Sant’Erasmo: storia di un molo in rinascita

Di Beatrice Raffagnino – La pianura che si estendeva tra le mura orientali di Palermo e il fiume Oreto era di proprietà della famiglia Chiaramonte, che la coltivava ad orti e giardini. Nel Trecento questi erano i più potenti feudatari della Sicilia e avevano acquistato il terreno per motivi strategici, in quanto si estendeva lungo le strade di collegamento con gli altri centri costieri e interni dell’isola. Nel 1392, in particolare, l’area passò al demanio e acquisì il nome di “Sant’Erasmo” per la presenza di una chiesetta quattrocentesca, dedicata al Santo.

Nel 1684 quest’ultima venne incorporata nella casina dei principi Filangeri di Cutò, il cosiddetto “Astrachello”, acquistata poi, sul finire dell’Ottocento, da Padre Giovanni Messina che vi fondò la Casa di lavoro e preghiera. Il Piano di Sant’Erasmo nei secoli XVII e XVIII venne utilizzato per lo svolgimento di numerose manifestazioni tra cui processioni, parate militari, fiere di animali ed esecuzioni del tribunale dell’Inquisizione. Era comunque prima di ogni altra cosa una vecchia comunità di pescatori e marinai. Nel Settecento infatti venne smantellato il porticciolo della Kalsa, in vista dell’ampliamento della passeggiata a mare. Rimasti senza approdo, i pescatori si accontentarono allora, loro malgrado, di usufruire di questo nuovo porto offerto dal viceré duca di Laviefuille. 

Dopo i primi aspri scontri coi marinai oriundi di Sant’Erasmo la convivenza tra le due comunità di pescatori si rivelò vantaggiosa e le attività crebbero esponenzialmente. “Calafati” e “mastri d’ascia” erano sempre all’opera sul bagnasciuga per riparare le imbarcazioni mentre i carrettieri si dedicavano a caricare il pescato o scaricare sulla banchina i cordami. Sulla propaggine meridionale della caletta, denominata “Capicello”, si trovava la tonnara fondata nel 1440 da Tommaso Mastrantonio, su concessione di re Alfonso, detta la “Tonnarazza”, rimasta in funzione fino al XVIII secolo ed abolita nel 1788. Quest’ultima fu oggetto di diverse dispute soprattutto per la vicinanza con le tonnare dell’Arenella e di Vergine Maria, così prossime l’una all’altra da innescare accese lotte e perfino denunce tra i gabelloti che occupavano porzioni di mare in realtà spettanti al confinante.

Negli ultimi decenni del XVIII secolo il Piano subì sostanziali mutamenti con la realizzazione di villa Giulia e dell’attiguo Orto botanico, quest’ultimo sorto nella cosiddetta “Vigna del gallo” di proprietà del Duca di Archirafi. Altrettanto importanti furono la costruzione del Gasometro nel 1861 e la successiva nascita del Deposito Locomotive legata alla linea ferroviaria a scartamento ridotto Palermo-Corleone. Nonostante l’indubbio potenziale, “u chiani ri Sant’Arasimu” versa ormai da decenni in uno stato di profondo abbandono. Dolorosamente evidenti risultano, in particolare, le tracce del sacco di Palermo che qui, come nel resto della costa orientale, ha portato alla rottura dell’antico rapporto tra la città e il mare nonché allo smarrimento di qualunque senso di appartenenza.

La borgata infatti ha perso la sua identità, soffocata com’è da case diroccate, edifici abusivi, terreni abbandonati, capannoni e impianti industriali dismessi, rifiuti. Il dibattito sul suo destino passa inevitabilmente attraverso gli innumerevoli tentativi di riqualificazione del porticciolo che, complici gli interessi contrastanti di carattere sia politico che economico, ha vissuto tumultuose ed alterne vicende. Nel 2010, per citare gli avvenimenti più recenti, venne annunciato dall’Autorità portuale che entro il mese di settembre sarebbero iniziati i lavori per la costruzione di un Porticciolo Turistico.

Erano serviti due anni per avere tutte le autorizzazioni ministeriali per iniziare i lavori. Costo totale dell’opera doveva essere di 16 milioni di euro, metà stanziati dall’Assessorato regionale al Turismo, grazie ai fondi europei, l’altra metà a carico della società napoletana “Research Spa”, che si era aggiudicata l’appalto con il sistema della licitazione privata. Peccato che alcune forze politiche e alcune associazioni ambientaliste non fossero d’accordo.  Proponevano, in alternativa, che il prato del Foro Italico si estendesse al Porticciolo di Sant’Erasmo e inglobasse anche la Foce dell’ Oreto, proposta certamente più interessante ma priva di finanziamenti e soprattutto di un progetto.

Il 16 ottobre del 2015 alcuni giornali riportarono poi un comunicato dell’Assessorato Pianificazione Urbana e Territoriale, Mare e Coste del Comune di Palermo. Tra i diversi interventi previsti spiccava un nuovo  progetto di “riqualificazione” del Porticciolo di Sant’Erasmo. Quest’ultimo prevedeva in particolare oltre alla pulizia e alla bonifica del sito, l’inserimento di alcuni arredi, destinati alla pubblica fruizione, tra cui, un’area giardino, un’area pavimentata ed un area caratterizzata da installazioni scultoreo-architettoniche. Era certamente una bella notizia. Purtroppo però passato un anno da tale promessa il progetto si tradusse ancora una volta in un nulla di fatto. Infine la scorsa primavera un nuovo cantiere ha preso avvio protraendosi sino alla prima settimana di ottobre.

Il nuovo molo, inaugurato tre giorni fa, è stato realizzato dall’Autorità di sistema portuale nella persona del Presidente Pasqualino Monti col supporto delle associazioni e sulla base di  un  progetto appartenente allo studio “Provenzano Architetti Associati”. Un investimento di 2,8 milioni di euro che vuole iniziare a riqualificare il quartiere nel rispetto della sua memoria storica e che insieme all’Ostello sociale nella Casa di Preghiera Padre Messina offre nuovi servizi alla collettività.

«Si tratta di un progetto quasi a volume zero» spiega l’architetto Sebastiano Provenzano «perché vengono introdotti tre padiglioni ma il principale è stato realizzato a seguito della demolizione di un altro, ben più grande, che costeggiava l’edificio di padre Messina sul lato della banchina principale». I tre edifici in questione ospiteranno un Urban center destinato ad attività culturali e di promozione del territorio, un ristorante ed una gelateria. Sono state ulteriormente inserite una nuova pavimentazione in Billiemi, una fontana ed una lunga seduta in direzione del mare con una passerella che unisce i due lati del porto consentendo una passeggiata con vista. Prevista anche l’eliminazione del distributore di benzina situato nell’area antistante il porto.

«Abbiamo fortemente voluto» ha spiegato Pasqualino Monti «la realizzazione di questo progetto sin dal nostro arrivo due anni fa in Sicilia. È stato un lavoro impegnativo, ma penso che il risultato sia sotto gli occhi di tutti. Siamo felici perché questo intervento crea economia e risana quella frattura che di solito c’è tra le città e i porti». «I nostri prossimi passi – ha aggiunto – comprenderanno la parte restante del Foro Italico: si stanno già definendo i progetti architettonici per poter ridisegnare tutto il tratto di camminamento sul mare e si sta anche progettando il braccio di sopraflutto del porticciolo per una protezione dal maestrale. Adesso dobbiamo concludere le due difese di sovraflutto e di sottoflutto per evitare che il mare distrugga ciò che abbiamo fatto» .

Al microfono Pasqualino Monti, Presidente Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia Occidentale

«Dove ci sono ordine e programmazione – ha sottolineato Roberto Isidori, comandante della Capitaneria di Porto di Palermo – le risposte arrivano e toccano diversi ambiti: dall’aumento dell’occupazione alla riduzione del degrado. Dobbiamo insistere su questa strada. La prossima tappa sarà quella di riqualificare la zona dell’Arenella». «Chi ha una responsabilità» ha sottolineato Leoluca Orlando, sindaco di Palermo «ha il dovere di avere una visione, ma anche quello di condividerla e noi oggi ci siamo riusciti e ci riusciremo presto ancora. È importante che la sinergia tra Autorità portuale e città faccia sì che non ci siano separazioni tra i moli e le loro borgate, perché solo così potranno rivivere. Questa iniziativa fa parte di un sogno più ampio, ovvero il Progetto Odisseo, che prevede il coinvolgimento delle scuole dell’oltre Oreto per la formazione di una unica comunità che ama il mare». «Tra i nostri futuri obbiettivi» ha aggiunto il presidente della Regione, Nello Musumeci «vi è la Stazione marittima di Palermo, che concluderemo il prossimo anno, nonché le stazioni marittime delle isole minori. Per questo secondo progetto ho il piacere di comunicare che la Regione siciliana ha già impegnato e in parte speso 104 milioni di euro».


Annunci

Eco Internazionale

Attualità Internazionale | Società | Cultura | Personaggi

Commenta

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: