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Clifford Geertz e l’antropologia interpretativa

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L’antropologo Clifford Geertz e la cosiddetta “antropologia interpretativa”, basata sulla simbolicità e sui significati dell’esperienza umana.


Sentiamo continuamente che il nostro è un mondo globalizzato,in cui le distanze rimangono prettamente fisiche e in cui si procede verso un’unificazione di costumi e stili di vita. Un mondo dove i social media ci aiutano a colmare le distanze e dove le comunicazioni avvengono in modo istantaneo. 

Per non perdersi in una narrazione che metta sempre al centro il modo in cui le nostre società e vite si stiano globalizzando, è sicuramente utile menzionare come ancora oggi il mondo sia estremamente diversificato in termini di culture.

La disciplina che più di ogni altra ha promosso la cultura come oggetto di studio scientifico è l’antropologia culturale. Secondo l’enciclopedia online Britannica, l’antropologia culturale è «un’importante divisione dell’antropologia che si occupa dello studio della cultura in tutti i suoi aspetti e che utilizza i metodi, i concetti e i dati dell’archeologia, dell’etnografia e dell’etnologia, del folklore e della linguistica nelle sue descrizioni e analisi dei diversi popoli del mondo». La disciplina ci aiuta quindi a comprendere e conoscere i maggiori blocchi culturali esistenti ed alcuni conflitti etnico-religiosi da cui il mondo attuale è ancora costellato.

Ai fini della nostra narrazione vogliamo porre la nostra attenzione su Clifford Geertz, un antropologo culturale molto influente che ha sviluppato, tramite il lavoro sul campo e le relazioni sociali che con questo ne conseguirono, un approccio positivo e concettuale dello studio della cultura.

Clifford Geertz e “Interpretazioni di culture”

Clifford Geertz nasce il 23 agosto del 1926. È stato un eminente retore e fautore dell’antropologia simbolica ed interpretativa, che pone al centro della sua analisi i simboli. Secondo Geertz i simboli guidano l’azione e di conseguenza la cultura viene indicata come «un sistema di concezioni ereditate espresse in forme simboliche mediante le quali gli uomini comunicano, perpetuano e sviluppano la loro conoscenza e atteggiamenti verso la vita». 

«Cerca la complessità e dalle un ordine». A partire da questa citazione del filosofo britannico Alfred North Whitehead, in riferimento alle scienze sociali, Geertz sviluppa l’analisi del concetto di cultura. Per rendere questa definizione più comprensibile dobbiamo pensare a questo sistema di cultura come ad un insieme di simboli e di significati; ad ogni simbolo corrisponde un significato preciso e ogni società, o più comunemente ogni persona, vi associa un interpretazione. Questi sistemi culturali possono essere trattati come dei testi; il ruolo degli antropologi è quindi quello di ricostruire sui diversi livelli di interpretazione il testo della cultura così da poterli analizzare e comprendere.

Geertz è conosciuto per il suo grande lavoro sul campo, che l’ha portato a sviluppare numerose teorie. Il suo scritto più importante, “Interpretazioni di culture” (1973) presenta e analizza il concetto di cultura sotto vari fenomeni. Tra questi vi è una delle sue tesi più famose: il fenomeno sociale del combattimento dei galli a Bali

Durante la sua permanenza a Bali, per stabilire un contatto con gli abitanti, Geertz decise di recarsi insieme alla moglie ad uno di questi combattimenti. Nel testo, ci informa che i galli vengono allevati numerosi in quasi tutte le famiglie che possono permetterselo. Ma questi galli non sono propriamente animali domestici bensì galli da combattimento; vengono nutriti per diventare forti e vengono educati all’aggressività. Gli incontri avvengono all’interno del Tempio Pura Desa di Ubud, e sono autorizzati poiché organizzati per finalità spirituali, come sacrificio di purificazione offerto agli Dei.

Gli animali vengono istigati dal proprio “padrone”, che gli tira con forza le piume del collo, una lama lunga una decina di centimetri è fissata con dello spago colorato a una delle zampe così da provocare la morte dell’avversario. Uno spettacolo crudo e spietato incitato dal pubblico che scommette tra loro.


Attaccamento di un coltello da combattimento alla gamba di un gallo a Bali
Il significato del combattimento dei galli a Bali

Lo studioso, analizzando questo fenomeno, riscontra molti più aspetti interessanti di quanti se ne possano immaginare; primo fra tutti l’identificazione psicologica e simbolica degli uomini con il proprio gallo, il quale viene considerato come il genitale maschile. Nella lingua balinese infatti, il termine “Sabung” (gallo) viene usato in senso metaforico e rappresenta l’eroe; le qualità maschili sono continuamente filtrate attraverso comparazioni incentrate sui galli. Oltre al significato virile, i galli sono anche considerati un’espressione simbolica di ciò che rappresenta l’esatto contrario della condizione umana: l’animalità alla quale è collegata un’altra dimensione simbolica della cultura balinese, il potere ultraterreno. 

Il combattimento assume quindi un significato molto profondo; è un rito in cui bene e male, animale e umano, terreno e spirituale si fondono in un combattimento cruento e si mettono in palio non solo soldi, che pur rappresentano un simbolo di importanza morale, ma anche onore, rispetto e stima tra singoli, tra famiglie e tra classi sociali. 

Altra caratteristica interessante è la durata degli incontri; velocissimi e in cui non c’è praticamente nulla da vedere. Venivano organizzati due o tre volte alla settimana e in un certo senso potevano essere considerati come degli eventi accessori.

Il combattimento: gioia, rabbia, eccitazione.

La conclusione cui giunse Geertz fu che questi combattimenti anziché essere avvenimenti frivoli, erano in realtà molto vicini al cuore degli interessi principali dei balinesi. Questo non perché lo status venga determinato dai combattimenti dei galli, ma perché in questa occasione esso viene messo in risalto e drammatizzato. Per la ricchezza e l’eterogeneità delle emozioni che offrono, dalla gioia al dolore, dalla rabbia all’eccitazione, questi combattimenti vengono considerati dai balinesi come le fasi fondamentali per l’educazione emozionale e per la consapevolezza della propria sensibilità.

Il giorno dopo il combattimento Geertz scoprì che l’intero villaggio si era aperto verso di lui, essendo diventato il centro dell’attenzione e della cordialità della comunità. Questo esempio è da lui citato a conferma dell’importanza di essere accettati.

Nello studio presentato nel libro lo studioso ci aiuta a comprendere e conoscere un mondo diverso dal nostro,  in cui gli status sociali vengono determinati dallo scontro umano e animale. Gruppi parentali, individui, caste, classi privilegiate competono tra loro e ai nostri occhi tutto questo può essere visto come crudele, assurdo e da non imitare. «Molto di Bali affiora in un ring per galli. Perchè solo apparentemente vi combattono dei galli; in realtà sono uomini.» 


Foto in copertina di Collectie Stichting Nationaal Museum van Wereldculturen

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Stefania Sciacca

Redattrice per Orizzonti. “Nessuna paura che mi calpestino. Calpestata, l’erba diventa un sentiero.”

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