La marcha más grande de Chile: il destino delle donne cilene

Di Alessandra Fazio – Giorni duri a Santiago del Cile, dove uomini e donne sono scesi in campo per protestare contro il governo; una protesta nata dall’approvazione di una legge che prevede un aumento del costo dei biglietti della metropolitana. Dal 18 Ottobre, il Cile fa da palcoscenico a numerosi attacchi a proprietà pubbliche e private, messi in atto al fine di ottenere dal Governo e dal Presidente Pinera una risposta concreta ai disagi della popolazione, nonché alcune riforme dirette a ridurre le diseguaglianze nel paese. Uomini e donne, di qualunque età e ceto sociale, hanno manifestato, e continuano a farlo, contro un sistema che, sebbene non sia più dittatoriale, non tutela pienamente i diritti dei cittadini.

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La marcha más grande de Chile”: è stata così denominata quella che appare come la più grande manifestazione di ribellione del popolo cileno. Tuttavia, se da una parte gli abitanti di Santiago del Cile sono riusciti ad ottenere quanto richiesto al Governo, che tempestivamente ha annunciato una serie di riforme dirette a tutelare i meno abbienti, aumentando le pensioni e i salari minimi, dall’altra il numero di vittime che la stessa protesta ha generato, stando ai dati forniti dall’Instituto Nacional de Derechos Humanos (Indh) è piuttosto alto e preoccupante.

Una protesta senza precedenti: luoghi distrutti e stazioni in fiamme; persone torturate, uccise, scomparse; corpi bruciati per non lasciare traccia; un’infinita sofferenza negli occhi e nel cuore di quelle famiglie che sono costrette a vivere nel silenzio, un silenzio assordante che non da spazio a risposte.

La sorte peggiore è toccata, e tocca, alle donne. Donne coraggiose che hanno creduto nel valore della protesta e pagato, con la loro stessa vita, il prezzo della libertà, il rispetto dei diritti umani; donne che non hanno avuto paura di lottare, di provare a cambiare le cose. Donne trascinate in caserma senza pietà, minacciate di morte, torturate sino alla sfinimento. Testimonianze riportano episodi disumani: donne spogliate, toccate violentemente nelle zone genitali, da parte di agenti di polizia, i Carabineros, di sesso maschile; minacciate di essere abusate con fucili in qualunque parte del corpo; altre violentate con le stesse armi e, poi, uccise. Donne trattate come oggetti, poi scomparse nel nulla, come se non fossero mai esistite, come se questo fosse normale. Ma di normale in tutto questo non c’è nulla, se non una violenza che, inarrestabile, continua a non fermarsi dilagando e mietendo vittime.

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L’ex presidente cilena, nonché Alto Commissario ONU per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha ritenuto indispensabile la presenza delle Nazioni Unite sul territorio cileno al fine di verificare l’effettiva violazione di diritti umani e le attuali condizioni in cui versano gli abitanti di Santiago del Cile. A tal fine, sono stati inviati in missione tre rappresentanti ONU che rimarranno li per almeno quattro settimane.

da G1

Sono tanti i paesi nei quali, ancora oggi, dilaga la violenza, tantissime le vittime della crudeltà umana; una crudeltà che non conosce limiti, che non guarda in faccia nessuno. In Stati come il Cile, ancorati ad una radicata visione patriarcale del mondo, il fatto che una donna sia condannata agli abusi appare normale, soprattutto se essa tenta di protestare contro un governo che non riconosce tutela. La protesta, infatti, rappresenta un ulteriore motivo di punizione, sottomissione all’uomo, senza un ma, senza un perché. È così, e basta. Basta essere donna per non avere diritti; basta essere donna per essere abusata. Basta essere donne: madri o figlie, per scomparire tra l’indifferenza e, al tempo stesso, la paura della gente.


Foto in copertina di AP Photo/Esteban Felix

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