Francia, fine della trasparenza: la mossa atomica di Parigi
Strategia avanzata della Francia: Macron potenzia l’arsenale nucleare e propone una deterrenza europea nel mezzo delle tensioni globali.
In un momento di forte tensione internazionale, la Francia imprime una svolta alla propria postura militare, centrata – per il momento – sulla deterrenza avanzata in ottica continentale.
Dalla base navale dell’Île Longue, cuore pulsante della forza sottomarina transalpina, Macron annuncia l’aumento delle testate nucleari francesi insieme agli alleati europei con un discorso che suona di risposta alle parole del Presidente USA, che poco più di un mese fa, al World Economic Forum di Davos, definì gli europei “molli e irriconoscibili”.
“Per essere liberi, bisogna essere temuti, e per essere temuti bisogna essere potenti” dice Macron nel suo discorso di chiusura: “alla luce delle competizioni globali e della possibilità di cooperazione tra avversari, la Francia aumenterà il proprio arsenale nucleare”.

Macron sembra rivolgersi agli Stati Uniti d’America, e marca Trump che continua a macinare una provocazione di guerra dietro l’altra. Nel momento in cui l’enorme flotta a stelle e strisce nel Golfo Persico neutralizza la guida spirituale del mondo musulmano sciita oltre che guida politica di uno dei maggiori paesi mediorientali. Macron, attorniato dalle alte sfere militari riunite a Finistère, segue i passi della tensione geopolitica globale degli ultimi tempi: “diversamente da quanto fatto in passato, non comunicheremo più di quante testate nucleari disponiamo”, altra frase da guardare con attenzione nell’ottica di competizione con il vicinissimo avversario russo, e delle svariate problematiche di conflitto sul numerosissimo palcoscenico delle colonie francesi d’oltremare.
La deterrenza avanzata della Francia in chiave globale
Con oltre tredici territori d’outre-merè, formalmente Francia a tutti gli effetti, che si dipanano su scala globale dall’Antartide australe, passando per i Caraibi, il Mar Asiatico, l´Oceano Pacifico e l’America del Sud, senza dimenticare le basi sparse per il mondo e l´influenza economica diretta su tutta l´Africa Occidentale, oltre alla strettissima alleanza con una ex colonia che si chiama Canada, trattare di deterrenza avanzata francese diventa parlare di tutto il globo terracqueo, posto che anche su Marte ci sono già delle bandierine del tricolore.
La strategia francese di difesa è infatti un elemento di calcolo imprescindibile per qualunque avversario, ma in generale per qualsivoglia paese con aspirazioni anche microscopiche. Prima potenza militare del vecchio continente – in attesa della Germania per la scala europea – la Francia possiede una flotta sia marina che aerea tra le più avanzate e imponenti del globo, con circa 500 mila militari tra effettivi e riservisti e un investimento in spese militari – a dispetto delle dichiarazioni di Trump – di 47 miliardi annui, che sono sì attorno al 2 % di PIL, ma si parla comunque del PIL di una delle economie più ricche del pianeta, con la moneta dal potere economico più alto tra tutte (USA inclusa), in proporzione neanche avvicinabile dal 98% delle economie di nessuno Stato sul pianeta.
Questo passaggio – il primo dalla Guerra Fredda – alla dottrina della “deterrenza avanzata”, che tradotto vuol dire non limitarsi più alla protezione dei confini “esagonali” ma estendersi alla vigilanza attiva sui fronti della profondità del territorio europeo, cercando di colmare i vuoti lasciati dalle incertezze transatlantiche. In altre parole, aumenta il grado di attenzione verso le attività di nemici, avversari e anche potenziali pericoli sparsi sia vicini che lontani dall’UE.
L’Europa, nodo strategico francese
Purtuttavia la geopolitica odierna dei 27 Stati membri europei, su cui è calibrata la centrata la strategia francese odierna, rimane segnata dal persistente conflitto Russo-Ucraino, con il calore del fiato del Presidente Putin sul collo dell’Unione, che non si è fatto attendere in merito all’attacco USA in Iran di questi giorni, e l’immediato rischio ricadute immediate al confine est.
L’instabilità cronica in Medio Oriente, con Israele attore sempre più deflagrante impegnato a farsi odiare per millenni dal mondo musulmano e il rischio interno sul suolo dell’esagono, per la fortissima presente multietnica, è un fattore sensibile all’Eliseo.

Questi schemi, uniti ai report europei militari che evidenziano una crescente vulnerabilità delle infrastrutture critiche e dei confini orientali dentro il nuovo orientamento di tensione mondiale, sta vedendo i principali attori globali riposizionarsi in chiave bellica, con riarmi consistenti anche delle medie e piccole su tutta la ex quarta sponda italiana e su gran parte dei paesi del Nord Africa affacciati sul Mediterraneo: in aggiunta, la nuova vulnerabilità a ritorsioni della penisola arabica con ricadute economiche importanti per gli emiri che potrebbero fare pressioni per impegni europei di varia natura.
L’unica strada percorribile: intimorire
L’obiettivo francese in Europa rimane quindi creare una coalizione di nazioni disposte a integrare le proprie forze convenzionali con le manovre strategiche di Parigi, ma la Francia non intende condividere il “codice di lancio”, potendo offrire – per forza di cose – solamente un ombrello protettivo di difesa per chi, tra i partner europei, riconosce che la libertà e la pace non possono prescindere da una credibile capacità di incidere nei teatri fuori la ristrettezza degli interessi di bottega interni dei singoli Stati in UE.
L’appaltatore americano dell’ultimo secolo sembra poter lasciare margini di intervento: in passato – dalla crisi di Suez del 1956 in poi – il despota americano nelle questioni estere è stato un partner totalizzante, mentre oggi sembra impegnato nella destabilizzazione a proprio esclusivo vantaggio, con gli attori Cina per gli Usa e Russia per l’Europa come assoluti rivali, alla finestra ad attendere un ronzio di mosca dall’altra parte del confine.
In questo contesto, la guerra ed il riarmo anche nucleare non sono più ipotesi remote ma un elemento che la Francia sembra dover cominciare a prendere in considerazione, rendendo la propria forza d’intimidazione maggiore come l’unica strada percorribile, l’ultima barriera contro l’instabilità di un ordine internazionale in frantumi.


