Wikileaks ritorna a sbirciare la Clinton

Julian Assange lo aveva annunciato in occasione del decennale di Wikileaks, in video collegamento con Berlino dall’ambasciata ecuadoregna a Londra. “Pubblicheremo nuovi documenti che riguarderanno le elezioni statunitensi, Google, guerre, armi e petrolio”, aveva detto il fondatore dell’organizzazione, che da anni rappresenta l’incubo di tutti i governi occidentali con le sue pubblicazioni di documenti, scomodi e segreti. E dalle parole è passato ai fatti, e forse siamo solo all’inizio. Assange aveva promesso pesanti rivelazioni a cadenza settimanale fino al giorno dell’electionday dell’8 novembre. Ed ecco arrivare le prime, giunte puntuali, a scatenare polemiche e gettare dubbi sulla campagna elettorale americana, in particolare sulla candidata democratica, Hillary Clinton.

Già diversi mesi fa, l’organizzazione era riuscita ad acquisire importanti documenti dagli archivi del Partito Democratico, alla vigilia della Convention di luglio. Ad emergere era stato il chiaro tentativo da parte dei vertici democratici di influenzare le primarie a favore della Clinton, a danno di Bernie Sanders. Un’indiscrezione pesante che, infatti, aveva causato le dimissioni del capo del partito, Debbie Wessermann Schultz, e che all’epoca aveva fatto pensare ad un’intromissione russa nelle dinamiche politiche americane. Sospetti che, di fatto, si ripresentano anche oggi, seppur da parte di Washington non vi sia un riferimento esplicito a Putin e Mosca, piuttosto una semplice considerazione sul fatto che i metodi assomigliano “agli sforzi diretti dai russi”.

Adesso, Wikileaks è tornato a colpire, pubblicando 2060 messaggi e circa 170mila allegati dagli archivi di John Podesta, capo della campagna elettorale dell’ex first lady. Il bottino rubato traccerebbe il ritratto di una Clinton, durante il mandato da segretario di Stato, vicina agli interessi del mondo di Wall Street. Il tutto tramite parole, messaggi, confidenze dei più stretti collaboratori del partito, ma anche della stessa candidata alla Casa Bianca dette nel corso delle sue partecipazioni agli eventi organizzati dai vari colossi bancari e finanziari. Goldman Sachs, ma anche Morgan Stanley e DeutscheBank.

Un legame, quello della Clinton con il mondo di Wall Street, che non rappresenta, di certo, una novità per questa campagna elettorale. Già nel corso delle primarie, l’ex segretario di Stato si era dovuta difendere dalle accuse del suo avversario, Bernie Sanders, di avere tra i propri finanziatori componenti della finanza e delle banche. Uno spettro di cui, Hillary Clinton, al netto delle smentite, non è riuscita a liberarsi, e che adesso, le email trafugate da Wikileaks sembrano riproporre con forza. Le confessioni della Clinton, però, si spingerebbero al punto da farle ammettere una certa distanza con gli interessi della gente comune. Una distanza che, a dire il vero, sembra già palesarsi nella scarsa empatia con gli elettori messa su dall’ex first lady nelle varie occasioni. Di certo, le rivelazioni di Wikileaks non facilitano il compito della Clinton nel fugare i dubbi degli indecisi del suo partito, in particolare di quella importante porzione di elettorato proveniente dai sostenitori di Bernie Sanders, ad oggi molto divisi sul da farsi.

D’altra parte, però, per fortuna di Hillary Clinton, le gaffe mediatiche di Donald Trump le permettono di mitigare le attenzioni su di sé, e persino di poterne ottenere un vantaggio; una magra consolazione, però. Sta di fatto, che la campagna elettorale americana si è trasformata in una lotta a chi sopravvive alla delegittimazione messa in atto da media, social network e hacker. Il prossimo presidente potrebbe essere chi, a questo punto, ne uscirà con le ossa meno rotte; altro che economia, terrorismo e sicurezza.

Mario Montalbano


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