ATP Finals Londra: la caduta degli dei

Di Daniele Compagno – Una stagione dominata da Rafael Nadal e Novak Djokovic, che si sono spartiti gli Slam – allo spagnolo Parigi e Flushing Meadows, al serbo l’Australia e Wimbledon –, si chiude all’insegna di Stefanos Tsitsipas che vince le Atp Finals sull’ottimo Dominic Thiem con la stessa disinvoltura di come aveva iniziato l’anno, eliminando dall’Open d’Australia l’incredulo Roger Federer.

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È il quinto vincitore differente al Masters negli ultimi cinque anni, ma a differenza degli ultimi due outsider campioni (Dimitrov nel 2017 e Zverev 12 mesi fa) la vittoria di quest’anno di Tsitsipas lancerà il greco verso una carriera da predestinato che dovrà passare inevitabilmente attraverso la conquista di almeno una mezza dozzina di Slam. Con Federer, Nadal e Djokovic in leggero calo e in evidente stato di avanzamento anagrafico, il futuro non può che essere nelle mani di Tsitsipas e dei nuovi apostoli. A 38 anni, Roger Federer è il più vicino di tutti al pensionamento. Così è probabile che i tre tenori che stanno reggendo la scena da oltre 15 anni, svaniscano tutti insieme lasciando alla nuova generazione tutto il palcoscenico possibile.

Stefanos Tsitsipas Carine06 (CC BY-SA 2.0)

I più accreditati alla successione diventano, in ordine d’importanza, Tsitsipas (21 anni), Medvedev (23), Thiem (26), Berrettini (23), Shapovalov (20) e, perché no, il nostro Sinner che dopo le Next Gen di Milano si è assicurato anche il Challenger di casa di Ortisei salendo fino al numero 76 del mondo a soli 18 anni e quindi con tre stagioni di vantaggio sul greco.

A Madrid intanto inizia l’ultima settimana di tornei dell’anno con la disputa delle finali della Coppa Davis nella sua nuova formula che fa tanto discutere. L’Italia di Berrettini e Fognini giocherà da oggi contro il Canada e gli Stati Uniti. Proprio Berrettini ottiene la vittoria, forse la più inutile nel girone ma storica per il tennis italiano: già sicuro dell’eliminazione Matteo Berrettini ha vinto l’ultimo match del girone contro Dominic Thiem, diventando il primo azzurro a vincere un match alle ATP Finals. Sia Adriano Panatta sia Corrado Barazzutti, gli unici italiani a qualificarsi al torneo dei Maestri prima di Matteo, avevano rimediato tre sconfitte nelle loro uniche apparizioni, per di più senza vincere un solo set. Il 23enne romano si è regalato l’ennesimo primato di una stagione già da incorniciare che lo ha portato dal n.54 del ranking mondiale fin dentro la Top 10. Queste le sue parole a fine torneo: «Mi do un otto, ma il prossimo anno qui alle Atp Finals faro’ meglio. Sono molto orgoglioso di me stesso, ma devo ringraziare chi, nel corso di tutta questa stagione, mi è stato vicino anche quando ero insopportabile. Il livello del mio tennis è sempre stato all’altezza, ma so che che devo lavorare ancora tanto per restare costantemente a questi livelli.»

 Matteo Berrettini Berrettini WM19 (4) Creative Commons

Parlare di cambio generazionale è eccessivo (per quanto un evento come il Masters di fine anno sia importante e probante), però gli indizi sono significativi: per un Djokovic “costretto” a fare i complimenti a un Thiem mai visto così aggressivo, con il serbo che ha ceduto sono al fotofinish (mentre Federer ci aveva perso in due set), Nadal ha confermato di essere il solito sportman evitando riferimenti sul suo recente infortunio addominale, assegnando tutti i crediti agli avversari: d’altronde torna a casa con la sicurezza della leadership mondiale, per il quinto anno della sua carriera, ed è anche il più anziano. Insomma, ci siamo sempre chiesti (e anche preoccupati) su come sarebbe stato il tennis senza i Big Four: ecco, forse lo stiamo già vivendo.


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