Russia 2018 | Il Natale amaro di Aleksej Naval’nyj

Di Lucia Piseddu – Il 25 Dicembre scorso, mentre in Italia eravamo impegnati a degustare un buon piatto natalizio, in Russia, ad un certo Aleksej Naval’nyj, è stato ufficialmente impedito di partecipare alle prossime elezioni presidenziali che si terranno il 18 Marzo. In tutti i media nazionali ed internazionali sono apparsi decine e decine di articoli e analisi sul perché di tale decisione e su come, ancora una volta, il governo russo si sia dimostrato incapace di adattarsi agli occidentali standard democratici. Ma quanti di noi si sono domandati come siano effettivamente andate le cose?

Aleksej Naval’nyj, eletto dai media occidentali quale «l’uomo più temuto da Putin» è un attivista e politico russo, fondatore dell’organizzazione non-profit “FBK” (Fondazione Anti-Corruzione) e leader del “Partito del Progresso“. La sua carriera politica inizia nel 2000 con l’iscrizione al partito Jabloko dal quale viene espulso 7 anni più tardi a causa delle sue attività nazionalistiche ritenute dannose per il partito. A partire dal 2008 pubblica sul suo blog indagini mirate a smascherare la corruzione dilagante negli ambienti governativi affermandosi dunque come popolare attivista. Oltre alla sua attività su internet Naval’nyj ha organizzato molteplici manifestazioni in favore della democrazia e contro la corruzione.

Nel 2012 si presenta alle elezioni come sindaco di Mosca ottenendo inaspettatamente il 27% dei voti, arrivando secondo subito dopo Sobyanin, membro di Russia Unita (lo stesso partito del Presidente Putin, ndr). Nel Dicembre 2016 ha annunciato la sua decisione di prendere parte alle elezioni presidenziali del 2018 iniziando così una campagna elettorale di stampo americano. Naval’nyj ha infatti visitato 27 città russe raccogliendo elettronicamente circa 300.000 firme.

Il programma elettorale di Naval’nyj comprende misure principalmente rivolte alla politica interna. Propone l’istituzione di un salario minimo di 25.000 rubli, la riduzione dei tassi d’interesse per l’acquisto di immobili dall’11% al 2%, l’abbassamento delle tasse e l’accesso gratuito a sanità e istruzione. Naturalmente la lotta alla corruzione così come l’abrogazione della legge sulla propaganda gay sono punti focali della campagna elettorale di Naval’nyj. Per quanto riguarda la politica internazionale si oppone nettamente all’intervento siriano del presidente Putin giudicato non di rilevanza critica per le sorti della Russia, così come all’annessione della Crimea per la quale propone un nuovo referendum per definirne lo status.

INFRA ARTICOLO

L’ambizioso progetto di Naval’nyj è stato però bloccato il 25 Dicembre scorso quando la Commissione Elettorale russa ha rifiutato la sua candidatura insieme a quelle di altri 6 potenziali candidati (decisamente meno noti alle cronache). La decisione ha scatenato l’indignazione di molti e ha portato Naval’nyj ad appellarsi ai suoi seguaci al fine di boicottare le prossime elezioni. Seppur altisonante, la notizia non avrebbe dovuto in realtà scatenare una reazione tale. In effetti, la motivazione di tale rifiuto risiede nel fatto che su Naval’nyj pende attualmente una sentenza con sospensione condizionale di 5 anni per il caso Kirovles risalente al 2013.

Naval’nyj – che si è ripetutamente definito estraneo ai fatti e denuncia il caso come orchestrato – è stato accusato di essersi appropriato di circa 16 milioni di rubli (un equivalente di circa 500.000 dollari) appartenenti alla società di stato Kirovles. Attenendosi rigorosamente alla legge, tale problema con la giustizia rende impossibile la partecipazione di Naval’nyj alle prossime elezioni. Risparmiando giudizi sulla fondatezza o meno della sentenza, resta il fatto che Naval’nyj ha saputo certamente attirare l’attenzione e dare risonanza internazionale alla sua causa.

Ma in un paese così complesso come la Federazione Russa, qual è l’impatto effettivo di tale vicenda? Se state già immaginando la nuova Rivoluzione Russa, potete stare tranquilli. Secondo un sondaggio del Marzo scorso condotto dall’istituto di ricerca indipendente Levada, il 53% degli intervistati non conosce Naval’nyj e, tra la minoranza che lo conosce, solo l’1% dichiara la propria intenzione al voto. Stando a tali numeri risulta alquanto improbabile definire Naval’nyj il maggiore oppositore di Putin, soprattutto considerando che ci sono altri candidati con un seguito decisamente maggiore. È tuttavia interessante notare l’aumento della popolarità di Naval’nyj rispetto al 2011, quando ben il 93% degli intervistati dichiarava di non conoscerlo.

Mentre il mondo intero è pronto a puntare il dito sul “regime” russo, Putin sembra non essere minimamente toccato dalla vicenda. D’altra parte, il presidente russo gode di un tasso di approvazione dell’81% e la popolazione, secondo i sondaggi, ha fiducia che il presidente riuscirà a risolvere i problemi della Russia. Al momento stesso, solo un quarto della popolazione ammette di aver fiducia in Putin solamente perché non vi sono alternative adeguate. Forte di un seguito tale, non sembrano esserci motivi così poi urgenti da intimorire il presidente in carica.

Alla luce dei fatti, l’esclusione di Naval’nyj dalle elezioni non è necessariamente un male per il leader anti-corruzione. La sua popolarità è principalmente dovuta alla sua storia con la giustizia e alle discriminazioni subite. Sono proprio le sue vicende ad avergli permesso di arrivare a quell’1% di intenzionati a votarlo. Al momento però la sua base elettorale non è poi così solida e, se mai fosse riuscito a partecipare alle elezioni, difficilmente avrebbe ottenuto un’influenza politica molto forte. Tuttavia, la sua esclusione e il conseguente circo mediatico hanno contribuito a rinvigorire il suo personaggio e, molto probabilmente, ad aumentare il numero di simpatizzanti.

Ricapitolando, Naval’nyj è stato escluso dalle elezioni per un crimine – a detta sua – mai commesso. Putin, dall’alto del suo 81% di indice di gradimento, non sembra neanche conoscere il suo oppositore. E infine il mondo occidentale, Unione Europea tra i primi, definiscono Naval’nyj la maggior minaccia allo Zar e un perseguitato politico. Non ci resta che attendere e lasciare il popolo russo decidere in chi credere.

Originariamente pubblicato su “Russia 2018” 


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