La sfida del football americano: alla scoperta del Team Europe

Di Marco Tronci – L’Italia è uno dei paesi europei dove si è maggiormente insediato il football americano. In questi mesi è nata l’idea di mettere insieme una squadra che potesse raccogliere tutti i giocatori del vecchio continente e partecipare così ai numerosi tornei organizzati dalle diverse federazioni di questo sport.

Per conoscere meglio la storia e i dettagli del Team Europe, abbiamo intervistato Antonio Battista, 49 anni, già presidente e runningback dei Mustangs Mantova nonché general manager di questa selezione europea.

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Come nasce il progetto del Team Europe?

«Il progetto nasce nel maggio del 2018 da un invito del presidente Cileno degli Espartanos Del Sur e delegato AICS – IAAFL (International Amateur Football League) per il Sud America Eugenio Castro, in collaborazione con Walter Sabbioneda, che, dopo aver contattato Giovanni Cantù, presidente IAAFL Italia, gli propose di creare un Team per ospitarlo nel Torneo Panamericano che si svolgerà a gennaio del prossimo anno a Santiago del Cile. Cantù, che conosceva la mia capacità organizzativa, avendo creato i Mustangs Mantova dal nulla fino a portarli a essere una realtà del football italiano, mi propose di guidare come General Manager il progetto Team Europe, e io nonostante mille impegni tra famiglia, lavoro e la presidenza dei Mustangs accettai di buon grado. Sabato 15 dicembre abbiamo ricevuto dalla AICS – IAAFL le bandiere ufficiali che faranno bella mostra a “Casa Italia” durante la permanenza del Team Europe in Cile».

Chi saranno i vostri avversari e quando li incontrerete?

«Le altre squadre saranno: Argentina, Paraguay, Colombia, Brasile, Perù, Ecuador e Cile. Il 15 gennaio ci sarà la cerimonia di apertura, per poi cominciare dal 16 al 20 dello stesso mese».

Nel vecchio continente, secondo te, dove si gioca il miglior football?

«In Europa il football americano di alto livello si gioca sicuramente in Germania, anche se in Italia abbiamo dei veri talenti e dei Coach molto preparati».

footballIl progetto è solo un esperimento o c’è dietro una voglia concreta di creare una selezione europea?

«Organizzare un team che racchiude giocatori di tutta Europa, farli riunire nei vari Stati per allenarli, far collimare diversi tipi di preparazione, non è una cosa facile. Nel corso degli ultimi sei mesi abbiamo effettuato dei camp a: Lugano (Svizzera), Montescudo – in provincia di Rimini – e a Porto Mantovano (Mantova), riunendo giocatori giovani e meno giovani – visto che l’assenza di limiti di età – provenienti da tutta Italia, dalla Svizzera e dalla Francia, i quali non senza difficoltà, si sono messi “in gioco” allenandosi sotto le indicazioni dei Coaches Angelo Giannuzzi e Massimo Modena. Le nostre divise saranno realizzate dalla BEEAST che è lo sponsor ufficiale del nostro Team Europe il quale nella persona di Andrea De Piccoli ha creduto sin dal principio nelle potenzialità del progetto. Il Cile sarà un banco di prova per valutare se si può creare un Team capace di girare il mondo ed affrontare le varie nazioni nei tornei internazionali. Se tutto procederà bene abbiamo già in programma un Torneo Mondiale in Catalona per luglio 2019».

A tuo avviso, la differenza tra il nostro football e quello made in US è così abissale?

«In America, il Football lo si insegna dalle elementari, e si cresce con il mito e l’esempio di giocatori che si applicano, si allenano e si comportano con onore dentro e fuori dal campo ispirando il pubblico che li segue. In Italia il Football Americano non è seguito quasi da nessuno se non dagli appassionati che guardano i campionati stranieri o lo praticano autofinanziandosi con enormi sacrifici loro e dei presidenti che provano in tutti i modi a tenere duro e non mollare. Ad esempio, le spese per andare a giocare il Torneo Panamericano sono totalmente a carico di ogni singolo giocatore e Coach del team Europe, e questo la dice lunga su quanto sia forte la voglia di praticare uno sport così bello che unisce persone provenienti da città e nazioni lontanissime. Diverso sarebbe se le radio e le televisioni si cominciassero a interessare al mondo del Football Americano, partendo dalle squadre amatoriali IAAFL passando per quelle di terza, seconda e prima divisione FIDAF per far conoscere agli sportivi italiani che c’è una alternativa allo sport “nazionale” e dove tutti impegnandosi con costanza e serietà possono trovare il loro ruolo… Nessuno escluso!».

Tutti i preparativi sono già stati ultimati; dagli schemi di gioco alle ultime tattiche. Manca insomma davvero poco all’esordio di questa selezione, nella speranza che iniziative come questa favoriscano una maggior conoscenza e passione per questo sport. Potete trovare ulteriori dettagli nella pagina Facebook ufficiale.


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