Lo sfruttamento minorile in Italia: schiavi invisibili di un fenomeno inarrestabile

A pochi giorni dall’anniversario della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, è doveroso soffermarsi su un argomento come la tratta e lo sfruttamento minorile. La convenzione di Palermo del 2000, sulla criminalità organizzata transnazionale, intende con l’espressione tratta degli esseri umani il fenomeno, molto spesso invisibile, che riguarda il reclutamento, il trasferimento dietro minaccia o uso della forza (o altre forme di costrizione) tramite inganno o rapimento a scopo di sfruttamento di donne, uomini e bambini ponendo in essere gravi violazioni dei diritti umani fondamentali.

Il Gruppo del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani (GRETA), afferma che i minori rappresentano un terzo delle vittime della tratta e i dati riguardanti l’Europa sono preoccupanti: sono stati identificati come vittime della tratta 4.361 minori in soli 12 paesi europei tra il 2012 e il 2015 e molti altri minori non sono stati ancora individuati e protetti. Tra le diverse forme di sfruttamento, le più diffuse sono lo sfruttamento sessuale, i lavori forzati, la servitù domestica, attività criminali forzate, matrimonio forzato, rimozione di organi vitali e adozioni internazionali. Accanto ai dati europei, i dati pubblicati dal Ministero dell’Interno italiano evidenziano che l’arrivo di minori non accompagnati è un fenomeno in forte crescita: nel 2015 sono sbarcati in Italia 12.360 minori non accompagnati e nel 2016 i numeri sono raddoppiati. La maggioranza delle vittime di sfruttamento sono bambini e adolescenti in fuga da guerre, violenza, povertà e crisi umanitarie. La mancanza di canali di accesso legali e sicuri per raggiungere l’Europa nella speranza di un futuro migliore, costringe loro ad affidarsi a organizzazioni criminali e ai trafficanti. I maltrattamenti hanno inizio nel loro Paese d’origine per poi continuare durante la traversata per raggiungere i Paesi europei.

Save the Children nel dossier Piccoli schiavi invisibili (2017) afferma che più della metà delle vittime è di origine nigeriana: nel 2016 i minori arrivati dalla Nigeria sono stati 3.040, prevalentemente ragazze tra i 15 e i 17 anni e una quota crescente di bambine tra i 13 e i 14 anni. Molte di loro sono vittime delle cosiddette Italos, nome con cui vengono indicate ex prostitute sopravvissute ad anni di schiavitù in Italia, tornate in Nigeria per convincere altre ragazze a intraprendere il viaggio verso l’Europa promettendo loro lavori legali ben retribuiti. Durante la traversata verso l’Italia le vittime iniziano ad essere sfruttate sessualmente in case chiuse. Arrivate nel territorio italiano vengono adescate dalle connazionali che diventeranno le loro maman (la loro protettrice), a cui dovranno pagare il debito del viaggio. Chi rifiuta di prostituirsi viene picchiata e minacciata dai trafficanti che usano come arma l’incolumità dei parenti rimasti in Nigeria. Per evitare violenze ed estorsioni verso di loro e verso i parenti, le ragazze continuano a lavorare in condizioni di schiavitù senza prendere in considerazione la possibilità di rivolgersi ad associazioni che si occupano di anti-tratta e sfruttamento minorile.

Un secondo gruppo di minori soggetto allo sfruttamento sessuale proviene dalla Romania, nonostante quest’ultimo sia un Paese che fa parte dell’Unione Europea. A causa dell’esistenza di contesti molto poveri e marginali, molte ragazze decidono di emigrare in altri Stati europei. Le vittime della tratta provenienti dalla Romania sono spesso adescate da amiche coetanee o uomini adulti che si guadagnano la loro fiducia, con la promessa di un futuro migliore lontano dal contesto di assoluta povertà in cui vivono. Diversamente dalle coetanee nigeriane, le ragazze romene raggiungono l’Italia con più facilità. Arrivate in Italia vengono portate in appartamenti con altre connazionali, dove iniziano le violenze, sia fisiche che psicologiche, da parte dei loro sfruttatori.

Oltre allo sfruttamento sessuale, forma di sfruttamento più diffusa, Save the Children ha monitorato l’aumento di minori bengalesi ed egiziani finiti nei circuiti dello sfruttamento lavorativo. I minori bengalesi provengono da contesti familiari molto poveri e da famiglie numerose con scarsa scolarizzazione. A causa delle scarse competenze linguistiche e della paura di trovarsi in situazioni potenzialmente rischiose, i minori del Bangladesh accettano i soprusi degli sfruttatori.

I minori non accompagnati egiziani sono in costante aumento: nel 2011 sono sbarcati 560 minori, nel 2016 invece ne sono sbarcati 2.467. Anche se il viaggio è di breve durata, dovuto al fatto che partono direttamente dai porti egiziani senza dover arrivare in Libia, non significa che le violenze e le vessazioni siano minori. Inoltre, oltre alla “tradizionale” traversata via mare, nel 2016 è emersa una nuova modalità di ingresso in Europa: la concessione di visti sportivi finalizzati alla partecipazione a tornei di calcio in alcuni Paesi dell’Unione, come la Germania e la Francia, da cui successivamente alcuni minori hanno raggiunto l’Italia clandestinamente. Essi desiderano arrivare nel territorio italiano perché bombardati da miti di prosperità. Questi contatti li portano a rendersi irreperibili ai centri di accoglienza esponendosi maggiormente allo sfruttamento lavorativo imposto da connazionali che si offrono di ospitarli. Solo a questo punto realizzano che il modello di vita immaginato non corrisponde alla realtà. Ogni forma di aiuto da parte dei connazionali ha un preciso costo in denaro: essi vengono sfruttati principalmente nei mercati ortofrutticoli, negli autolavaggi, nelle pizzerie o nelle imprese edilizie lavorando giorno e notte per compensi molto bassi (2/3€ l’ora). Un altro dato che emerge dal dossier di Save the Children è l’assunzione farmaci oppiacei antidolorifici reperibili sul mercato nero per sostenere le condizioni lavorative usuranti. Anche se consapevoli dei rischi che derivano dallo sfruttamento lavorativo, essi accettano queste condizioni per pagare il debito contratto per il viaggio dai familiari che rischiano di essere arrestati o privati dalle loro terre da organizzazioni criminali che agiscono nel territorio egiziano.

Infine è da non sottovalutare il fenomeno progressivamente in crescita della prostituzione minorile maschile. Sebbene i numeri sembrino ad oggi contenuti, sono state registrate situazioni di estrema vulnerabilità connesse alla prostituzione di giovani egiziani abusati da adulti, anche al fine di produrre materiali pedo-pornografici. Tali situazioni hanno alimentato seri disturbi psichici, stati pesanti di agitazione e aggressività.

Questi fenomeni che sembrano quasi lontani dalla nostra realtà, perché poco visibili, stanno crescendo progressivamente e, a causa della loro portata e complessità, i programmi di protezione risultano insufficienti. Si sono comunque fatti alcuni passi avanti nelle politiche anti-tratta a livello europeo grazie alle raccomandazioni della GRETA, che ha la funzione di controllo sull’applicazione della Convenzione sulla lotta contro la tratta del 2005 del Consiglio d’Europa.

Valentina Pizzuto Antinoro

Per approfondire:
Lo sfruttamento minorile: il paradosso delle nuove potenze economiche;
Il commercio triangolare e la tratta delle ragazze nigeriane;
Lo sfruttamento delle braccianti rumene nel ragusano


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