Centrodestra unito in Sicilia, a Musumeci una serena governabilità

Il centrodestra è tornato a vincere alle elezioni regionali in Sicilia, e non sembrerebbe solo la comunità ‘azzurra’ isolana a essere tornata nuovamente in forze. Dopo i risultati del 5 novembre che hanno portato all’elezione di Nello Musumeci sono apparsi rinvigoriti personaggi come l’immortale Silvio Berlusconi, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, e il riferimento siciliano per Forza Italia Gianfranco Micciché: figure che in un contesto politico o in un altro potevano essere destinate a finire nell’antro degli “esclusi” fino allo scorso anno.

Il risultato però non è eclatante: la destra ha sempre piazzato il proprio governatore in Sicilia negli anni della Seconda Repubblica, con l’unica eccezione del 2012. L’unità ricostruita dai due che quell’anno consegnarono Palazzo d’Orleans a Rosario Crocetta, consente di vedere in coalizione Musumeci e Micciché, capaci di prevalere di misura sul candidato Cinque Stelle Giancarlo Cancelleri.

Crocetta, il presidente uscente, vinse solo grazie alla divisione della destra e alla presenza nella propria coalizione dell’Udc, che portò in dote un indispensabile 10,8%, partito che stavolta ha corso con il centrodestra dando un decisivo contributo di sette punti percentuale alla coalizione a sostegno di Musumeci. Inoltre i numeri conquistati in Sicilia, permettono di ottenere un’affidabile maggioranza di 36 seggi sui 70 in palio a questa tornata elettorale (a differenza dei 39 su 90 alle scorse elezioni vinte dal centrosinistra, e con una diversa legge elettorale regionale).

Battuti gli avversari storici. Quest’anno la sfida tra i due blocchi tradizionali del bipolarismo italiano non ha avuto storia. Il centrodestra unito porta Nello Musumeci a diventare il Presidente della Regione Siciliana con il 39,9% dei consensi, doppiando il rivale di centrosinistra, Fabrizio Micari. Il centrosinistra non è mai stato favorito nei sondaggi, ma più in generale non è mai stato considerato un probabile vincente alla Regione Sicilia nelle scorse annate.

Lo scalpore destato da giornali e televisioni è il risultato esiguo ottenuto dal Partito Democratico (13%, al di sotto dell’avversario diretto Forza Italia al 16,4%), certamente a causa dell’annunciato voto disgiunto, ma soprattutto come ovvia conseguenza degli ennesimi bisticci a sinistra. Si avvertiva da settimane uno spostamento dei moderati del Pd verso la preferenza Musumeci, oltre che lo scollamento verso un voto utile come quello rappresentato dalla scelta Cancelleri, unico in grado di far tremare – seppur solo inizialmente – la leadership del centrodestra. È chiaro come la prospettiva a livello nazionale di questi risultati abbia gonfiato il petto di una destra che ha dimostrato di saper vincere coesa contro il nuovo – principale – competitor elettorale: il Movimento Cinque Stelle.

Il centrodestra batte se stesso: le liste a sostegno di Nello Musumeci si spingono fino al 42%, circa 2 punti in più del neo-eletto governatore siciliano. Su questo dato possiamo riscontrare il risultato più importante e strategico per l’intera operazione elettorale: tutte e cinque i partiti appartenenti alla proposta Musumeci superano lo sbarramento trovando – anche minimamente – rappresentanza all’Ars. Sono 12 i seggi per Forza Italia, 5 seggi a Idea Sicilia e altrettanti all’Udc, 4 a Diventerà Bellissima (la lista direttamente collegata a Musumeci) e 3 seggi a Fdi-Noi con Salvini.

Contro larga parte delle previsioni, il Parlamento siciliano non sarà ingovernabile. A meno di cambiamenti di casacca – fatto per nulla raro a vedere i dati della scorsa legislatura – la maggioranza raggiunta basterà per evitare “crisi di mezzo-mandato”. A Nello Musumeci adesso la scelta della giunta degli assessori e lo smarcamento dai possibili polveroni alzati dai casi di “impresentabilità”.

Daniele Monteleone


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