«Michelle Bachelet, Lei stia al suo posto»

Di Gaia Garofalo – Nel 2006 la sua elezione alla presidenza del Cile fu un evento storico, proprio per il vissuto della Bachelet. Nel 1975 fu sequestrata dalla polizia politica di Augusto Pinochet (1973-1990) e internata insieme con la madre a Villa Grimaldi, il centro di tortura del regime. I suoi compagni di partito e amici sono torturati con l’elettricità e in gran numero uccisi, e lei deve subire privazioni e violenze fisiche e psicologiche (come assistere alle torture di altri e minacce di violenza sessuale o di morte, sia nei suoi confronti che in quelli di sua madre), ma scampa a quelle più pesanti.

Ha raccontato di essere stata interrogata direttamente da Manuel Contreras, il capo della DINA, la polizia politica di Pinochet. Il padre, un generale dell’aviazione, morì in prigione dopo essere stato torturato, per non aver aderito al golpe.  Anche l’allora fidanzato della Bachelet, Jaime López, è detenuto e torturato ed entra nel novero dei desaparecidos.

Tornata in Cile, inizia la sua vita vera in cui crea una realtà che sfida l’utopia: medico psichiatra, specializzata nelle patologie dell’infanzia e dell’adolescenza presenti tra i ragazzi vittime di abusi e torture. Ma lei, iscritta alla gioventù del Partito Socialista, non si fermò e arrivò anche alla carriera politica: ministro della salute, della difesa e poi Presidente della Repubblica nel 2006 e poi ancora nel 2014. È la prima donna presidente del suo Paese.

Durante la crisi del 2008-2009 la Presidente ha condotto una politica economica giudicata positivamente sia dall’opinione pubblica sia da varie istituzioni finanziarie mondiali ed il Cile è stato considerato uno come i migliori modelli di sviluppo economico esistente al mondo che ha permesso al Paese, almeno fino ad ora, di resistere a questa grave crisi. Il principale obiettivo del governo è quello di tutelare le classi meno abbienti e di proteggere il potere di acquisto dei ceti medi, proteggere la produzione industriale ed agricola, ma senza utilizzare politiche protezioniste.

Ha sostenuto il disegno di legge, approvato dal Parlamento il 2 agosto 2017, che ha garantito alle donne il diritto di abortire in caso di gravidanza a rischio per la vita della gestante, in caso di difetti congeniti nel feto che portano alla morte ed in caso di stupro. Il Cile nel 2017 era uno dei soli sei Paesi al mondo a negare il diritto della donna di abortire. Il divieto era stato introdotto durante la dittatura del generale Augusto Pinochet, anche grazie al sostegno della Chiesa cattolica.

La politica di Michelle Bachelet bagna anche il mare italiano e le sue belle spiagge spensierate piene di vucumprà. Nel suo discorso di insediamento come Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha annunciato l’intenzione di inviare personale in Italia per valutare il forte incremento di atti di violenza e razzismo. Nonostante qualsiasi dissenso a riguardo, è certo che Michelle non si fermerà al primo segnale. Si potrebbe dire che non è una persona che se ne sta al suo posto, ma il suo posto lo conosce: sempre in piedi accanto a chi, come lei, è stato oppresso per troppo tempo.


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