Direttiva “Case Green”, cosa prevede e quali sono i suoi obiettivi

Direttiva “Case Green”, cosa prevede e quali sono i suoi obiettivi

Lo scorso 8 maggio è stata pubblicata in GUUE la nuova direttiva sulle c.d. “case green”. L’obiettivo è quello della completa decarbonizzazione entro il 2050.


La nuova direttiva UE, la n. 2024/1275, approvata dal Parlamento europeo lo scorso 12 aprile e pubblicata in Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea il successivo 8 maggio, è ufficialmente entrata in vigore. Gli Stati membri hanno, quindi, oggi due anni di tempo per darvi esecuzione.

La nuova normativa, che regola la materia delle cosiddette “case green”, sostituisce la direttiva 2010/31/UE la quale, insieme alla meno risalente direttiva 2012/27/EU, disciplinava in precedenza la materia dell’efficientamento energetico in vista di una progressiva riduzione delle emissioni di gas serra. 

Tali misure si inseriscono all’interno del più ampio quadro delle iniziative promosse dall’UE al fine di contrastare il cambiamento climatico. L’obiettivo che l’Unione si prefigge con questo ultimo intervento normativo, nello specifico, è quello di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ma cosa si intende per neutralità climatica? In sostanza, con tale locuzione si indica lo stato in cui le emissioni di gas serra prodotte e quelle rimosse si equivalgono. 

La direttiva, quindi, prevede una serie di obblighi da rispettare per ridurre al minimo le emissioni prodotte dagli edifici pubblici e privati, non occupandosi invece specificatamente delle modalità di smaltimento delle emissioni già presenti nell’aria, al fine di raggiungere l’obiettivo del “net-zero carbon”. Tale intervento si è reso necessario perché, secondo quanto riportato dal sito ufficiale della Commissione europea, oltre ⅓ delle emissioni di gas serra all’interno del territorio dell’UE provengono proprio dagli edifici e sono connesse alla loro scarsa efficienza energetica.

Direttiva “Case Green”, cosa prevede

Da qui anche la denominazione con cui ci si riferisce alla direttiva, la quale in realtà porta il nome di Energy Performance of Buildings Directive. Le “case green” sono infatti edifici che, rispondendo a specifici standard di efficienza energetica, producono una quantità di emissioni quasi pari a zero. Si fa riferimento a quelli costruiti in maniera tale, da un lato, da ridurre al minimo il fabbisogno energetico e, dall’altro, che l’energia necessaria provenga da fonti rinnovabili. 

La normativa fissa una serie di obiettivi intermedi da realizzare nel corso dei prossimi anni in vista del progressivo raggiungimento della neutralità climatica. Viene a tal fine operata, nel corpo della stessa, una distinzione tra edifici pubblici e non residenziali ed edifici residenziali e tra fabbricati di nuova costruzione e quelli già esistenti. Essi dovranno tutti adeguarsi agli standard imposti dalla direttiva, ma entro scadenze differenziate.

Direttiva “Case Green”, cosa prevede

Per quanto riguarda gli edifici di nuova costruzione, l’articolo 7 della direttiva obbliga gli Stati membri a fare in modo che questi vengano costruiti ad emissioni zero, a partire dall’1 gennaio 2028 nel caso di edifici pubblici e a decorrere dall’1 gennaio 2030 per tutti gli edifici, quindi anche quelli privati.

E ancora, gli Stati membri dovranno adoperarsi affinché gli edifici non residenziali raggiungano entro determinate date dei requisiti minimi di prestazione energetica dagli stessi fissati. In particolare, questi dovranno essere soddisfatti da almeno il 16% degli edifici (pubblici) entro il 2030 e dal 26% entro il 2033. Con specifico riferimento poi agli edifici residenziali, la direttiva prevede che il consumo medio di energia all’interno dell’intero parco immobiliare diminuisca del 16% rispetto al 2020 entro il 2030, del 20-22% entro il 2035 e così progressivamente a scadenza quinquennale.

Le modalità attuative di tali obiettivi saranno definite dai singoli Stati, i quali entro il 31 dicembre 2025 dovranno presentare un piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. Questi piani non solo delineeranno, in maniera dettagliata, quali edifici necessitano di interventi e in che misura, ma anche i metodi specifici per raggiungere tali obiettivi, che potrebbero includere l’installazione di nuovi sistemi di isolamento termico e la sostituzione degli infissi. Solo dopo questa fase sarà possibile stimare i costi complessivi dell’operazione per il singolo cittadino. 

Sempre agli Stati è affidato il compito di stabilire le sanzioni da applicare nei casi di mancato adempimento degli obblighi che verranno imposti dal legislatore nazionale in attuazione della direttiva stessa. Restano, inoltre, da definire eventuali erogazioni pubbliche che potrebbero essere destinate al fine di finanziare i lavori da effettuare per l’efficientamento energetico, in maniera tale da fornire un concreto aiuto economico ai cittadini che dovranno sostenere le spese di ristrutturazione degli edifici.

È altresì importante sottolineare, in ultimo, che gli Stati avranno la facoltà di escludere alcune categorie di edifici dalla portata della direttiva, come ad esempio i luoghi di culto e gli edifici storici. Questa disposizione assume particolare rilevanza per il nostro Paese, stante l’elevato numero di edifici antichi e palazzi storici presenti sul territorio.

In conclusione, la nuova direttiva, che si prefigge obiettivi più ambiziosi rispetto a quelli prefissati dal quadro normativo precedente, impone agli Stati, come ai singoli cittadini, uno sforzo comune per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica entro la data del 2050.

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