La crisi della Repubblica democratica del Congo e le colpe dell’Occidente
La Repubblica Democratica del Congo è inghiottita da un genocidio che va avanti da trent’anni e che ha radici ancora più profonde. Per comprendere meglio le dinamiche decisamente complesse, è importante partire dalle fondamenta, punto per punto, conoscendone le responsabilità occidentali e gli effetti disumani insieme ai suoi protagonisti che hanno portato alla critica situazione odierna che si consuma, giorno dopo giorno, senza che nessuno ne parli mai.
La Repubblica Democratica del Congo confina con altri nove Stati ma solo due di essi hanno un’alta rilevanza all’interno dello sviluppo dell’attuale crisi nella RDC.
Il Ruanda (RW) è lo Stato più coinvolto; infatti, sostiene l’M23 ossia il Movimento del 23 Marzo. Si tratta di un gruppo ribelle attivo nella RDC, in particolare nella provincia di Nord Kivu e il cui capoluogo è la città di Goma. Il gruppo ribelle M23 prende questo nome dagli accordi di pace del 23 marzo 2009, accordi che, secondo i ribelli, non sono stati rispettati dal governo congolese.
L’Uganda (UG) ha interessi nei riguardi delle risorse minerarie che si trovano nel territorio della RDC. Entrambi gli Stati hanno un forte sostegno ipocrita da parte di numerosi paesi occidentali ed europei.
Questi territori sono stati protagonisti di ben due conflitti, la Prima Guerra del Congo (1996-1997) e la Seconda Guerra del Congo (1998-2003); quest’ultima è una delle più lunghe e sanguinose dell’Africa, con milioni di morti. È importante specificare che la Prima Guerra del Congo è stata anticipata dal genocidio del 1994 in Ruanda, alla fine della quale la RDG ha accolto e ospitato i responsabili del genocidio, favorendo l’origine della proliferazione di gruppi armati.
Le responsabilità dei Paesi Occidentali e il brutale colonialismo
Il primo paese occidentale nonché europeo da cui partire, è sicuramente il Belgio, ironicamente luogo della sede centrale dell’Unione Europea. Esso detiene difatti un ruolo storico con la RDC, già dal 19esimo secolo, quando il re Leopoldo II ottenne questa colonia a titolo personale.
Una volta ottenuto il controllo, re Leopoldo II trasformò il Congo in un gigantesco sistema di sfruttamento di esseri umani e animali, concentrandosi sull’avorio ed il caucciù, utile alla produzione di pneumatici. Si stima che morirono ben 10 milioni di congolesi tra il 1885 e il 1908, vale a dire il 50% della popolazione di quel tempo. A seguito dell’indipendenza ottenuta solo nel 1960, il Belgio sostenne il colpo di Stato che portò al potere Mobutu Sese Seko, favorendo una dittatura che destabilizzò il paese per oltre 30 anni. Ancora oggi, il Belgio mantiene le redini del settore minerario.

Anche gli USA possiedono un ruolo chiave nella crisi odierna della RDC. Durante la Guerra Fredda, gli USA sostennero Mobutu per contrastare l’influenza sovietica in Africa e mantenere il Congo nella loro sfera di influenza. Attualmente, le multinazionali americane dipendono fortemente dalle risorse minerarie della RDC, soprattutto coltan e cobalto, fondamentali per l’elettronica e le auto elettriche.
Altri paesi in combutta contro la RDC sono il Regno Unito, la Francia, il Canada e l’Unione Europea in generale. Ciascuno ha in comune il sostegno nei confronti del Ruanda – che ricordiamo essere lo Stato africano più coinvolto nell’attuale crisi della RDC -, e diverse aziende controllano il commercio illegale di minerali dalla RDC.
Inoltre, nel 2022, il governo britannico sotto la leadership di Boris Johnson, ha siglato un accordo con il Ruanda facendo gestire a quest’ultimo gli approdi dei migranti che attraversano la Manica. C’è qualcosa di cui stupirsi? Vogliamo la loro terra ma non le loro vite, si sa.
L’attuale scenario e i bambini soldato
In modo assolutamente paradossale, sono proprio le Nazioni Unite e la Francia che condannano quanto sta accadendo in questo momento nella Repubblica Democratica del Congo. L’M23, infatti, sta conquistando rapidamente le province principali della RDC e secondo i dati ONU, da gennaio 2025 ad oggi, sono già state uccise 7.000 persone e lasciato 450.000 persone senza riparo. Finora, il capoluogo di Nord Kivu, Goma, è stato occupato dai ribelli, stessa cosa vale per Bukavu, capoluogo di Sud Kivu. Le occupazioni hanno esacerbato la crisi umanitaria nella regione, con milioni di persone sfollate e gravi carenze di beni di prima necessità, per non parlare del conseguente assalto agli ospedali che sono impossibilitati a trasferire pazienti e a ricevere donazioni di sangue per le trasfusioni.
In riferimento alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU), molto di quanto scritto viene continuamente calpestato. Ciò che colpisce maggiormente è la tragedia legata ai bambini-soldato, ossia minori che vengono arruolati attraverso la coercizione o la manipolazione. Molti di loro sono costretti a combattere in operazioni militari oppure ancora, vengono utilizzati come spie, cuochi, portatori o schiavi sessuali.
Il dramma della Repubblica Democratica del Congo è il prodotto di una somma tra colonialismo, interessi geopolitici e sfruttamento di risorse naturali, nonché di un silenzio complice che lascia la popolazione congolese a lottare da sola. Le potenze occidentali esprimono un disappunto formale e nel mentre sostengono regimi oppressivi e architettano traffici illegali. È ancora una volta palese, quanto la politica internazionale sia attenta al capitale supremo, piuttosto che alla dignità umana. I responsabili restano impuniti e ci accontentiamo di dichiarazioni prive di azioni. Come sempre.

Vignetta di Giuseppe Castiglione


