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Le «rovine romantiche» del Giardino Inglese tra i Luoghi del cuore del FAI

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Il Giardino Inglese di Palermo – da poco rinominato “Parco Piersanti Mattarella” in onore dell’ex Presidente della Regione Siciliana assassinato dalla mafia nel 1980 – è stato inserito nella decima campagna dei Luoghi del cuore del FAI iniziata il 6 maggio. I “Luoghi del Cuore” è una campagna nazionale che punta i riflettori su quei luoghi che non vanno dimenticati. È il più importante progetto italiano di sensibilizzazione per la cura del nostro patrimonio culturale. I cittadini possono segnalare al FAI, attraverso un censimento biennale, i luoghi che necessitano attenzioni, manutenzione, riqualificazione e altre misure di tutela. A censimento avvenuto, l’elenco dei beni culturali indicati dai cittadini viene posto in una piattaforma di voto in cui quelli più “acclamati” ottengono un cospicuo finanziamento. Il voto sulla piattaforma – un semplice click – verrà chiuso il 15 dicembre 2020 (qui il link per votare il Giardino Inglese).

Questa gara di partecipazione cittadina risulta comunque molto importante per riportare al centro delle azioni cittadine dei patrimoni “visibili ma invisibili”. All’ultima edizione dei “Luoghi del cuore” il fiume Oreto (il più grande corso fluviale sopravvissuto a Palermo) è arrivato secondo in questa classifica. Tale mobilitazione cittadina ha attirato l’attenzione delle istituzioni palermitane che hanno cominciato a collaborare con le associazioni impegnate da anni per il fiume.

Perché il Giardino Inglese? Le associazioni ComPA Aps, Pro loco Vergine Maria e R’innova Palermo sono le principali promotrici dell’inserimento del parco palermitano nella lista dei beni da tutelare per la competizione del Fai. Le associazioni hanno dichiarato: «Proponiamo uno dei luoghi più amati della nostra città che raccoglie i ricordi di molti di noi e che oggi, con la dedica a Piersanti Mattarella, assume anche un valore simbolico nel ricordo di uno degli eroi della lotta antimafia. Il parco versa in condizioni imbarazzanti nel silenzio dell’intera classe politica di ogni schieramento e grado».

Il prestigioso parco palermitano è stato progettato nel 1851 da Giovan Battista Filippo Basile, uno dei più famosi architetti siciliani dell’Ottocento. Per intenderci, Basile fu il progettista del Teatro Massimo, il più grande teatro lirico d’Italia e il terzo in Europa, dopo l’Opéra di Parigi e la Staatsoper di Vienna. L’idea di Basile di uno spazio verde cittadino si allontanava dal classico giardino all’italiana, geometrico e misurato, per inseguire la tendenza che si era affermata sul finire del Settecento: il giardino all’inglese.

Il concetto di giardino all’inglese deriva dall’idea illuminista della natura, vincente sugli ornamenti marmorei e artificiali. Uno dei primissimi esempi è il progetto di William Kent dei giardini di Chiswick House del 1726. Kent introdusse elementi come ponti e numerosi templi immersi nel verde, trasformando di fatto il giardino geometrico in uno spazio più irregolare e costellato di aree boscose. Lancelot Brown, altro progettista che contribuì in maniera fondamentale alla diffusione del modello all’inglese, inserì laghi artificiali, dighe e canali, finalizzati a creare l’illusione che un fiume scorresse davvero attraverso il giardino. Nella seconda metà del XVIII secolo questo stile raggiunse tutto il continente europeo partendo dalla Francia e, naturalmente, dall’Inghilterra.

L’equilibrio tra il formale e il giardino «selvaggio», soprattutto dopo la prima rivoluzione industriale, sottostante la volontà di migliorare il livello di vita della popolazione, fece emergere la necessità delle grigie città industriali di avere “passeggiate pubbliche” alberate. Fu così che le aree verdi entrarono definitivamente come elemento di fondamentale importanza sociale nel tessuto urbano.

Il «parco paesaggistico inglese» (altro nome del giardino all’inglese) si basa sull’accostamento di elementi naturali e artificiali: rocce, ruscelli e alberi secolari convivono e si amalgamano con statue e tempietti. Il classico giardino all’inglese contiene strutture evidentemente romantiche: stagni, laghetti, grotte, serre, finte rovine, moli o ponti. Il Giardino Inglese di Palermo non fa eccezione.

Fontana nel Giardino Inglese (Veselina Dzhingarova)

Il parco palermitano si estende su un’area di 60 mila metri quadrati. L’ingresso principale di via Libertà (uno dei quattro in totale) divide di fatto in due parti il progetto. Da una parte troviamo il “bosco” e dall’altra il “parterre”. Nel corso degli anni, artisti e scultori hanno contribuito ad arricchire il Giardino Inglese aggiungendo monumenti, lapidi celebrative e busti di importanti esponenti nazionali. Fra i più importanti possiamo citare il monumento equestre del 1891 a Giuseppe Garibaldi di Vincenzo Ragusa, il tempio in stile arabo-normanno progettato da Ernesto Basile, il gruppo marmoreo raffigurante Costantino Canaris e Giorgio Pepinis (quelli vandalizzati in copertina) in ricordo degli eroi indipendentisti greci ad opera di Benedetto Civiletti, i busti di Nino Bixio, Pirandello e De Amicis.

Lo sviluppo del giardino asseconda la conformazione geologica del terreno, come da tradizione “all’inglese”, conferendo all’intera area un aspetto pienamente naturale. La varietà di piante provenienti da tutto il mondo è frutto di un’attenta selezione operata durante l’allestimento del parco: si trovano grandi esemplari di Ficus macrophylla, e poi Cycas revoluta, boschetti di Dracaena draco e di Bambusa, fioriture di Sophora secundiflora e Jacaranda mimosifolia, l’albero australiano Brachychiton acerifolius e il baniano sacro Ficus benghalensis.

Resta però da compiere una varietà di interventi tecnico-strutturali un po’ in tutto il parco: serve ristabilire il funzionamento di parte dell’illuminazione e delle fontanelle, vanno ripristinate diverse sezioni della pavimentazione e, soprattutto, va recuperata la serra progettata da Basile.  Per questi motivi – e per tutti gli episodi di vandalismo che in decenni hanno deturpato statue, targhe e costruzioni – il Giardino Inglese palermitano merita l’attenzione della propria città, e l’inserimento fra i Luoghi del cuore del FAI è un’occasione imperdibile (qui il link per votare il Giardino Inglese). È importante evitare che le “rovine romantiche” del polmone verde del centro di Palermo vadano, banalmente, in rovina, nell’indifferenza istituzionale e collettiva.

Foto in copertina Vater_fotografo (CC BY-SA 2.0)


 
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Daniele Monteleone

Caporedattore. Scrivo tanto, urlo tantissimo. Passione irrinunciabile: la musica. E poi un amore smisurato per l'arte, tutta.

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