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Bebe Vio, la donna dietro l’atleta

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«Basta parlare solo di me e Zanardi, dobbiamo far uscire altre storie», con queste parole la campionessa paralimpica di scherma iridata del fioretto Beatrice “Bebe” Vio ha esordito nei giorni scorsi in merito all’irrisorio numero di atleti paralimpici portati alla luce dagli organi di stampa.

A ragion veduta, sono tantissimi gli atleti seguiti dal Comitato Italiano Paralipico e da realtà federali quali Fisdir (Federazione Italiana Sport per i Disabili Intellettivo e Relazionali) e la Fispes (Federazione Italiana Sport Paralimpici E Sperimentali), ma solo pochissimi di essi sono sotto le luci dei riflettori come la campionessa di scherma o come il celeberrimo Alex Zanardi.

«Un po’ di anni fa – ha dichiarato la Vio a margine del Festival dello Sport che si è svolto a Trento – quando ho avuto la malattia, sono dovuta tornare a fare subito sport perché, quando esci dall’ospedale, la vita non è facilissima e si ricomincia davvero a vivere nel momento in cui ritorni in palestra a far sport».

Durante il Festival, la Vio ha presentato il suo progetto “Fly2Tokyo”, nato proprio dal bisogno dell’atleta di sensibilizzare gli organi di stampa e la collettività a porre l’attenzione anche su altri atleti e non solo su di lei o su Alex Zanardi, che raccoglie, in un’unica associazione onlus, 24 atleti paralimpici, metà dei quali è potenzialmente pronta per le prossime paralimpiadi di Tokyo 2020. Il progetto coinvolge promettenti atleti di diverse specialità agonistiche e «la cosa bella – ha sottolineato la Vio – è che dopo le paralimpiadi di Rio, adesso non si parla più di una persona con disabilità, ma di atleta. È difficilissimo arrivare alle paralimpiadi e riuscire a ottenere una medaglia, ma stiamo lavorando molto tutti i giorni per riuscire a realizzare questo sogno». A far parte del team del progetto, oltre a Bebe, gli atleti paralimpici Riccardo Bagaini, Marco Pentagoni e Lorenzo Marcatognini impegnati nell’atletica, Vittoria Bianco nel nuoto, Edoardo Giordan, Emanuele Lambertini e Davide Obino nel basket in carrozzina e Veronica Plebani nel triathlon.

Bebe, un’atleta sì, ma anche una donna capace di superare gli ostacoli e i propri limiti fisici con forza, determinazione e tenacia grazie ad un temperamento che lascia poco spazio alla commiserazione. Caratteristiche che hanno reso l’atleta 22enne una campionessa a livello internazionale nonché testimonial di valori e qualità personali facenti parte della sua storia che la stessa ha raccontato durante un incontro dal titolo “Donne azzurre nello sport, vincenti ma solo in gara” svoltosi a Palermo lo scorso agosto.

Fu proprio lei, inoltre, in occasione di un incontro con il giovane Manuel Bortuzzo lo scorso mese di marzo, nuotatore ferito da una pallottola vagante che gli causato una lesione midollare che lo costringe su una sedia a rotelle, ad incoraggiare il giovane e altrettanto coraggioso atleta dicendogli che «non è mai finita se non lo decidi tu».


Di Sabrina LongiFoto in copertina da Repubblica Roma

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