Fiume Oreto: mettiamoci la firma!

Di Beatrice Raffagnino – Beni comuni ed economia virtuosa: cioè manutenzione e difesa degli ambienti di un territorio ed opportunità di lavoro e di nuovo sviluppo. Questa la scommessa per una grande ripresa in Italia. Un paese da troppo tempo abbandonato a se stesso, che mostra tutta la fragilità del suo sistema idrogeologico, in cui è fin troppo evidente la necessità di passare dall’emergenza alla prevenzione, dai disastri alla pianificazione e al corretto uso delle risorse naturali: boschi, foreste, laghi e non ultimi i fiumi.

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L’emanazione della direttiva quadro sulle acque (direttiva 2000/60/CE), che prevede il raggiungimento del buono stato ambientale per tutti i corpi idrici, ha sicuramente portato a un progresso nella gestione dei bacini idrografici europei, con l’obiettivo generale di prevenire il deterioramento qualitativo e quantitativo dello stato delle acque e di favorire un utilizzo sostenibile delle stesse. Ha anche evidenziato che è necessario adottare un approccio integrato, superando quello settoriale, mono-specialistico, con una governance delle acque e dei suoli basata sullo stretto coordinamento tra le diverse politiche e sulla partecipazione, promuovendo il dialogo e la collaborazione con le comunità e i portatori di interesse. Occorre allora favorire i processi dal basso, per migliorare la conoscenza delle criticità e la scelta delle soluzioni migliori.

In tale contesto si inseriscono i Contratti di Fiume (CdF), introdotti in italia ed in Europa a seguito del secondo Forum Mondiale dell’Acqua (L’Aia, 2000, organizzato dal World Water Council, ha visto la partecipazione di 5700 esperti in rappresentanza 113 Paesi). Si tratta di strumenti volontari di programmazione negoziata e partecipata, volti al contenimento del degrado eco – paesaggistico e alla riqualificazione dei bacini e sottobacini idrografici; i CdF coinvolgono soggetti che operano nel territorio, incentivando il sostegno e la responsabilità nelle azioni che si intendono perseguire, e favorendo, nel rispetto delle previsioni urbanistiche e dei programmi già sviluppati per il territorio di riferimento, una maggiore consapevolezza del pubblico sul valore del bene acqua.

Lo scorso Novembre, in particolare, nell’ambito di un Convegno tenutosi presso l’Assessorato Territorio ed Ambiente, i tre Sindaci di Palermo, Altofonte e Monreale hanno firmato un preliminare che li vincolava alla stipula di un Contratto di Fiume per l’Oreto. Da quella data ha avuto inizio un processo vorticoso di incontri e manifestazioni che ha portato alla costituzione di un Comitato Promotore, composto da associazioni e professionisti. Quest’ultimo ha poi compilato e sottoscritto un manifesto d’intenti, dal titolo “un Fiume in comune: l’Oreto e la sua valle”, che contiene motivazioni e obiettivi prescelti. Il documento verrà presentato alla cittadinanza e alle istituzioni martedì prossimo, alle 17:00, all’interno dell’Aula Consiliare del Comune di Altofonte e sarà possibile firmarlo. All’evento, che segna la conclusione della prima fase del percorso, volto alla stipula del Contratto di fiume, sono stati invitati i Sindaci e le commissioni per la tutela ambientale di tutti e tre i Comuni interessati, nonché l’Ingegnere Francesco Greco, Segretario Generale dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia.

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La seconda fase vedrà, invece, lo sviluppo di un’approfondita analisi conoscitiva relativa agli aspetti ambientali, sociali ed economici del territorio in oggetto. Tra le finalità di questo documento c’è la definizione e la valorizzazione di obiettivi operativi, coerenti con gli obiettivi della pianificazione vigente, sui quali i sottoscrittori devono impegnarsi.

Si passerà quindi alla definizione di un Programma d’Azione (PA), caratterizzato da un orizzonte temporale ben definito e limitato, solitamente vengono scelti intervalli di massimo tre anni. Quest’ultimo deve indicare insieme agli obiettivi per ogni azione anche gli attori che ne prendono parte, inoltre devono essere specificati i rispettivi obblighi ed impegni, i tempi di attuazione, le risorse umane ed economiche necessarie e la relativa copertura finanziaria. Il Piano d’Azione deve infine contenere una descrizione sintetica del contributo delle singole azioni necessarie all’ottemperamento delle finalità di cui alle direttive 2000/60/CE, 2007/60/CE e 42/93/CEE e delle altre direttive pertinenti.

Seguirà, infine, la sottoscrizione di un atto di impegno formale, ovvero la firma del Contratto di Fiume, allo scopo di contrattualizzare le decisioni condivise nel processo partecipativo e la definizione degli impegni specifici dei contraenti. La fase successiva prevede la messa in atto di un sistema di controllo e monitoraggio del contratto per verificare lo stato di attuazione delle varie fasi, delle azioni e della qualità dei processi deliberativi che ne conseguono, nonché la distribuzione al pubblico dei dati relativi al Contratto di Fiume, tramite una varietà di mezzi di diffusione delle informazioni e usando al meglio le possibilità offerte dal web.

Le esperienze di Contratti di Fiume in Italia sono in continuo aumento, con 13 Regioni che hanno già aderito alla Carta Nazionale dei Contratti di Fiume, tre Regioni che oltre ad essere in fase di adesione alla Carta hanno inserito i CdF in piani o programmi regionali, e quattro Regioni che hanno avviato il percorso di adesione.


Immagine in copertina da itPalermo – Italiani.it

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