Il turismo sessuale

Il turismo sessuale è diffuso in paesi principalmente in via di sviluppo. Le leggi di mercato ci insegnano come questo sia il luogo d’incontro tra domanda e offerta. In questo caso luoghi d’incontro sono i paesi più poveri, a causa della diseguaglianza sociale che favorisce questo tipo di attività.

I viaggi, intrapresi da turisti individuali, sono stati definiti dall’Organizzazione Mondiale del Turismo come viaggi organizzati da operatori turistici per sfruttare le popolazioni del luogo di destinazione. Questo può consistere in uno sfruttamento in natura o in un pagamento in denaro.

I luoghi in cui questo è maggiormente diffuso sono la Thailandia, il Bangladesh, la Colombia, le Filippine. Il fatto che queste siano le mete più ambite non esclude la diffusione del fenomeno anche in Europa, come Paesi Bassi, Spagna, Romania e Ucraina dove sesso libero e a pagamento trovano terreno fertile in quartieri a luci rosse.

Più precisamente, per quanto riguarda la Thailandia, secondo una ricerca del Dottor Nitet Tinnakul della Chulalongkorn University del 2004, la vicenda ha coinvolto circa 2 milioni e 800 mila, di cui 2 milioni di donne, 20 mila maschi adulti e quasi 800 mila minori tra maschi e femmine spinti principalmente da esigenze economiche. Nonostante lo sfruttamento sessuale minorile sia perseguibile penalmente, nel paese esistono leggi permissive come l’Entertainment Place Act, che fanno in modo che i pedofili trovino modi per non essere incriminati.

Tra popolazione del luogo è diffusa la convinzione che praticare la prostituzione riduca i casi di violenza sessuale. Questa è radicata nel territori e integrata con altre attività commerciali, che offrono servizi di cura alla persona, come nel caso dei massaggi per il corpo accompagnati da servizi a carattere sessuale. Si nota come questo sia anche diffuso in Giappone, dove esistono i cosiddetti “Soapland”, attività commerciali dove si offre come servizio principale quello di lavare il cliente ma non si esclude la possibilità di avere rapporti sessuali. Tuttavia, non esiste solo questo tipo di turismo sessuale.

Vi è anche quello operante mediante l’utilizzo di webcam via internet. Nelle Filippine sono decine di migliaia le vittime interessate. L’associazione per i diritti umani “Terre des Hommes” ha creato un modello di una bambina virtuale chiamata “Sweetie, con i tratti tipici di una bambina filippina di 10 anni. Questo è servito per adescare pedofili on-line, disposti a pagare per ottenere prestazioni sessuali. Sono coinvolti uomini da ogni parte del mondo ovvero 71 sono i paesi interessati come Australia, Belgio, Danimarca, Polonia e Inghilterra. I nominativi dei pedofili sono stati portati all’attenzione dell’Interpol, organizzazione che si occupa della criminalità internazionale.

È necessario riaffermare i diritti contenuti nella Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e impedire che la personalità di bambini e adolescenti cresca in maniera distorta, proteggendoli dalla violenza e dagli abusi.

Se da un lato la diffusione interessa prevalentemente l’Asia e il sesso maschile, dall’altro lato il sesso femminile non è da meno. Infatti l’altro lato della medaglia riguarda il turismo sessuale femminile. Sono molte le donne che si recano in Paesi come Giamaica, Cuba, Senegal, Kenya, Capo Verde, Santo Domingo. Elemento in comune tra uomini e donne interessati al turismo sessuale è la trasgressione che prescinde, a mio avviso, la parità di genere. Alcune di queste donne però sono però convinte di poter trovare l’anima gemella, come nel film “Paradise Love”.

I paesi nominati, sebbene siano affascinanti e ricchi di storia e cultura, celano questo lato oscuro in continua espansione. Resta, inoltre, alto il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili in quanto resta sconosciuta la vita sessuale del “partner” occasionale.

Giusy Granà


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