Quei presidenti che vestirono l’uniforme

L’aver servito o meno il proprio paese nelle forze armate non è prerequisito per la corsa alla Casa Bianca, ma di certo è un fattore che può attirare la stima e l’ammirazione del popolo americano, soprattutto dei tanti veterani.

Come per l’alma mater o l’impiego svolto prima dell’entrata in politica, anche l’aver imbracciato un fucile, magari da volontario partecipando attivamente a un conflitto, è sicuramente visto di buon occhio da parte dell’elettorato medio.
L’U.S. Department of Veterans Affairs conferma che su quarantaquattro presidenti, in ventisei hanno vestito l’uniforme ma non tutti hanno preso parte a una delle tante operazioni militari in cui furono coinvolti gli Stati Uniti d’America, dalla guerra d’indipendenza al Vietnam. Molti di loro ricoprirono gradi di ufficiali superiori e generali durante i numerosi conflitti americani, favorendo così la loro ascesa in politica.

Il primo presidente degli Stati Uniti d’America fu George Washington, rimasto in carica fino al 1797. Generale e patriota, Washington guidò le truppe coloniali americane contro l’impero britannico, lo stesso che servì con il grado di Capitano durante la precedente guerra franco-indiana. Una delle più importanti operazioni militari del Generale fu l’attraversamento del fiume Delawere con lo scopo di attaccare la guarnigione di Trenton, in New Jersey. Il pittore tedesco Emanuel Leutze realizzò un quadro dell’impresa, oggi esposto al Metropolitan Museum of Art di New York. Presero parte, chi più chi meno, alla rivoluzione americana anche i presidenti: Thomas Jefferson, James Madison (milizia della Virginia), James Monroe (esercito continentale) e Andrew Jackson (esercito degli stati uniti).

La guerra del 1812 ancora una volta contro l’impero britannico, conclusa nel 1815 con un accordo che sancì un sostanziale ritorno allo status quo ante bellum, vide alcuni futuri presidenti impegnati nel conflitto. E’ il caso del già citato Andrew Jackson, William H. Harrison (milizia del Kentucky), John Tyler (milizia della Virginia), Zachary Taylor (esercito degli stati uniti) e James Buchanan (milizia della Pennsylvania).

Con lo scoppio nel 1846 della guerra messicano-statunitense in seguito a una controversia sul confine del Texas, Franklin Pierce, presidente degli Stati Uniti dal 1853 al 1857, si arruolò come ufficiale volontario, raggiungendo il grado di Generale di Brigata. Ulysses Grant, già Generale dell’esercito americano e primo presidente proveniente dall’accademia militare di West Point, scriverà di lui: “Qualsiasi siano state le qualifiche per la presidenza del Generale Pierce, egli è stato un gentiluomo e un uomo coraggioso. Non ammiravo la sua politica ma l’ho conosciuto molto più intimamente rispetto gli altri generali volontari”.

Il 6 novembre 1860 fu eletto presidente Abraham Lincoln, primo repubblicano a ricoprire tale carica. Veterano della guerra di Falco Nero (1832), servì giovanissimo la milizia dell’Illinois prima da capitano e poi da soldato semplice a seguito di una degradazione. Poco dopo la sua elezione, gli Stati del Sud del paese fecero vedere inequivocabilmente che la secessione era inevitabile, il che aumentò notevolmente la tensione che attraversava la nazione. In questa guerra civile che divise l’America dal 1861 al 1865, servirono l’Unione alcuni futuri presidenti come: Ulysses Grant, Rutherford Hayes, James Garfield, Chester Arthur, Benjamin Harrison, Millard Fillmore e William McKinley.

Durante il breve conflitto del 1898 che vide gli Stati Uniti fronteggiare l’impero spagnolo per chiari motivi economici e coloniali, Theodor Roosevelt partecipò alla creazione del 1° reggimento di cavalleria volontaria, chiamati anche Rought Riders. A Cuba dimostrò tutta la propria abilità di comando oltre che propagandistica. Al suo rientro da eroe nazionale, Roosevelt si dedicò alla politica diventando presidente nel 1901.

La partecipazione militare americana in Europa durante la prima guerra mondiale fu graduale. Il peso della macchina bellica americana si fece sentire in misura più decisiva solo nella fase finale del conflitto. Nel contingente militare mandato in Europa a supporto dell’Intesa c’era anche Harry Truman, presidente dal 1945 al 1953. Partito volontario con il grado di Tenente, Truman partecipò alle operazioni di Saint Mihiel e combatté sul fronte delle Argonne, congedandosi da Capitano.

Quando nel 1941 l’impero giapponese attaccò la base navale di Pearl Harbor, dove persero la vita più di duemila americani, gli Stati Uniti fecero il loro ingresso nella seconda guerra mondiale. Circa due milioni di ragazzi vestirono l’uniforme, il 38% erano volontari. A comandare le operazioni in Europa fu il Generale di Brigata Dwight Eisenhower. Durante la guerra dimostrò capacità militari e politico-diplomatiche che gli consentirono, una volta tornato in patria, una brillante carriera politica. Fu presidente dal 1953 al 1961. Suo vicepresidente – e Tenente della marina in congedo – fu Richard Nixon. Nixon non partecipò mai a combattimenti, lavorò soltanto nella logistica delle operazioni nel teatro del Pacifico sud-occidentale.

Il suo avversario nella corsa alla Casa Bianca, John F. Kennedy, prestò servizio per quattro anni. Dopo essere stato dichiarato inidoneo per l’esercito, riuscì qualche anno dopo ad arruolarsi in marina raggiugendo il grado di Tenente. Fu a comando di uno squadrone di motosiluranti e si distinse nella campagna delle Isole Solomone. Dopo il congedo con i più alti onori della marina e dopo diversi incarichi politici, fu eletto presidente nel 1961, carica che ricoprirà poco più di tre anni.
Fra i tanti decorati vi furono anche: Lyndon Johnson, Gerald Ford, Jimmy Carter (Marina degli Sati Uniti), Ronald Reagan e George H. Bush, appena diciottenne quando fu ammesso alla scuola di volo.

George W. Bush, pilota della Guardia Nazionale del Texas e in seguito dell’Alabama, è al momento l’ultimo dei presidenti-combattenti. Nonostante prestò servizio dal ’68 al ’74, periodo in cui si intensificava il conflitto in Vietnam, non prese mai parte a nessuna operazione nel sud-est asiatico.

La storia ha dimostrato come questo elemento non sia stato determinante per la conquista della presidenza o di altre cariche politiche. Diversi presidenti scelsero una via alternativa alle armi ma nonostante ciò ebbero ruoli rilevanti nella storia dei conflitti statunitensi; è il caso di Woodrow Wilson, Herbert Hoover e i più recenti Bill Clinton e Barack Obama.

Marco Tronci


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