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Ucraina, il comico Zelensky verso la presidenza

Di Francesco PuleoVolodymyr Zelensky ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali in Ucraina con più del 30 percento dei voti, quasi il doppio rispetto a Petro Porochenko, giunto al termine del suo primo mandato. Al terzo posto Yulia Tymoshenko, icona della “rivoluzione arancione” del 2004.

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Zelensky e Porochenko, i due candidati al ballottaggio

Dato che nessuno dei tre candidati ha raggiunto il 50,1 percento dei voti necessario per la vittoria al primo turno, Zelensky e Porochenko andranno al ballottaggio. La data prescelta è quella del 21 aprile e al momento è difficile prevedere il risultato; molto dipenderà dalla scelta di Yulia Tymoshenko di invitare o meno i suoi elettori a sostenere Zelensky, ovvero da un eventuale accordo che le garantisca la nomina a primo ministro nel nuovo governo. Per le elezioni parlamentari bisognerà attendere fino a Ottobre.

L’aspetto più interessante di questa tornata elettorale è sicuramente il profilo del vincitore. Volodymyr Zelensky lavora da anni in televisione ed è diventato una star dopo avere impersonato il ruolo di un professore di storia che diventa capo di Stato per combattere contro la corruzione e il malaffare. La serie tv si intitola Sluha Narodu (“Servitore del popolo”), stesso nome del movimento antiestablishment che lo ha sostenuto. Ad ulteriore dimostrazione del fatto che la sovrapposizione tra realtà e finzione è spesso garanzia di successo elettorale.

Le somiglianze con Beppe Grillo e con il Movimento Cinque Stelle sono evidenti. Sia Grillo che Zelensky sono comici prestati alla politica e i loro rispettivi movimenti si distinguono per una retorica antisistema improntata all’onestà, alla lotta contro la corruzione e al rifiuto dei media tradizionali. Tuttavia ci sono almeno due differenze degne di nota. In primo luogo (e al netto delle contraddizioni interne), il Movimento Cinque Stelle ha un programma politico; il movimento di Zelensky un programma non ce l’ha. In secondo luogo, il candidato ucraino ha il sostegno di alcuni esponenti affatto secondari dell’establishment che pretende di smantellare, primo tra tutti l’oligarca Igor Kolomoisky, proprietario, tra le altre cose, della televisione commerciale su cui è andata in onda la serie tv di cui Zelensky è il protagonista. In confronto, Casaleggio sarebbe un piccolo imprenditore della provincia di Kiev.

Come si dice in questi casi, Zelensky ha intercettato la “voglia di cambiamento”. D’altronde, non si è trattato di un’impresa particolarmente difficile. La popolarità di Petro Porochenko era in calo da tempo, complice una crisi economica irrisolta e una grave instabilità politica interna. In base agli ultimi dati del Fondo Monetario Internazionale, il PIL procapite è il più basso di tutta l’Europa, l’inflazione è superiore al 40 percento e il salario medio è sceso a 80 dollari al mese. La situazione è degenerata dopo che le proteste del 2013 contro il governo Yanukovich sono sfociate in una vera e propria guerra civile tra esercito regolare e separatisti filorussi. 336922_74458100Una guerra che dura ormai da cinque anni, nonostante i tentativi di porre fine al conflitto armato con gli accordi di Minsk: al confine del Donbass, nell’area orientale del paese, si continua a sparare. E in quell’area si trovano le ultime industrie del paese, le uniche rimaste dopo la fine dell’Unione Sovietica. L’altra area strategica è la Crimea, controllata de facto dalla Russia di Vladimir Putin.

Quali sono le posizioni dei candidati rispetto alla crisi economica e alla guerra civile? Zelensky non è mai andato oltre un vago richiamo pacifista alla fine delle ostilità e ad un ipotetico accordo di pace, con la Russia e gli Stati Uniti a fare da garanti. Di fatto si tratterebbe di un’ulteriore tentativo di attuare i protocolli di Minsk sopracitati, i cui punti principali sono il riconoscimento di una maggiore autonomia alle aree contese dai separatisti e la rimozione di gruppi militari e paramilitari illegali.

Punto quest’ultimo che è una vera e propria spina nel fianco per il presidente uscente Porochenko. Non è un mistero, infatti, che l’ex presidente abbia chiuso un occhio di fronte all’illegalità e ai crimini commessi da gruppi paramilitari neonazisti negli ultimi cinque anni di guerra. Alcuni di questi gruppi sono stati persino riassorbiti nell’esercito regolare in funzione antirussa e il famigerato battaglione Azov, accusato di tortura e crimini di guerra, è legato all’ex ministro dell’interno Arsen Akakov.

I nodi da sciogliere sono molti, in un paese che gioca un ruolo chiave nei rapporti tra Unione Europea e Russia: se quest’ultima infatti copre un quarto del fabbisogno di gas naturale di tutta l’Europa, l’ottanta percento di questo gas passa attraverso l’Ucraina. Il futuro presidente e il Parlamento che sarà eletto tra sei mesi dovranno dunque affrontare delle sfide estremamente complesse da cui dipendono gli equilibri geopolitici di un’intera regione.


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