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«Nonostante le libertà ho deciso di non uscire», una siciliana dalla Lettonia

 

Per “Lettera Q“, le testimonianze da un mondo in quarantena per l’emergenza coronavirus, pubblicate da Eco Internazionale ogni domenica


Sono Rosalia, dal nome credo si capisca subito che sono di Palermo (siciliana DOC), ma da un po’ di tempo a questa parte sono anche una Lettone (Latvian). Ho sposato un Lettone nel 2019 e da più di due anni vivo e lavoro a Riga, capitale della Lettonia, per l’appunto. Il Covid-19, questa pandemia, ha cambiato la mia vita? Si, ma non come per gli italiani in Italia.

La Lettonia si trova al nord-est dell’Europa, confina con la Lituania e l’Estonia, in mezzo tra le due. Poi c’è anche la Russia ed il Mar Baltico. I Lettoni sono, come tanti altri popoli del nord Europa, persone per lo più molto educate, la maggior parte intelligenti (parlano quasi tutti tre-quattro lingue perfettamente), belli a vedersi ma molto distaccati e confrontandoli con spagnoli e italiani possiamo dirlo senza timore: sono freddi.

Anche prima del Covid-19 la gente entrava nelle case e si toglieva le scarpe, persino a casa propria. Qui nessuno va in giro con gli stivali usati per camminare in strada, nonostante le vie siano pulitissime.

Prima della pandemia, quando andavo a fare la spesa non entravo mai in contatto con la cassiera, ci sono le casse automatiche e tutti le usano. In molti preferiscono payment in contactless o pagamenti con il cellulare rispetto ai contanti. Attualmente non si esce per la spesa, tutto viene ordinato tramite le apps.

Riga è una città altamente tecnologica, lo smart working esiste da tempo (io lavoro come video editor online dal 2017) e per tutto abbiamo delle applicazioni. Quando ordiniamo da mangiare (che arriva sempre puntualissimo) i delivery men lasciano il cibo dietro la porta di casa, in questo modo non sei costretto ad entrare in contatto visivo con loro.

Prima del virus, quando incontravamo amici o parenti acquisiti, non c’erano calorosi abbracci, strette di mano o baci. Un cenno di palmo ad un metro di distanza era sufficiente. Attualmente gli incontri sono soltanto via web-cam.

Fa molto freddo in Lettonia, in estate abbiamo un bel clima ma per sette mesi circa la temperatura non supera mai i 5/6 gradi. In inverno la temperatura può scendere anche a -20 gradi o addirittura sfiorare i -30. Con -31 gradi i bambini non vanno a scuola. Con -20 puoi uscire, ma corri. Il freddo ti porta a coprirti bene il viso ed ad utilizzare i guanti. Con questo freddo non ti viene molta voglia di andare in giro, figuriamoci con una combo “freddo e virus mortale”.

Riga é piena di pub, sono locali bellissimi: aperitivi nelle terrazze dei grattacieli, bar con piscina all’interno, tante sale dove mettono musica di genere diverso. Non si fanno mancare nulla. Il cibo è buonissimo (so che molti italiani storceranno il naso nel leggere questa cosa; sono invitati a Riga, a mangiare al Lido: rimarranno sbalorditi dal buon cibo che la Lettonia può offrire). Ma i Lettoni non sono mondani, tutti questi posti sono per lo più per i turisti, loro preferiscono i party a casa. Eventi comunque rari e non ogni venerdì o sabato sera come succede da noi.

Le strade sono larghissime. Il vicolo più stretto è famoso in città come meta turistica ed è comunque largo due metri (Rozena street – Rozena iela). Difatti è dunque molto più largo di tante stradine che possiamo vedere in città come Napoli, ad esempio. Gli ampi spazi permettono di mantenere meglio le distanze tra i passanti.

Con questo quadretto possiamo capire che molte norme che oggi il mondo sta utilizzando per affrontare il coronavirus (poco contatto fisico, poca vita mondana, utilizzo di carte di credito al posto dei contanti, togliersi le scarpe quando si entra a casa, eccetera) erano già la norma per i Lettoni ed altri popoli del nord Europa.

Quindi come affrontiamo questa pandemia? Il Governo ha chiuso quasi tutti i luoghi pubblici, come le scuole ed i cinema, ha chiuso i confini quindi non si può viaggiare, ed ha imposto dei piccoli divieti per tutti i cittadini (piccoli rispetto all’Italia). Attualmente i casi sono più di 900, dei quali più di 500 solo a Riga. Tengo a sottolineare che la Lettonia non é grande come l’Italia e nemmeno grande come la Sicilia, per intenderci. I lettoni sono 2 milioni di abitanti in totale, quindi 900 casi in un paio di mesi sono un “grande” numero. Abbiamo meno di 20 morti ma le notizie riguardo al resto del mondo corrono veloci quindi la paura c’è.

Vedo persone andare in giro (guardando fuori dalla finestra), poiché uscire e passeggiare è ammesso ed alcuni piccoli pub e ristoranti sono ancora aperti. Io, da italiana, seguendo le notizie del mio Paese ho molta più paura. Quando vedo la gente fuori in gruppi di due percepisco il pericolo, ed è come leggere il futuro in un certo senso, perché l’Italia ha fatto già quella esperienza e dunque so cosa comporta, so il “cosa succederà” e questo ovviamente fa paura. Il virus cammina con le nostre gambe, ma ogni paese è diverso ed il Governo gestisce la situazione a modo suo. Io, però, nonostante la mia libertà, ho deciso di non uscire. La mia è una scelta. Non ci sono multe, prigione, ammende che ci obbligano a non uscire oggi. Il buon senso, solo quello. Io resto a casa.


 

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