Come non sembrare un troglodita quando parli di donne: breve guida pratica per correggere i riflessi patriarcali nella vita pubblica e privata

Come non sembrare un troglodita quando parli di donne: breve guida pratica per correggere i riflessi patriarcali nella vita pubblica e privata

Scrivo su questa testata da dieci anni e mai avrei immaginato di ridurmi a questo. Eppure, la discussione pubblica ha raggiunto un livello talmente basso da richiedere un intervento chirurgico. Non potendo asportare fisicamente le masse cancerose che infettano la nostra rappresentanza politica, mi limiterò ad un approccio olistico, nella speranza di rallentarne la diffusione e dare tempo alla democrazia di fare il suo dovere.


Benché questa guida sia rivolta a individui specifici, non nominerò nessuno di questi per non alimentare la loro fama, consapevole che ciò penalizzerà la visibilità della stessa sui motori di ricerca. Basterebbe citare le gonne o le donne nude nel titolo per far emozionare l’algoritmo, ma non lo farò.

La motivazione ci porta al primo punto della breve guida pratica per correggere i riflessi patriarcali nella vita pubblica e privata:

1. Lascia perdere l’aspetto delle donne

Gonne, pantaloni, rossetti, capelli. Non nominare nulla di tutto ciò, nemmeno per fare un complimento. Quello che nella tua testa sembra gentile o divertente, probabilmente, è frutto di un costrutto patriarcale. Se ti va bene, avrai messo in imbarazzo la donna davanti a te; se ti va male, ne avrai offese milioni. Nel 2026, ma anche nel 1026, le donne curano il loro aspetto per se stesse o, in casi estremi, per le altre donne. Tu, uomo, non c’entri proprio nulla. Fattene una ragione.

2. Non dare per scontato di non essere maschilista

Piccolo trucco per capire se sei maschilista: pensa a una cosa che in casa fa solo tua mamma/moglie/compagna perché è più incline in quanto donna. Fatto? Ora alza il culo e fatti spiegare come si fa. Sei maschilista e pure pigro. Non siamo uguali, non vogliamo esserlo. I movimenti femministi hanno l’obiettivo di curare il gap di genere che millenni di patriarcato hanno creato. Il maschilismo è pura paura di questo cambiamento.

3. Il femminicidio esiste, e non è omicidio

Attenzione perché qui è facile scivolare nel torto. In questa guida vale sempre il principio del “se non sei sicuro di quello che stai per dire, non parlare”, ma se proprio ti dovessi trovare in diretta tv con l’obbligo di giustificare un tipo che ha lanciato la propria ex dal cavalcavia, evita di negare l’esistenza del femminicidio. I dati lo hanno provato: il luogo in cui le donne sono meno al sicuro è la propria casa. Non chiederti come fosse vestita, se lo abbia mai tradito o se fosse una rompiscatole. Sia perché sta sempre male sparlare dei morti, sia perché, facendolo, affermi le ragioni dell’esistenza del femminicidio: un uomo che, spaventato dal cambiamento, reagisce in modo eccessivo a normali eventi sociali, colpevolizzando la donna per il suo turbamento. L’omicidio può avere tante motivazioni; il femminicidio solo una: maschilismo.

4. Non trasformare ogni critica al maschilismo in un processo a te stesso

Se una donna parla di violenza, discriminazione o disuguaglianza, non è automaticamente interessata a conoscere la tua storia personale. Non serve precisare che tu “non sei così”, che hai una madre, due figlie e una fidanzata, né raccontare di quella volta in cui hai lavato i piatti senza essere pregato. Il problema non è stabilire se tu sia un mostro, ma capire quali comportamenti, abitudini e strutture continuano a produrre danni. Se la prima cosa che ti viene da fare è difenderti, forse hai già trovato il punto da cui cominciare.

Come non sembrare un troglodita quando parli di donne: breve guida pratica per correggere i riflessi patriarcali nella vita pubblica e privata

5. Non usare la tua ignoranza come argomento

“Non si può più dire niente” non è un’opinione: è la richiesta di continuare a dire tutto senza conseguenze. Puoi non conoscere un termine, non capire un’esperienza o scoprire solo oggi che una battuta ripetuta per vent’anni non fa ridere nessuno. In questi casi esistono strumenti rivoluzionari: ascoltare, informarsi e, soprattutto, tacere per il tempo necessario a imparare. Nessuno pretende che tu nasca già consapevole; ci si aspetta soltanto che tu non faccia della tua ignoranza una bandiera.

Punto Bonus. Non interrompere una donna per spiegarle quello che stava dicendo

Questo te lo lascio qui per gentilezza, fanne buon uso. A casa, al lavoro, al supermercato: se una donna sta parlando, prova ad aspettare che finisca. Non correggerle la pronuncia, non riformulare il suo pensiero in una versione più autorevole e soprattutto non ripetere, cinque minuti dopo, la stessa cosa che aveva già detto lei, riscuotendo applausi e annuendo soddisfatto. Non hai appena avuto un’idea: hai semplicemente aspettato che una donna te la servisse già impiattata. Il fenomeno ha molti nomi, ma nessuno di questi è “leadership”.

Per concludere questa lista di cose che dovrebbero essere scontate, chiedo a te, lettore di sesso maschile, di essere onesto con te stesso. Se hai letto fin qui, probabilmente sei uno dei buoni, ma se in questi pochi punti non hai mai trovato il tuo riflesso, rileggi da capo. È necessaria la tua consapevolezza per cambiare questo schifo di mondo, se non inizi tu, non lo farà di certo il troglodita in tv.

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