Donald Trump vs. Boris Johnson

A parte una vaga somiglianza fisica e i modi di fare un po’ sopra le righe, ciò che avvicina queste due personalità e rende inevitabile un confronto è il modo in cui hanno percorso la strada che li ha portati poi al successo. Entrambi noti al grande pubblico, Donald Trump come un magnate del settore immobiliare e finanziario tra i più ricchi del mondo e Boris Johnson come giornalista, pochi li presero sul serio al loro debutto in politica.

Quando Johnson ha annunciato di voler diventare il sindaco di Londra, nessuno avrebbe scommesso su di lui. Era diventato famoso apparendo spesso in Tv come ospite e il suo ciuffo biondo disordinato e l’espressione continuamente stupita per qualsiasi cosa, lo avevano reso un personaggio di certo poco credibile nelle vesti di primo cittadino di una città come Londra. Eppure nel 2008 ha stupito tutti vincendo le primarie del partito conservatore e diventando sindaco con una maggioranza considerevole. Le sue promesse elettorali erano state piuttosto modeste, ma furono comunque rispettate.

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(credit: Giuseppe Castiglione)

La percentuale del crimine scese ai minimi storici, il trasporto pubblico fu migliorato tanto che il modello londinese di trasporti divenne l’esempio di efficienza più riuscito d’Europa e per i cittadini inglesi la politica di Johnson ha rappresentato una rottura positiva con il passato di una amministrazione troppo ingessata e poco attenta ai bisogni dei cittadini del ceto medio.
Peregrine Worsthorne, giornalista inglese, ha detto che più Johnson cercava di essere serio, più appariva incoerente, poco sincero ed evasivo.[1] La sua spontaneità, il poco rispetto per i protocolli, lo hanno portato alla rielezione nel 2012, poco prima che Londra ospitasse le Olimpiadi, che sono state ampiamente considerate un grande successo, consacrando Johnson come una figura di rilievo della politica nazionale ed anche internazionale.
Era il più brillante degli studenti a Oxford e diceva sempre di voler diventare il re del mondo. Stessa ambizione, questa, che muove e alimenta l’appassionante corsa presidenziale di Donald Trump.

Andando dall’altra parte dell’Oceano, ecco il più famoso costruttore miliardario americano che regolarmente appare nella classifica stilata dalla rivista Forbes degli uomini più ricchi del pianeta. Trump, uomo dai molteplici interessi, ha da sempre avuto una grandissima voglia di arrivare e primeggiare. Questo suo lato ambizioso del carattere è evidente ancor di più adesso che aspira a diventare uno degli uomini più importanti del pianeta. Concluso con successo il college, Trump ha inanellato un successo dietro l’altro, dapprima seguendo le orme del padre e poi spiccando il volo da solo creando una società che si specializzò in investimenti immobiliari in tutto il mondo e che raggiunse presto il successo a livello internazionale.

Appoggiato dai repubblicani, validi alleati nella conclusione di molti suoi affari, questi hanno inizialmente accettato di buon grado la sua candidatura presidenziale nelle fila del loro partito. D’altra parte, come nel caso di Johnson, pochi credevano che potesse farcela. Ed ecco qui il colpo di scena: ha sbaragliato la concorrenza in tutti gli stati, tant’è che adesso è l’unico repubblicano a correre per il titolo di Presidente degli Stati Uniti. Le conventions, molto animate e infiammate occupano le prime pagine di quasi tutti i giornali del mondo per le dichiarazioni forti del tycoon. Una volta contro gli immigrati, un’altra a favore delle armi e della guerra. Dichiarazioni puntualmente ridimensionate o smentite, ma che ad ogni modo raggiungono l’obiettivo, quello di ottenere voti.

Sebbene si parli di somiglianze tra Johnson e Trump, queste sono comunque del tutto fuorvianti. Probabilmente l’unica cosa che veramente li accomuna è il ciuffo biondo confuso e il modo di fare politica in maniera originale, per così dire. Per il resto sono uno quanto più lontano dall’altro.
In un programma della Nbc Trump ha dichiarato che se diventasse il Presidente degli Stati Uniti il suo primo atto sarà annullare i decreti presidenziali di Barack Obama sull’immigrazione e cacciare tutti gli stranieri privi di documenti, stimati in circa 11 milioni[2]. Johnson, benché paladino della Brexit, l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna, è sempre stato un convinto sostenitore delle porte aperte agli immigrati. I due al riguardo, non si sono risparmiati frecciatine pungenti. Il candidato alle primarie repubblicane negli Usa ha detto: “Alcune zone di Londra sono così radicalizzate che la polizia ha paura per la propria vita”. E la risposta carica di sarcasmo di Johnson è stata immediata: “L’unico motivo per cui non andrei in alcune zone di New York è il rischio reale di incontrare Donald Trump”.

Johnson ha spesso imbarazzato Cameron e i conservatori con le sue posizioni estreme e non in linea con il partito, da ricordare l’ultima in un’intervista al Sunday Telegraph riguardo l’Unione Europea: «Napoleone, Hitler e altri nella storia hanno cercato di unificare l’Europa. E hanno fallito». La Ue è «un tentativo di realizzare lo stesso obiettivo con altri mezzi»[3]; e Trump che non è mai piaciuto all’ establishment del partito, è riuscito a fare in modo che i repubblicani flirtassero con il nemico. Gli hashtag più popolari in queste settimane negli Stati Uniti sono: #NeverTrump e #imademocrat.
Discussi, criticati, odiati e comunque popolari, con un seguito di fedeli consistente, sono indubbiamente due figure carismatiche che esercitano una grande fascino.

Trump, che si è presentato ad un’intervista con tanto di aquila al seguito, anzi, al braccio, è riuscito a mettere in crisi non solo il partito democratico, ma anche il suo stesso partito repubblicano con una performance di grande successo oltre ogni aspettativa e Johnson che definì il Presidente Obama ipocrita e mezzo keniota, è stato rieletto una seconda volta come sindaco ed è sicuramente un personaggio influente a livello internazionale.

Due figure quindi, per certi aspetti simili, ma al contempo diametralmente opposte. Sarebbe interessante soffermarsi un attimo a riflettere su come questi due personaggi enigmatici e provocatori siano riusciti ad arrivare a posizioni di prestigio facendosi scivolare addosso continue critiche, portando avanti nonostante tutto, le loro idee e il loro progetti con così tanta convinzione e tenacia.

Piera Lazzano

[1] Cfr., Geoff Colvin in: “Say Goodbye to The Donald Trump of London” in http://fortune.com/ del 05 maggio 2016

[2] Cfr., (manca il nome del giornalista) Trump: “Spenderò un miliardo per mia elezione. E poi caccerò tutti i clandestini” in http://www.repubblica.it/esteri del 16/08/2015

[3] Cfr., Tim Ross in Boris Johnson: The EU wants a superstate, just as Hitler did in http://www.telegraph.co.uk/ del 10/05/2016


 

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