L’ombra del nuovo sulla Siria: la ribellione è riuscita?
La ribellione in Siria ha buttato giù il decennale regime della famiglia Assad. Ma adesso cosa succederà nel territorio?
Il Medio Oriente non sembra conoscere tregue. Dopo tutta l’instabilità militare dovuta alla situazione israeliana, adesso anche la Siria si trova a fronteggiare un nuovo ordine. Dopo gli anni lunghi del regime della famiglia Assad, l’ultimo sovrano ha abbandonato Damasco ed è volato in Russia qualche giorno fa, costretto a fuggire dai ribelli del gruppo Hayat Tahrir al-Sham (HTS).
Quella che all’apparenza sembrava una azione molto immediata, dopo anni di stallo apparentemente culminati in una vittoria del governo, ha invece dei retroscena di preparazione non indifferenti; un lavoro durato anni, ma finalizzato solo a partire dall’ultimo periodo. In questo tempo, i ribelli hanno cercato di raggiungere accordi con, o sottomettere, altri gruppi contro il regime di Assad.
L’appoggio turco aveva permesso alla ribellione di riuscire a difendere la propria esistenza e il proprio territorio contro Bashar al-Assad, sostenuto da Russia e Iran. Abu Mohammed al-Jolani, guida dei miliziani islamisti del gruppo HTS, è riuscito poi a riunire tante diverse frange di potere all’interno delle forze ribelli, come gli affiliati di al-Qaida Hurras al-Din, che rigettavano la visione più pragmatica dell’Islam presa da Jolani.

La preparazione, come già evidenziato, è stata effettivamente impressionante; studio delle strategie militari migliori da usare contro il regime di Bashar al-Assad, addestramento militare di tutti i ribelli in maniera uniforme fino a diventare una vera e propria forza militare, scissione di tutti i rapporti con al-Qaida per apparire più moderati.
Lo sforzo dietro questo colpo di stato è stato davvero notevole, e i governi del mondo (tranne Russia e Stati Uniti, al momento), sembra avere intenzione di riconoscere il nuovo governo di transizione come legittimo, come dimostrato dal Regno Unito che sembra voler rescindere velocemente lo status di gruppo terroristico finora detenuto da HTS.
Ma come si è riusciti a ottenere un risultato così veloce, che ha effettivamente sorpreso tutti gli attori mondiali? Il timing non è una coincidenza; Assad ha sempre avuto la protezione di Russia e Iran, i suoi due alleati più stretti. La Russia, tuttavia, sta ritirando le proprie forze da tutte le zone precedentemente occupate per via del conflitto con l’Ucraina; l’Iran, invece, si trova stretto in un braccio di ferro con Israele, e il crollo di Hezbollah, la principale fonte di supporto iraniano al regime siriano, è stato fatale per il suo equilibrio.
Studiando bene la situazione, inoltre, si può notare la mano di un altro grande attore nella zona: la Turchia di Erdogan, grande alleata dei ribelli siriani, ha aiutato molto la resistenza al regime, riuscendo a ottenere un supporto all’interno del paese che ospita anche l’altro grande nemico dei turchi, ovvero i curdi. Le forze curde, al momento, si trovano nel nord della Siria, al confine con la Turchia, e la loro posizione è in effetti molto pericolante ora, specie considerando il supporto al nuovo governo e quello che potrebbe portare.
Cosa succederà adesso? La notizia che le forze militari di Jolani hanno intenzione di guidare una transizione governativa che porterà a nuove elezioni sembra aver rincuorato paesi come la Francia e l’Italia, la prima ad aver riaperto l’ambasciata a Damasco in supporto del nuovo governo. Nonostante il parere di alcuni, che ritengono che HTS sia ancora un gruppo piuttosto restio al cambiamento e quindi contrario alle minoranze politiche e religiose, sembra invece che tra gli alleati potrebbero risultare anche i cristiani della Siria; le mosse della ribellione, infatti, hanno finora risparmiato questi piccoli gruppi, con fonti video che avrebbero mostrato Jolani prendere le difese di una cittadina cristiana a sud di Aleppo.
Non è tutto positivo all’interno della Siria, però; al momento la situazione economica dello stato è ai limiti del disastroso, tra le sanzioni esterne al regime di Assad e gli anni di guerra civile pieni di bombardamenti alle città ribelli tramite le forze militari principali siriane e gli alleati russi. Va anche ricordato, inoltre, che gli strascichi della dittatura potrebbero protrarsi per anni, tra fedelissimi del regime ancora nei palazzi del potere e la potenziale difficoltà di reintegro delle forze armate regolari a fianco dei ribelli. Non rimane che aspettare e scoprire quali saranno i prossimi sviluppi, a livello locale e internazionale.


