Decreto Lavoro 2026: il sì del Senato alla conversione in legge del salario giusto
Il Senato della Repubblica italiana ha approvato la conversione in legge del Decreto Lavoro 2026: salario giusto, bonus assunzioni, algoritmi dei rider e stop al precariato.
Il panorama occupazionale italiano vive una profonda trasformazione istituzionale con la definitiva conversione in legge del Decreto Lavoro 2026 (Decreto-legge n. 62/2026). Il Senato della Repubblica italiana ha siglato il via libera definitivo blindando il testo con 94 voti favorevoli, 61 contrari e 2 astenuti.
Al centro della manovra si colloca uno stanziamento complessivo che vale 934 milioni di euro, immediatamente destinati alla copertura delle norme introdotte nella fase iniziale di maggio.
Questo pacchetto rappresenta la risposta politica della maggioranza alla proposta di un salario minimo orario a 9 euro lordi sostenuta dalle opposizioni. Il legislatore, infatti, ha scelto di codificare il principio del salario giusto, delegando la definizione delle soglie economiche dignitose alla contrattazione collettiva leader.
Il nuovo parametro di riferimento è il Trattamento Economico Complessivo (TEC). Si tratta di un paniere che include la paga base e tutte le voci retributive fisse, continuative, dirette e differite, comprese le mensilità aggiuntive come la tredicesima e il welfare contrattuale.
Le organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale stabiliscono questi minimi tabellari, ai quali anche i contratti minori devono obbligatoriamente adeguarsi. Pena l’esclusione totale dei datori di lavoro dai benefici pubblici e dai bonus occupazionali.
Gli sgravi contributivi per l’occupazione stabile e i limiti per le imprese
L’architettura della legge punta in modo deciso sulla stabilizzazione dei rapporti di lavoro attraverso incentivi finanziari calibrati per favorire le categorie tradizionalmente più svantaggiate.

Fino al 31 dicembre 2026, lo Stato azzererà completamente i contributi previdenziali per l’assunzione a tempo indeterminato delle lavoratrici svantaggiate, garantendo un esonero del 100% fino a un massimo di 650 euro mensili per 24 mesi. Tale cifra salirà a 800 euro mensili per le aziende attive nella Zona Economica Speciale (ZES).
Per i giovani under 35, lo sgravio fiscale ordinario verrà fissato a 500 euro al mese. Il predetto importo aumenterà sino a 650 euro nelle regioni del Mezzogiorno e in territori specifici come Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. La medesima soglia si applicherà a tutte le altre assunzioni di disoccupati all’interno dell’area ZES.
L’accesso a queste agevolazioni è tuttavia regolato da rigidi vincoli strutturali per evitare abusi. Possono accedere ai bonus solo le imprese con un massimo di 10 dipendenti in organico, a condizione che non abbiano effettuato licenziamenti nei 6 mesi precedenti e che le nuove assunzioni determinino un incremento occupazionale netto.

In determinati contesti, l’esonero contributivo viene ridotto a una durata di 12 mesi anziché 24. Sul fronte del contrasto al precariato, la legge stanzia un esonero contributivo totale per due anni, con un tetto massimo di 500 euro mensili, per le aziende che scelgono di trasformare i rapporti di lavoro precario in contratti a tempo indeterminato per il personale non dirigenziale, limitando inoltre la durata massima dei tirocini all’interno dello stesso gruppo societario alla soglia invalicabile di un anno.
La tutela dei tempi contrattuali e il nuovo welfare familiare nel Decreto Lavoro 2026
Un elemento di forte impatto per il potere d’acquisto dei lavoratori riguarda la gestione dei tempi d’attesa per i rinnovi dei contratti collettivi scaduti. Pur salvaguardando l’autonomia delle parti sociali, la legge stabilisce un meccanismo specifico in caso di mancato accordo entro i primi 9 mesi successivi alla scadenza. Nel dettaglio, si prevede un adeguamento retributivo automatico a titolo di anticipazione forfettaria.
Tale incremento è pari al 50% dell’inflazione calcolata sull’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA). Ciò risulterà calcolato al netto dei prodotti energetici importati, e troverà applicazione esclusivamente ai contratti che scadono dopo l’entrata in vigore della legge di conversione.

Parallelamente, lo Stato incentiverà la responsabilità sociale d’impresa. A tal fine, la disciplina introduce uno sgravio contributivo fino all’1% entro il limite massimo di 50 mila euro annui per il triennio 2026-2028. Destinatari della misura saranno le aziende che investono in piani per favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia.
Modifiche rilevanti colpiscono anche la previdenza complementare. Nel dettaglio, la quota di fondo pensione che il lavoratore può scegliere di liquidare in un’unica soluzione in forma di capitale al momento del pensionamento torna al 50%. In altri termini, la soglia del 60% che era stata precedentemente introdotta con la Manovra di bilancio viene modificata.
Algoritmi trasparenti e identità digitale contro il caporalato dei rider
L’ultimo pilastro del Decreto Lavoro convertito affronta le distorsioni della gig economy e l’evoluzione tecnologica dello sfruttamento lavorativo, anticipando il recepimento delle direttive europee.

Il settore dei ciclofattorini al servizio delle grandi piattaforme di delivery costituisce l’oggetto delle tutele contro il capolarato digitale. Per garantire la tracciabilità delle prestazioni, i rider dovranno accedere alle applicazioni esclusivamente tramite sistemi di identità digitale certificata come SPID, Carta di Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS). A tal riguardo, la normativa prevede divieto assoluto di cessione o scambio delle credenziali.
I sistemi algoritmici delle multinazionali non potranno rilasciare più di un account per ogni singolo codice fiscale. Allo stesso modo, non potranno commissionare al medesimo lavoratore prestazioni temporalmente inconciliabili tra loro dal punto di vista logistico.
In caso di violazione di queste norme, l’autorità amministrativa applicherà sanzioni pecuniarie che varieranno da 1.000 a 1.500 euro per ciascun illecito riscontrato.
L’impatto legale più significativo risiede, tuttavia, nella presunzione di subordinazione. Il rapporto di lavoro viene considerato a tempo indeterminato qualora emergano elementi di fatto che colleghino l’attività del rider a poteri di direzione e controllo da parte dell’azienda. E ciò anche se l’esercizio di tali poteri avviene in modo automatizzato attraverso sistemi decisionali o di monitoraggio digitale, salvo che la piattaforma riesca a fornire prova contraria.


