Fabrizio De André spiegato a chi non lo ha mai davvero ascoltato

Fabrizio De André spiegato a chi non lo ha mai davvero ascoltato

A 26 anni dalla scomparsa, Fabrizio De André resta una bussola morale e culturale. Il Faber, per chi lo comprende e non lo strumentalizza, è una voce che continua a disturbare.


Sono passati più di venticinque anni da quando Fabrizio De André ha smesso di abitare, come tutti noi, il tempo e ha iniziato a vivere nella memoria collettiva. L’11 gennaio 1999 non si è chiusa solo una carriera musicale, ma un modo radicale di osservare il mondo, di raccontarlo senza neanche troppa indulgenza. Anzi. De André non è mai stato soltanto un cantautore, termine-etichetta che ormai affibbiamo quasi con troppa facilità. È stato un interprete profondo delle contraddizioni umane.

La sua opera ha dato voce a chi non ne aveva, trasformando emarginati, prostitute, carcerati, disertori e perdenti in protagonisti degni di attenzione. Nei suoi testi non si perde tempo col pietismo, ma si vive una compassione sempre autentica. Raccontare una strada degradata come Via del Campo o una figura scandalosa come Bocca di Rosa, sempre sfoggiando il “bestiario” italiano tra le righe, significava ribaltare la morale dominante, smascherarne le ipocrisie e restituire dignità a chi veniva escluso.

Fabrizio De André spiegato a chi non lo ha mai davvero ascoltato

De André ha parlato di morte e di vita senza separarle, com’è giusto e onesto che sia, di amore come ferita e come salvezza, di guerra come fallimento collettivo, di politica come terreno inevitabile per l’abuso di potere. Temi che attraversano generazioni e che oggi risultano persino più attuali, in un’epoca che continua a produrre nuovi esclusi. Dalla vita sociale, dalla considerazione sociale. Anche se per molti, nel Bel Paese, coloro che lamentano (anche a suon di proteste) delusione, esclusione e discriminazione appaiono solo come dei bimbi capricciosi.

La formazione culturale del Faber era vasta. Questo, probabilmente, il vero ingrediente per essere cantautore. De André, d’altronde, ha rielaborato poeti, chansonniers e testi sacri, filtrandoli attraverso una sensibilità profondamente laica. Un “anarchismo” mai urlato, più etico che ideologico, fondato sulla libertà individuale e sul rifiuto dell’autorità cieca.

Fabrizio De André spiegato a chi non lo ha mai davvero ascoltato

Anche nelle esperienze più dolorose della sua vita, come il sequestro in Sardegna, De André ha scelto la comprensione al posto dell’odio, trasformando il trauma in una riflessione sull’uomo e sul territorio. L’Anonima sequestri, l’organizzazione criminale che rapì lui e la compagna Dori Ghezzi nel 1979, mise in atto un sequestro di ben 117 giorni durante il quale i due ostaggi subirono condizioni durissime, incappucciati, incatenati, a volte costretti a dormire all’aperto. Anche qui, la musica (Hotel Supramonte) trovò la via di raccontare la vita, quella vita.

Oggi le sue canzoni continuano a circolare come strumenti di resistenza culturale. Non chiedono di essere celebrate, ma ascoltate. Parlano a chi si sente fuori posto, a chi non trova risposte semplici, a chi diffida delle verità comode. Ed ecco che recentemente sono fiorite le cosiddette “cantate anarchiche”, omaggi collettivi a Fabrizio De André con un calendario sempre un po’ sparso tra piazze, piazzette e spirito comunitario, sempre con partecipazione gratuita. Normalmente i partecipanti sono invitati a portare strumenti acustici e tanta voglia di cantare. Tra le cantate anarchiche da segnalare questa sera, ci sono:

  • Milano, con una Cantata anarchica collettiva in Piazza del Duomo, dalle ore 20:00 in poi;
  • Napoli, con la sesta edizione del ritrovo in Piazza del Plebiscito dalle ore 20:00 circa (in caso di pioggia alla Galleria Umberto I);
  • Genova (ovviamente) con una Cantata anarchica in Piazza Matteotti dalle ore 20:30;
  • Verona, in Piazza Brà dalle ore 20:30;
  • Palermo, alla Basilica di San Francesco d’Assisi (piazza San Francesco) dalle ore 20:00;
  • Cagliari, in Piazza San Domenico dalle ore 19:00.

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