’eccellenza calcistica, capace di sfruttare le vittorie in Champions League, Supercoppa Europea e Mondiale per Club per infondere nuovi stimoli a un gruppo che pare aver raggiunto la piena consapevolezza dei propri mezzi. Nel Liverpool campione d’Inghilterra non c’è soltanto un grande allenatore, ma c’è anche una squadra dal valore difficilmente replicabile. Il miglior portiere Alisson, il miglior difensore centrale Van Dijk, il migliore terzino destro Alexander-Arnold e uno fra i tridenti d’attacco migliori del mondo: Salah, Firmino e Mané. E poi Robertson a sinistra, Fabinho e capitan Henderson in mezzo al campo, Wijnaldum come mezz’ala, l’esperto Milner, il talento di Oxlade-Chamberlaine e un dodicesimo completo come Origi. 

Un’orchestra perfetta diretta dal miglior “maestro” al mondo, che adesso ha un ultimo obiettivo davanti a sé: arrivare a quota cento punti per segnare il nuovo record del campionato inglese. Mancano solo quattordici punti. In palio ce ne sono ancora ventuno. Il ciclo dei Reds pare essere solo nella sua fase iniziale e la sensazione è che non si chiuderà presto. 

E come non parlare poi del tempio che ha visto trionfare i Reds in questi anni, l’Anfield Road? L’Anfield, appunto, non è uno stadio come gli altri, la Kop non è una curva come le altre e soprattutto “You’ll never walk alone” non è un inno di calcio come gli altri. 

È praticamente impossibile per qualsiasi tifoso non rimanere affascinato dalla storia del Liverpool, uno dei più vincenti e gloriosi club d’Inghilterra. Cinque coppe dei Campioni, l’ultima nella pazzesca rimonta contro il Milan nel 2005, ma soprattutto un ambiente che ha saputo fare la differenza in tante occasioni e che ancora oggi il movimento del tifo internazionale guarda con ammirazione e con un pizzico di invidia.

“You’ll never walk alone” è un inno che nasce nel 1945, brano scritto per il musical Carousel dalla coppia statunitense Rodgers e Hammerstein. Negli anni viene reinterpretato da molti cantanti con una certa fama, tra cui Frank Sinatra, Johnny Cash ed Elvis Presley. In Europa arriva però solo più tardi grazie a un gruppo di musicisti di Liverpool, Gerry and The Pacemakers, che decide di farne una cover nel 1963.

Da cover di buon successo tra le hit in classifica a inno ufficiale del club, come è stato possibile? Il merito è tutto di Bill Shankly, mitico allenatore dell’epoca dei Reds. “You’ll never walk alone” oggi è anche la scritta che campeggia sull’entrata dello Shankly Gate e che compare nel logo ufficiale del club. Gerry Marsden, giovane cantante dei Gerry and The Pacemakers, prima dell’uscita, regalò una copia della cover a Shankly, che ne rimase molto colpito. Alcuni cronisti dell’epoca raccontarono l’episodio e così si iniziò a parlare di nuovo inno. Anfield (seppur al momento vuoto per questioni di sicurezza sanitaria) aspetta nuovi trionfi. Come on Reds!


 
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Daniele Compagno

Daniele Compagno

Web e Social Media Manager. Scrivo di Sport e Cultura e offro il mio apporto con impegno e costanza per la crescita e lo sviluppo di Eco Internazionale.

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