“Breaking Bad” e il fascino del male

Di Davide Renda – È difficile non aver sentito parlare della serie tv “Breaking Bad”. Forse l’avete vista per intero una volta, o non vi stancate mai di rivederla, oppure i vostri amici e colleghi non hanno parlato di altro per anni nelle vostre uscite serali.

A quanti di voi hanno chiesto: “Ma l’hai visto Breaking Bad?”; se rispondete sì, probabilmente vi abbraccerete e parlerete ore della serie con chi ve l’ha chiesto; se rispondete di no, buona fortuna, perché faranno di tutto per convincervi. E faranno bene, perché Breaking Bad è una delle migliori serie tv mai prodotte nella storia della televisione. Ha appassionato e continua ad appassionare milioni di persone, grazie alla sua storia profonda, ai suoi personaggi unici e ai messaggi che vuole trasmetterci. È un vero e proprio cult che ha conquistato fan in tutto il globo.

Questo articolo è rivolto principalmente a chi ha già visto la serie, in quanto darà per scontato la conoscenza della storia; saranno, dunque, presenti SPOILER, quindi se dovete iniziare o finire la serie, salvate l’articolo nei preferiti e tornate quando sapete già tutto!

Il primo episodio inizia con una lezione di chimica del nostro amato e odiato protagonista Walter White, che si esprime così ai suoi studenti:

Bryan-Cranston-Making-of-Breaking-Bad«La chimica è lo studio delle sostanze, ma io preferisco vederla come lo studio dei cambiamenti. Ad esempio, pensate a questo: elettroni, loro cambiano i loro livelli di energia; molecole… le molecole cambiano i loro legami; elementi… si combinano e cambiano in composti. Beh, questa… questa è la vita, giusto? Cioè, è solo… è la costante, è il ciclo: creazione e dissoluzione, poi di nuovo creazione poi ancora dissoluzione, è crescita, poi decadimento, poi trasformazione! Ed è affascinante, davvero!»

Se questa citazione può solo incuriosirci all’inizio della serie, è alla fine della storia che, rileggendola, possiamo renderci conto di quanto sia un breve riassunto di quello che racconteranno gli episodi delle cinque stagioni. Ciò che è la chimica per Walter White riguarderà intimamente i personaggi della serie, e lui stesso diventerà l’emblema della dissoluzione, della crescita, del decadimento e della trasformazione.

Lo show, attraverso una narrazione strabiliante, ci pone delle questioni profonde, episodio dopo episodio. Ci fa stare dalla parte del giudice, dell’avvocato, ma anche dei figli o dei genitori. In altre parole, la serie sviscera e mette alla prova anche le nostre più oscure contraddizioni, specialmente quando non sappiamo davvero per chi fare il tifo nelle numerose vicende che coinvolgeranno, in un vortice inarrestabile, tutti i personaggi. Le emozioni dei protagonisti hanno un grandissimo spazio nella serie, come è possibile constatare nell’episodio in cui Walter medita sul destino dello spacciatore Krazy-8, intrappolato nella cantina della casa. Walter sa bene qual è il suo compito, ed è tutto nelle sue mani. È qui che gli viene data l’occasione di essere più umano, e quindi di lasciar vivere Krazy-8 (e noi spettatori ci aggrappiamo alla speranza che possa farlo); ma gli eventi ci danno uno schiaffo in faccia, perché Walter (dopo aver scoperto i piani di Krazy-8) decide di ucciderlo definitivamente, e da quel momento in poi tutto cambia.

Altre domande che la serie ci pone sono: come regoliamo le nostre inclinazioni, le nostre passioni e la nostra personalità? Quando il nostro ego più intimo deve essere ascoltato e quando, invece, nascosto?

Walter decide di produrre metanfetamina sfruttando le sue abilità e conoscenze nel mondo della chimica. Dentro di sé, lui sa perché lo sta facendo e no, non è per la sua famiglia (come ammetterà in uno dei momenti più belli della serie), nonostante abbia ripetuto moltissime volte a sua moglie che è per il suo benessere e quello di suo figlio che sta agendo in questo modo. La ragione non sembra essere neanche quella di potersi pagare le cure per il tumore che lo affligge e che lo destinerà alla morte.

«L’ho fatto per me. Mi piaceva ed ero bravo. Mi sono sentito vivo». – Walter White.

C’è un istinto ancora più profondo in Walter, e riguarda quello che nel pensiero di Artistotele è l’eudemonismo. È una forma di felicità che deriva dalla messa in atto, in tutte le sue potenzialità, della ragione e della saggezza dell’individuo. Walter non professa soltanto l’edonismo e la ricerca immediata del piacere; lui si sente “pieno” di sé e con questa pienezza cerca in tutta la serie di raggiungere uno stato di benessere che vada oltre la semplice soddisfazione dei bisogni. Producendo e vendendo metanfetamina, Walter prova a vivere una vita piena di significato, in cui viene massimizzata la sua intelligenza e il risultato dei suoi studi. A causa delle sue scelte, Walter e tutti quelli che gli stanno intorno entreranno in un vortice che porterà molti alla morte.

La riflessione che si può trarre da ciò, è quella di tenere sempre sotto controllo il proprio ego, perché la ricerca sfrenata del piacere e del benessere può portare ad eventi inaspettati e negativi. Non è un caso, infatti, che Walter rischierà la vita in diversi momenti della serie. Possiamo porci obiettivi molto alti, ma dobbiamo fare attenzione a non permettere al nostro ego di oscurare e accecare il nostro giudizio.

«Meglio regnare all’Inferno, che servire in Paradiso.» – John Milton, “Paradise Lost”, 1667, Libro I.

Citare Milton ci serve per analizzare quello che noi proviamo mentre guardiamo la serie. Nel libro di Milton il protagonista è Lucifero e la storia delle tentazioni di Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden. Il Satana di Milton è proposto nel libro come un personaggio da ammirare, celebrare e imitare. È sicuro di sé, ma da un angelo decaduto di grande importanza diventerà un serpente, pronto a corrompere l’intera specie umana, proprio come Walter White. William Blake, poeta inglese vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, dirà di Milton e della sua raccolta che «era un vero poeta, e stava dalla parte del diavolo senza saperlo».

Quante volte, guardando Walter White, siamo stati dalla parte del diavolo? Probabilmente tante, appoggiando le sue scelte, nonostante abbia mostrato fin dalla prima stagione la sua disponibilità ad uccidere in nome della sua missione. Walter White ci fa scendere nel suo inferno, e questo ci piace maledettamente. Alla fine della storia, per tutti è stato facile prendere le parti di Jesse come l’unico personaggio rimasto con un cuore, o molti di noi si sono commossi quando Hank, il cognato di Walter nell’Antidroga, è morto. Tuttavia, dentro di noi, la serie provoca un dubbio struggente che non è di facile risoluzione: tifare per Walter, o no?

Questo ci porta ad una riflessione che riguarda anche numerosi film o altre serie tv: i personaggi un po’ creepy ci piacciono, e anche tanto. Esprimono quello che noi non possiamo fare, perché vanno al di fuori di ogni regola e non conoscono l’ordine. Dentro ognuno di noi può esserci immoralità, e il pericolo di attuare un comportamento negativo. Questo è chiaro anche nella serie, nei cambiamenti di Skyler, nelle manie di Marie e nel personaggio di Todd. Quello che ci differenzia è, quindi, la propensione a scegliere di non farci dominare da queste pulsioni, a respingerle con forza. Le nostre inclinazioni hanno dei migliori risultati se espresse in quanto persone appartenenti ad una società, non mettendo perennemente al primo posto la competizione e la sopraffazione dell’altro.

Infine, è interessante sottolineare come fosse proprio nelle intenzioni del regista rendere “Breaking Bad” un esperimento sociologico. In un’intervista a Vince Gilligan, egli pone la questione interamente sul rapporto tra il pubblico e Walter White, affermando lui stesso quanto i risultati fossero sorprendenti, perché nonostante le malefatte del protagonista, molte persone continuavano ad essere dalla sua parte.

“Breaking Bad” occuperà sempre un posto di primo piano nel panorama della serie tv e nell’intero mondo dell’intrattenimento, e ciò che la rende speciale è la capacità di farci immedesimare totalmente nelle vicende dei personaggi. Il finale di stagione ci lascia sgomenti perché, dopo aver riflettuto per cinque stagioni, forse comprendiamo che in questa serie non c’era la possibilità di tifare per nessuno.


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