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“Un’armatura per il corpo”: la storia della Murph Challenge

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La Murph Challenge è l’esempio lampante di come non bisogna mai demordere né lasciare nessuno indietro. A riguardo, occorre parlare di Michael P. Murphy. Sin dall’infanzia, Murphy si è distinto per il suo spiccato senso di protezione verso i più deboli, dai bambini vittime di bullismo all’assistenza ai senza tetto della sua città, Smithtown nello stato di New York.

Ufficiale dei Navy Seals, fu inquadrato nel Naval Special Warfare Group 3 durante la guerra in Afghanistan. Nel 2005 fu vittima di un’imboscata talebana, nei pressi della montagna Sawtalo Sar, dove persero la vita anche 19 militari americani. Due anni dopo la sua morte, Murphy fu insignito della Medaglia d’Onore – l’onorificenza più alta per un militare americano – come riconoscimento per l’impegno dimostrato in combattimento, soprattutto per essersi esposto al fuoco nemico nel tentativo di chiamare soccorsi per trarre in salvo la sua squadra, sacrificando così la sua stessa vita. Il Tenente Murphy è stato il primo marinaio a ricevere questa alta onorificenza dopo la fine della guerra in Vietnam.

Nel 2007 la sua famiglia crea una fondazione in suo nome e grazie alle generose donazioni assegna annualmente numerose borse di studio affinché molti studenti possano accedere ai college. Gran parte di queste donazioni vengono raccolte dalla Forged, ideatori della challenge. La Forged è un’organizzazione americana nata durante la guerra in Iraq nel 2006, il cui scopo è quello di aiutare commilitoni caduti e feriti sul campo di battaglia. Dal 2014 ad oggi, grazie alla Murph Challenge, sono stati raccolti più di 1 milione di dollari, destinati successivamente alla fondazione per il perseguimento della propria mission.

In onore del Tenente Murphy è nato un allenamento che prende il nome di Murph Challenge e viene eseguito principalmente dalle numerose comunità Crossfit, dalle basi militari e dalle navi della marina di tutto il mondo. L’allenamento consiste in una corsa di un miglio, 100 trazioni alla sbarra, 200 piegamenti, 300 squats e una corsa finale di un altro miglio. I partecipanti indossano inoltre un giubbotto tattico dal peso di 10 chili. Questo allenamento era uno dei preferiti di Murphy, che lo praticò durante la sua permanenza in Afghanistan. Lo chiamò “Armatura per il corpo” e in seguito fu rinominato “Murph” in suo onore.

Ciascun partecipante – dopo la registrazione sull’apposito sito – prenderà parte a una delle più importanti fitness challenge, che vanta una delle più numerose comunità al mondo. A partire dal Memorial Day – giorno nel quale negli Stati Uniti d’America si commemorano i soldati americani caduti di tutte le guerre, rendendo loro omaggio – a ciascun concorrente verrà chiesto di inviare i propri risultati per poterli confrontare con gli altri partecipanti provenienti da ogni nazione. Infine tutti i risultati verranno valutati e inseriti in una classifica mondiale pubblicata online. Attingendo a questa verranno premiati i primi 5 uomini e le prime 5 donne che hanno ottenuto il punteggio più alto.

Sono tante le celebrità, i veterani così come le diverse comunità Crossfit che hanno già manifestato il loro interesse a partecipare nonostante l’emergenza Covid-19. Infatti, per partecipare a questa challenge non occorre necessariamente una palestra ben attrezzata, ma si può anche praticarla sul terrazzo di casa, in giardino o nel proprio appartamento. Il concetto è molto semplice: non è importante dove vi troviate, l’importante è che non vi fermiate.

Non si tratta di semplice allenamento ma di spingere l’uomo a superare i propri limiti, prendendo il Tenente e la sua squadra che hanno preso parte all’Operazione Red Wings come punto di riferimento per non mollare. Se durante l’allenamento si è spinti ad abbandonare tutto basta pensare che Murphy non ha mai gettato la spugna in nessuna circostanza. Per questo motivo praticare questa challenge, in un momento storico così particolare come quello che ci vede in stand-by nelle nostre case a rivedere la nostra routine, può essere un modo per superare i nostri limiti non solo fisici ma anche mentali, forgiando il nostro carattere a resistere finché l’emergenza Covid-19 non sarà rientrata.


 
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